Citazione

“Ciò che è realmente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non sia affatto preparato a questo radicale mutamento del mondo. Di gran lunga più inquietante è che non siamo ancora capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto adeguato con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca.” (Heidegger)
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venerdì 26 settembre 2014

Leggi Pro Anoressia e inutilità della censura

Con l'approssimarsi dell'estate scorsa i siti web pro-anoressia sono tornati a far notizia per l'interesse di una (in realtà ennesima) proposta di legge.
Leggo da tempo diverse notizie in proposito e dopo che si sono espressi un po' tutti, desidero esporre la mia opinione, sicuro che sarà una valutazione inutile e fin troppo sintetizzata.
Perché farlo quindi? Per varie ragioni e perché in Italia, con il prof. Umberto Nizzoli, vanto il primato della scoperta del fenomeno pro-ana e una certa esperienza data dal lungo tempo dedicato al suo studio - pubblicai i primi datigià nel 2004, tramite PERSONALITA'/DIPENDENZE della Mucchi Editore.

La Proposta di legge: MARZANO (..) "Introduzione dell'articolo 580-bis del codice penale, concernente il reato di istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare" è un testo interessante, ma discutibile. Riconosco come la mancanza di studi non agevoli chi vuole intervenire sulla questione. Come ha già avuto modo di dire Nizzoli (già direttore PASM dell'AUSL di Reggio Emilia) conversando con una giornalista dell'Espresso, i dati emersi dalla nostra ricerca sono tutt'altro che aggiornati, ma restano pur sempre gli unici approfonditi e sempre gli stessi a essere utilizzati.

Riconoscendone inoltre la complessità e i molti ambiti con cui il fenomeno interagisce, voglio provare a esporre brevemente il perché ritengo inefficaci e dannose queste proposte di legge.

Partiamo da una semplificazione: se anoressia, bulimia e altri DCA fossero patologie "contagiose", ovvero causate dalla vicinanza o dall'incentivo di altre persone affette, non discuteremmo più di patologie gravissime che creano sofferenza a migliaia di persone. Basterebbe recidere e isolare il problema, ma purtroppo o per fortuna le cose non stanno così.
Bisogna quindi acquisire che non è principalmente un comportamento di emulazione a causarne l'insorgenza, bensì la presenza di una personalità già sofferente, inserita in un contesto di vita disagiato, con "condizioni psico-sociali predisponenti". Insomma, se si vuole comprendere questa malattia si deve cancellare l'idea che diventi anoressica una ragazza “che vuole fare la modella”. I motivi sono altri e molto più complessi. Se d'altro canto non lo si vuole comprendere, ci si occupi di altre cose prima di commettere gravi errori.

Inoltre, a monte delle analisi sul fenomeno web pro anoressia, posso affermare che l' inutilità dell’azione penale ricade in due diversi ambiti: uno di concreta attuazione, cioè di efficacia, e un altro di tipo psicologico, cioè una involontaria incentivazione all'appartenenza a questi gruppi.

Esperienza diretta: una delle cose che notai già undici anni fa, all’epoca della ricerca, fu la velocità di nascita, morte e rigenerazione di questi luoghi virtuali, fossero essi siti pubblici o forum privati o altre forme ben nascoste. Molti ne interpretavano la veloce morte nell'intervento di organi esterni di polizia. In realtà il problema era meramente tecnico: spesso i siti scontravano involontariamente con regole del portale ospitante e, a seguito di controlli automatici, venivano chiusi e riaperti altrove, con velocità e con maggiore difficoltà di reperimento. Inoltre il web rende molto facile l'anonimato, producendo difficoltà enormi nel comprendere chi attivava un sito pro anoressia.
Pertanto sono convinto che nell'era di internet, ove i server intersecano giurisdizioni diversissime, l'idea di censurare e risalire agli autori di questi siti web sia impraticabile.

E veniamo alla questione psicologica. Dal mio studio ho potuto comprendere come questi luoghi rispondano a diversi bisogni di chi vi aderisce, tra i quali il bisogno di sentirsi accettati anche nella patologia e il bisogno di infrangere il proibito, comportamento tipico delle fasi adolescenziali.
Quindi, se da un lato questi siti web sono una miniera d'oro per studiosi e professionisti del settore - per comprendere e meglio rivedere i loro approcci terapeutici - dall'altro attirano un'utenza affascinata dalla segretezza e dall'infrazione delle regole.
Ho anche potuto apprendere come una fascia di chi non si rivolge alle cure specialistiche trovasse nei pro ana un luogo di sfogo, dove dominare sociopatie o solitudini angoscianti. Questo non per legittimare il fenomeno, tutt'altro, ma per far notare come l'eliminazione di questi spazi possa causare danni maggiori di quelli che si spera di risolvere: dichiararli ILLEGALI non farebbe altro che renderne più appetibile l'appartenenza. Spesso si tratta di gruppi con senso di appartenenza, sia virtuale che reale, essendo pratica comune adottare simboli e comportamenti di riconoscimento, tra i membri, nel mondo reale.

In conclusione ritengo che un'azione di tipo penale non sia in grado di prevenire o intervenire sul fenomeno pro anoressia. Dovrebbero invece esserci interventi mirati e preventivi capaci di offrire ai potenziali partecipanti alternative e percorsi più idonei che favoriscano "diversi e più salubri contesti di ritrovo". Affrontare un "sintomo" (addirittura così evoluto ed elaborato) di una patologia senza averlo adeguatamente analizzato, può causare gravi danni. Pertanto, finché non si interverrà su questo nuovo sviluppo (se di nuovo sviluppo si può parlare) con studi e interventi sociali e psicologici mirati, non si potrà ottenere nulla di positivo, né tantomeno fermare l'espansione e l'ulteriore evoluzione di questa espressione della sofferenza.


Agostino Giovannini

venerdì 30 gennaio 2009

PRO ANORESSIA: l’espressione del disagio nella società "evoluta"

UNA MIA LETTERA SINTETICA A DIFFERENTI SITI E GIORNALI

“Change your style again” suona una canzone che sento ora nel mio pc.. sintesi del fenomeno Pro Ana, metafora della ribellione ed evoluzione della sofferenza, psicologica, in un mondo in costante trasformazione.

Osservo il fenomeno sullo schermo del pc e tra i dati delle mie ricerche, come una mutazione dei sintomi stessi dei Disturbi del Comportamento Alimentare; nella logica in cui un sintomo è il risultato della collocazione storico-geografica e delle condizioni sociali cui le persone sono collocate.

Così, a decenni dalla classificazione di Anoressia e Bulimia, non ci dovrebbe stupire assistere a un mutamento che rischia di vanificare molte (apparenti) certezze, sociali e cliniche. Ritengo, infatti, che il primo motivo dell’esordio del Pro Ana, sia seguito all’intolleranza, preconcettuale, che parte della società dimostra nei confronti di queste patologie, di cui tantissimo si parla ma di cui si sa sempre molto poco!

Il Pro Ana si sviluppa come un gruppo dei pari (deviante) dove Anoressia, anacronizzata in ANA, non è uno stigma ma un obiettivo, uno stile di vita. Al rischio della vita stessa e associato a costanti sofferenti, tende a non etichettare “malate”; invero si sorreggono nel proseguire e nell’incentivare la “malattia” con ambivalenza, di cui nascondono le enormi sofferenze e enfatizzano gli apparenti benefici. Ciò nonostante, lo stigma sociale si riflette anche nel fenomeno, dove fuggono dal disagio originario, per nascondersi tra foto-traguardo di modelle scheletriche e persone in condizioni psico-fisiche devastate.

Una comunità chiusa e selettiva, anche tiranneggiante sulla sofferenza, il Pro Ana è ormai dilagato senza alcun controllo; bensì alimentato da interventi palliativi e totalmente inefficaci, quali la censura, che ne hanno reso la partecipazione, e l’aumento dell’ingegno a nascondersi, molto appetibile, e un fattore difficilmente prevedibile delle sue conseguenze. Come un virus è stato lasciato a se stesso, a spese di chi ne soffre..

Se il fenomeno non è pericoloso per tutti, lo è moltissimo per chi vive già sofferenza psicologica, che avvicinandosi a questo mondo “privé” può orientare a queste patologie, destinate a peggiorare in ogni aspetto, sinché la Società non le affronterà nella sua realtà, senza preconcetti e timori di colpevolizzazioni.

Il Pro Ana nasce molto pericoloso, ma oggi, a cinque anni dalla mia scoperta del fenomeno Europeo, nulla si è fatto. Il Pro Ana concentra in se stesso pericoli incalcolabili per adolescenti e persone già in uno stato di sofferenza.

venerdì 11 aprile 2008

Pro Anoressia: riflessioni sull’inconsapevolezza presente e futura

Dr. Agostino Giovannini

Sono passati anni da quando fui scopritore, in Italia, del fenomeno web Pro Anoressia; eppure quando se ne parla ci troviamo ancora di fronte ad un muro di inconsapevolezza. Nel 2004, epoca in cui svolsi la prima ricerca scientifica italiana sul fenomeno Pro Ana, con la collaborazione del Prof U.Nizzoli, all’Az.Usl di Reggio Emilia (Pro Ana e Ricerca AUSL - anno nel quale in periodico specialistico Personalità/Dipendenze della Mucchi Editore decantò la pubblicazione del primo articolo, scientifico, sull’argomento) il fenomeno ebbe un rilevante scalpore mediatico, dalle Tv ai giornali, alle radio al Web, il fenomeno dilagò come materiale di “curiosità”, ovunque. Ricordo con compiacimento come per lungo tempo, sui motori di ricerca principali, potevo vantare prime pagine interamente composte dai link dei miei articoli (web) sull’argomento, capofila di moltissimi altri non miei – la mia scelta di scrivere principalmente sul web è derivata proprio dal territorio oggetto delle indagini. Se ne parlò molto, e nel 2006 fu promulgato il fascicolo, finale, con i dati emersi dalle nostre ricerche; la prima e ad oggi l’unica approfondita.

Avvenne ancora un breve interesse mediatico, poi l’interesse terminò per riproporsi qualche mese prima dell’estate e ri-terminare, in poco tempo.Ancora oggi, molti studenti laureandi mi contattano chiedendomi informazioni, per tesi di laurea, su un fenomeno che, mi dicono, hanno scoperto poche settimane prima.. La nostra condizione politico-sanitaria non ha certamente contribuito al progredire degli studi scientifici sull’argomento, la mancanza di fondi economici ha sicuramente imposto scelte dolorose e forse obbligate, ma di fatto il Pro Ana non è rimasto a guardare impassibile!
(vd. Anoressia e Pro Anoressia)

Il mio primo contatto fu di shock; ma lentamente, l’analisi ACRITICA del fenomeno rilevò elementi molto più profondi, elementi che non potevano essere curati con una chirurgia dei comportamenti devianti (censura), ne compresi in pochi giorni di indagine. Più ottenevo comprensione del fenomeno, più ero portato a vederne i lati (paradossalmente) non del tutto negativi: sia però ben chiaro (!) che per me il Pro Anoressia non è un fenomeno positivo e salutare, tutt’altro, ma è un’evidente espressione ed un grido gruppale di aiuto, nuovo, una richiesta implicita di un aggiornamento, sociale e dei servizi, che non dovrebbe essere ignorata a questo livello. E proprio su questo punto, l’informazione, l’attenzione, l’aggiornamento dei servizi e dell’offerta terapeutica ad un utenza che cambia con una spaventosa velocità, è stata la più importante conclusione tratta dal tavolo di riflessione che, condotto da me e il prof. U.Nizzoli, ha fornito la multi-disciplinarità alla valutazione dei risultati.

Pur senza fondi, con l’aiuto prezioso di Nizzoli, ho proseguito a monitorare il fenomeno e ho visto, come avevo preventivato, il veloce e costante mutamento, e il crescere del rischio che, senza interventi efficienti (e non palliativi), di aggravamento.

Accade poi, che dal 2007 la censura tanto invocata dalle persone (pur giustamente) spaventate, approda in alcuni stati europei, come ad esempio la Spagna, dove si chiudono siti web Pro Anoressia in gran numero, e dove a dover chiudere sono anche siti Web dati alla luce per mano di persone di rilievo mass-mediatico (star del cinema e della moda). La censura è certamente uno strumento talvolta adeguato, soprattutto se il riferimento che calamita l’attenzione è anche amplificato da un personaggio che desta l’ammirazione di molti giovani (nelle fasce più a rischio: 12-25 anni almeno), ma è un’arma a doppio taglio. In Italia, ad esempio, dove fortunatamente il fenomeno Pro Ana si svolge in una modalità, ancora, in parte differente dal resto del mondo, e quindi mancano calamite medianiche che attraggono allo stile di vita negativo e deviante, la censura è un farmaco che può causare più effetti collaterali che benefici. Ho scritto molto, soprattutto sulla facilità di decesso e rinascita costante dei forum Pro Ana che ho potuto studiare: nascevano velocemente, duravano pochi mesi, poi venivano, senza una precisa motivazione, cancellati dal portale stesso che li ospitava; il giorno seguente raddoppiavano!

Insufficiente questa analisi, a farmi temere il pericolo della censura, ho scritto poco, poiché manco ancora di un buon numero di dati utili per confermare o disconfermare tali mie teorie, sul fatto che il pericolo peggiore del Pro Anoressia (che esiste sia nel Web che nel mondo reale, ormai) non è il perpetuarsi indisturbato nella rete, ma la sua costante propensione all’evoluzione.

Quanto viene urlato in questi spazi, quanto vi accade, quanto vi si dice e vi segue (imp: non ho mai fornito link di siti pro anoressia o esposto materiale sensibile, per rispetto del dolore di chi aderisce al fenomeno), è fonte di apprendimento ed è una grande costellazione di strumenti che se, rivisti e forniti in contesti protetti, possono ridurre non soltanto la moltiplicazione del fenomeno Pro Ana, ma anche prevenirlo e limitare le temute evoluzioni (Pro Ana: un Gruppo dei Pari?), e la creazioni di fenomeni affini (timori ai quali, purtroppo, stiamo già assistendo da tempo).

Nella prima indagine ho potuto studiare forum e blog aderenti alla Filosofia di Ana (vd. Pro Ana: Tra Anoressia E Filosofia), si trattava ancora di siti web al limite del sorreggersi a vicenda e del pericoloso narcisismo patologico; oggi invece scorgo Blog (che all’epoca erano il fenomeno meno gravoso e quindi mere richieste di aiuto) che si rendono privati e nascosti, esattamente come tempo prima facevano i forum, valicando gradualmente il limite del pericolo; luoghi virtuali dove le aderenti procedono in un processo anoressico: desiderano e cercano (ovviamente invano, ma peggiorando notevolmente il già gravoso stato di salute psico-fisica) di trasformazioni da bulimie in anoressie.L’Italia comprende soprattutto un popolo Pro Anoressia Web al 90% circa di Bulimie (le forme anoressiche restano tali anche, spesso, nei dibattiti, rendendo meno appetibili per le lettrici i loro spazi); così il fenomeno Pro Mia che dilaga negli USA, in Italia si auto-definisce Pro Ana.La gravosità odierna si rileva anche nella, maggiore, difficoltà che abbiamo nel reperire i VERI siti web Pro Anoressia (ben diversi dai blog di facile raggiungimento). E va bene ricordato che, come dimostrato dalla ricerca Ausl sul Fenomeno Pro Anoressia (2004/2005), uno dei maggiori strumenti di accesso alla rete delle Adepte di Ana è il canonico passa-parola. Ovviamente non sono facilmente rintracciabili dagli studiosi, ma, al contrario, sono facilmente rintracciabili da chi soffre già di un Disturbo del Comportamento Alimentare, che poi ha facoltà di accedere valicando la severa selezione della gestione, che si protegge dalle invasioni esterne.L’aggravarsi di un disturbo già presente in questo mondo sconosciuto è un pericolo incalcolabile, quanto lo è il rischio emulativo di disturbi similari. Incalcolabili, oggi, sono anche le conseguenze dirette ed indirette sulle utenze in cura e non..
Per concludere la mia riflessione, mi sento di rinnovare gli inviti, ai servizi, alle dirigenze dei servizi e delle politiche socio-sanitarie, di non sottovalutare oltre il fenomeno, prima che sia troppo tardi da affrontare con efficacia, di osservarlo, non con la semplicità di una chirurgia che propende a ben più complicati rischi per l’utenza attuale e potenziale; invito inoltre a investire seriamente nello studio e nella ricerca (più di quanto pare si stia facendo, o io stesso abbia potuto fare) e non attendere studi esteri, poiché per quanto egregia siano, il fenomeno italiano ha peculiarità che non aderiscono ad altri lochi geografici; insomma per ottenere risultati è necessario uno studio approfondito e determinate e urgente, che tralasci i desideri inadatti di soluzioni veloci e facili.


(Tratto da: www.sostanze.info)

mercoledì 30 maggio 2007

ANORESSIA / Su internet si moltiplica il fenomeno

Continua a crescere l’allarme sulla diffusione del Disturbo del Comportamento Alimentare e con esso il numero di siti web in cui gli adolescenti anoressici trovano sostegno e condivisione

Il fenomeno Pro Anoressia è oggi tornato a intrattenere l’interesse mass mediatico; le recenti tragedie legate alle sindromi anoressiche hanno richiamato l’occhio del mondo non specialista su un nodo dolente che affligge e deturpa la popolazione mondiale: il Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) che viene quasi sempre riconosciuto nell’Anoressia Nervosa ed in particolare nel suo sintomo distintivo del rifiuto del cibo.

Proprio il rifiuto del cibo causa una magrezza tanto ambita ed irraggiungibile quanto elusiva della sua vera causa: infatti su tale sintomo tanto si dice e nulla si comprende. Le patologie alimentari si manifestano in un terreno dove la logica corrente si ribalta e dove l’apparenza inganna anche lo spettatore portandolo a leggere l’amore-odio verso il cibo come una semplice ambizione alla bellezza (dettata dai canoni della moda).
A disconferma di tale iniziale e fuorviante interpretazione occorre sottolineare il fatto che per le persone con DCA, maggiore è il peso che si perde, maggiore è il desiderio di proseguire con le restrizioni, “percependosi” in obesità anche nelle condizioni di un corpo ridotto allo scheletro. Andrebbe quindi introdotto un concetto chiamato economia del sintomo, che forse insegnerebbe (dopo un po’) sia il significato più profondo che il rispetto verso quello che diviene “una costosa trovata, una dolorosa invenzione che persegue lo scopo di sconvolgere e, insieme, quello di conservare un assetto, un equilibrio personale e famigliare; un antieconomico tentativo di autocura” (Cuzzolaro, 2004). Infatti, è importante sottolineare come il sintomo non coincida con la “malattia” ma possa invece essere il riflesso di un disagio profondo che rende il sistema persona (e chi ne sta intorno) in grado di sopravvivere in determinate circostanze.

Così accettando e mettendo in evidenza l’inevitabile incomprensione che si instaura tra simili disturbi del comportamento e la società circostante (e riconoscendone un tratto distintivo di una patologia che vuole dare motivo di essere perseguita) anche una situazione di normale crescita, come l’adesione a gruppi amicali (gruppi dei pari), sfocia in controverse situazioni di devianza.
Un nostro studio svolto per l’Ausl di Reggio Emilia (Ricerca sul Fenomeno Pro Ana, Giovannini, 2006) rivela come sia proprio il classico passa-parola uno dei mezzi più utilizzati nella ricerca di questi siti web, incentivandoci a ipotizzare che la ricerca di un gruppo, la socializzazione e il timore delle etichette abbiano permesso l’esordio di quello che oggi ci pare una pubblicità dell’anoressia con le istruzioni per l’uso (il Fenomeno Pro Anoressia è, in realtà, ben altro). --br--

Riteniamo corretto analizzare e riflettere facendo un parallelo tra le caratteristiche della normale fase evolutiva dell’Adolescenza ed il fenomeno della diffusione dei siti web Pro Anoressia: è infatti possibile individuare le fasi adolescenziali come quelle più a rischio sia per l’esordio di un DCA che per la ricerca di riconoscimenti e rapporti sociali, partendo dal presupposto che un impulso comune di adolescenti con o senza Disturbi del Comportamento Alimentare è proprio il bisogno di socializzazione.

Infatti, oltre ad essere il risultato di una probabile ricerca e creazione di gruppo dei pari, il fenomeno Pro Anoressia appare operare anche come un paradossale sistema di self-help (gruppo di auto-aiuto). “Nel gruppo, con il supporto di altri si può toccare più facilmente un pensiero doloroso: il gruppo, come un contenitore, accoglie e lavora offrendo con passione il suo contributo” (De Clercq, 1995). Ed è proprio quanto abbiamo potuto notare dalle nostre ricerche: come accade in un gruppo di aiuto dove l’obiettivo verte verso la guarigione, questi gruppi operano (al contrario) per il sostegno del sintomo.

DCA ED ESORDIO

Da un rapporto Eurispes e dal Ministero della Salute emerge come oltre due milioni di adolescenti (fra ragazzi e ragazze sempre di età compresa fra i 12 e i 25 anni) soffrirebbero di una qualche forma di disturbo del comportamento alimentare (soprattutto anoressia o bulimia). Sebbene siano in netto aumento i casi di bambine in fase pre-puberale, al di sotto degli undici anni, a soffrire di disturbi del comportamento alimentare così come di donne anche anziane (di età compresa fra i 60 – 70 anni), secondo tali dati è possibile affermare che l’età della popolazione di riferimento per quanto concerne i DCA sarebbe caratterizzata in prevalenza da soggetti adolescenti.

Un’altra importante caratteristica riguarda il sesso: infatti, sembra che il numero delle ragazze che soffrono di tali disturbi sia dieci volte superiore, rispetto a quello dei ragazzi (Davidson e Neale, 2000), nonostante negli ultimi anni, anche in Italia, il numero dei ragazzi che soffrono di tali disturbi abbia subito un notevole incremento.

Il fenomeno dello sviluppo e dell’utilizzo dei siti web Pro Anoressia rispecchia i dati statistici della popolazione di riferimento: si è infatti registrato che lo strutturarsi dei siti web Pro Ana è nato proprio da diari on-line di ragazze adolescenti.

LE CARATTERISTICHE DELL’ADOLESCENZA

L’adolescenza rappresenta il periodo di transizione dall’infanzia all’età adulta in cui entrano in gioco sia fattori biologici, sia fattori sociali e psicologici e in cui assume un ruolo cruciale il contesto in cui avviene questo processo. Inizia, infatti, con la pubertà, caratterizzata da grandi cambiamenti a livello biologico-fisico, ed è associata ad intense esperienze emozionali che impongono la ricerca di nuovi equilibri con il mondo, con la società e con il proprio sé. L’adolescente comincia ad essere trattato in modo diverso dal contesto in cui vive e contemporaneamente modifica il proprio atteggiamento verso se stesso e verso il mondo circostante, non accettando di essere totalmente dipendente dalla propria famiglia e dalle forme di sostegno sociale-affettivo che la famiglia gli ha fornito.

Il progressivo distacco dalla famiglia e l’acquisizione, anche parziale, di autonomia si accompagnano ad una maggior attenzione nei confronti del mondo dei coetanei, percepito come luogo di sperimentazione ed incontro con valori nuovi ed originali dove l’adolescente ha la possibilità di sperimentare nuovi ruoli e di verificare le scoperte che sta facendo circa la realtà.

Palmonari (1991) ha proposto una classificazione riferita a quelli che vengono considerati i fenomeni universali dell’adolescenza:
- compiti di sviluppo in rapporto con la problematica dell’identità (o della riorganizzazione del concetto di sé);
- compiti di sviluppo in rapporto con l’esperienza della pubertà ed il risveglio delle pulsioni sessuali;
- compiti di sviluppo in rapporto con l’allargamento degli interessi personali e sociali e con l’acquisizione del pensiero ipotetico - deduttivo.

La costruzione dell’identità assume un valore cruciale in quanto si può affermare che racchiude al suo interno gli altri compiti di sviluppo tipicamente adolescenziali.
Nell’adolescenza si attiva, infatti, una vera e propria riorganizzazione del sistema del sé, resa possibile anche grazie all’acquisizione di nuove e più complesse abilità sul piano cognitivo (Piaget, 1932). L’adolescente comincia così a compiere in modo sempre più approfondito la riflessione su se stesso ed inizia ad immaginarsi in una prospettiva non solo attuale, ma anche futura e/o ideale, pensandosi in termini più astratti e mettendo in primo piano il problema della coerenza, della continuità e del riconoscimento sociale di quella nuova immagine che egli sta costruendo di sé.

L’adolescenza, come momento di transizione dall’infanzia all’età adulta, può quindi essere vista anche come un percorso attraverso il quale i ragazzi acquisiscono una propria identità. Per gli adolescenti acquisire una propria identità significa “considerarsi come persone uniche e coerenti nonostante la molteplicità e la diversità di ruoli giocati nei propri contesti di vita, sentire che gli altri riconoscono la propria unicità e specificità e percepire di essere in grado di autodeterminazione nelle proprie scelte (responsabili dei propri destini)” (Mancini, 1999).

Il gruppo dei coetanei costituisce un punto di riferimento fondamentale nel superamento dei diversi compiti di sviluppo e nel processo di costruzione dell’identità adolescenziale. I dati di ricerca dimostrano come è possibile stimare attorno al 75% la percentuale di adolescenti che fra i 15 - 17 anni frequenta con regolarità un gruppo di coetanei formatosi in modo spontaneo (Maurizio, 1994). Il gruppo funziona come luogo d’apprendimento, di sperimentazione e di controllo delle azioni individuali e di confronto e valutazione delle diverse componenti che concorrono a costruire il concetto di sé dell’adolescente. Questo deve attribuire un valore nuovo a regole e ideali, non più connessi al bisogno infantile di approvazione ma ad una scelta autonoma fra buono e cattivo, giusto e ingiusto.

In questo processo è spesso disorientato e confuso, spaventato e attratto dalla trasgressione, ansioso di sperimentare se stesso aldilà del recinto di sicurezza infantile e il gruppo dei pari assume allora un’importanza fondamentale come riferimento normativo: atteggiamenti e comportamenti vengono uniformati a quelli dei coetanei, cui è rivolta la stessa obbedienza e fedeltà riservata agli adulti.

CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DELL’ADOLESCENTE CON DISTURBO ALIMENTARE

Esistono dei fattori psicologici individuali che sembrano predisporre al disturbo alimentare. Fra questi fattori, Todisco segnala depressione, ansia, disturbi di personalità, disturbo dell’immagine corporea, deficit emotivi e cognitivi, storia di abuso, problemi di autonomia (difficoltà del processo di separazione-individuazione), deficit di autostima e difficoltà interpersonali, perfezionismo, paura di diventare adulti.

Sono rilevanti anche le caratteristiche di personalità: per quanto riguarda l’Anoressia Nervosa sono rilevanti i tratti ossessivi, aspettative esasperate, perfezionismo, eccessiva accondiscendenza, sentimento di inefficacia; nella Bulimia Nervosa hanno invece rilevanza clinica i tratti di impulsività, intolleranza alle frustrazioni e tono dell’umore alterno.

Le caratteristiche predisponenti sono anche quelle che caratterizzano i tratti di comorbilità: fra queste sono comuni l’ansia, la depressione, i disturbi nella sfera della sessualità, l’isolamento sociale e la bassa autostima.

LE CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DELL’ADOLESCENTE IN RELAZIONE ALLE CARATTERISTICHE DELL’ADOLESCENTE CON DCA

Avendo analizzato le caratteristiche dell’adolescente privo di DCA e le caratteristiche di quello con DCA possiamo operare una utile sintesi delle caratteristiche in comune:
1. Riorganizzazione del proprio sé.
2. Confronto fra sé ideale - sé reale.
3. Tensione verso nuovi valori, credenze.
4. Valore e attenzioni dati al proprio corpo e all’esteriorità.

A differenza dei loro coetanei tuttavia gli adolescenti con DCA, in particolare con Anoressia Nervosa, secondo il DSM IV – TR (2002, Masson S.p.a.) hanno una tendenza ad avere:
- Isolamento sociale
- Euforia, depressione, ansia fino agli attacchi di panico
- Comportamenti ossessivi e/o compulsivi
- Disturbi nell’ambito della sessualità (assenza-diminuzione del desiderio sessuale, promiscuità)
- Deficit dell’identità
- Perfezionismo
- Bassa autostima
- Bisogno di conferme esterne.

Mentre un adolescente senza disturbi alimentari può frequentare il gruppo dei pari ed in esso ricercare identificazioni nuove, confronti e con essi costruire una nuova identità, l’adolescente con disturbi alimentari è un adolescente tendenzialmente isolato, perfezionista e con una bassa autostima. La bulimia e alle volte l’anoressia sono accomunate anche da una condizione di segretezza: una situazione permanente, in cui molti dei loro sforzi sono rivolti alla riservatezza, e alla protezione del sintomo (Giovannini, 2005). Molto spesso è il disturbo stesso a tenere l’adolescente lontano dalle attività che normalmente accomunano gli altri adolescenti (molte adolescenti con DCA temono l’incontro con i pari per evitare l’obbligo di mangiare).

PRO ANA: UN GRUPPO DEI PARI?

Come abbiamo visto, gli adolescenti che fra i 15 ed i 17 anni frequentano un gruppo dei pari sono pari o superiori al 75 %. Analogamente, i DCA insorgono principalmente intorno ai 12 anni, con un picco fra i 14 ed i 17 anni.
Le caratteristiche del fenomeno virtuale Pro Ana consentono di ipotizzare che in esso si realizzino le dinamiche del gruppo dei pari che mancano agli adolescenti con DCA. Come altri gruppi di pari, infatti, i gruppi Pro Ana rappresentano uno strumento di sostegno affettivo, emotivo in grado di incidere sulla costruzione della propria reputazione e visibilità sociale da parte dell’adolescente. Quando si fa riferimento al processo di costruzione dell’identità, si usa il termine gruppo in rapporto ad un nucleo specifico di coetanei con cui l’adolescente intrattiene “una relazione intensa e continuativa, fondata su una serie d’esperienze comuni, di interessi e di valori considerati importanti per il singolo e per il gruppo” (Pombeni, 1996).

Regole di accesso (iniziazione) e di uscita dal gruppo: esistono dei criteri di selezione per poter accedere ai gruppi Pro Ana e per poterci rimanere. Secondo alcuni studi (Aronson e Mills, 1959), al crescere delle severità dell’iniziazione cresce la preferenza per il gruppo stesso (quanto più un gruppo è selettivo tanto più è desiderabile appartenervi). Fra le regole interne esistono anche dei comportamenti specifici legati ad esempio a particolari accessori o capi vestiari. Un marchio dei gruppi Pro Ana è costituito da braccialetti distintivi. Segno di riconoscimento che le distingue dalle folle e rinforza così il loro deviante senso di appartenenza alla Filosofia di Ana.
Distintività interna positiva (Tajfel, 1973): basta appartenere ad un gruppo per discriminare sé stessi dagli altri in modo positivo.

Obiettivo comune: la magrezza assoluta. Seguire la Filosofia di Ana consente di essere guardate come persone che mirano ad un obbiettivo non conforme alla società circostante.
Cultura del gruppo: I gruppi Pro Ana sposano una filosofia, chiamata Filosofia di Ana. Tale filosofia si oppone rigidamente alla visione di Anoressia e Bulimia come patologie psichiatriche, o comunque dovute a una condizione di sofferenza e disagio, disarticolata dalla condizione sintomatologica, del rapporto col proprio corpo (e con il cibo). La Filosofia Pro Ana mira, infatti, a proclamare uno stile di vita alternativo, dove si promuove l’obiettivo antibiologico della liberazione, totale, dalla dipendenza da cibo: l’Anoressia Nervosa.

CONCLUSIONI

Ancora privi d’ulteriori dati scientifici, non possiamo concludere accreditando o disconfermando quanto detto. Certamente i dati a nostra disposizione, così come le ricerche effettuate durante lo studio del fenomeno Pro Anoressia, c’invitano non solo a non dimenticare ma a porci ogni giorno nuovi interrogativi. Il fenomeno Pro Anoressia si può (anche) leggere oggi come una diversa e sconosciuta elaborazione dei sintomi già noti e propri dei Disturbi del Comportamento Alimentare. L’invito ai servizi a non sottovalutare l’importanza di questo fenomeno è stato forse il principale propulsore delle nostre ricerche e rimane come un messaggio ripetitivo e sempre presente in noi. Per il futuro ci proponiamo di sviluppare una migliore conoscenza dei risvolti psicologici e sociali del fenomeno, poiché solo comprendendolo (e non incidendolo chirurgicamente) potremmo portare avanti la battaglia preventiva e terapeutica contro questa forma di disagio umano.

di Agostino Giovannini, Francesca Montali

(fonte: http://www.progettouomo.net)

mercoledì 24 gennaio 2007

Pro Ana: un Gruppo dei Pari?

Di Agostino Giovannini e Francesca Montali

Il fenomeno Pro Anoressia è oggi tornato a tenere banco tra i mass media; le ultime tragedie legate all’anoressia hanno recentemente richiamato anche l’occhio del mondo non specialista ad un nodo dolente che affligge migliaia di persone: i Disturbi del Comportamento Alimentare (anche detti DCA).

Per lo più riconosciute nel sintomo anoressico del rifiuto del cibo e nella patologica ambizione alla magrezza, queste patologie si manifestano in un terreno dove l’apparenza inganna: lo spettatore comune è infatti portato a leggere l’amore-odio verso il cibo come un semplice desiderio di bellezza, in realtà ogni sintomo è un emanazione e prodotto di un certo contesto sociale, è un utilizzo paradossale e provocatorio del linguaggio (in questo caso, alimentare e corporeo) creato dalla società stessa (Covri 2005). Ma proprio l’ingannevole interpretazione del senso comune mette in evidenza un perenne divario esistente tra simili disturbi e la società (stessa) che se ne rivela spesso l’inconsapevole autrice.

Così, in un simile contesto anche una situazione di crescita (adolescenziale), come l’adesione al gruppo dei pari, può sfociare in controverse situazioni di devianza riconoscibili come palliative dei reali e mancanti gruppi amicali.

Un nostro studio (svolto per il Pasm dell’Ausl di Reggio Emilia: Ricerca sul Fenomeno Pro Ana, Giovannini, 2006 – scarica Qui il fascicolo) rivela come il classico passa-parola (fenomeno tipico di gruppi amicali) sia uno dei mezzi adottati per la ricerca di siti web pro ana: sembrerebbe plausibile ipotizzare che sia proprio il bisogno di accettazione e di socializzazione a promuovere la ricerca di luoghi virtuali, attuando un tentativo di risposta a bisogni relazionali non appagati - al tempo stesso però, il Pro Ana è un evitamento delle relazioni, in quanto è un contatto ad intensità ridotta e soprattutto perchè la persona “anoressica”, classicamente, cerca sempre di controllare il contatto vero e proprio con l'altro, che invece è per definizione non controllabile.

In base alla letteratura sappiamo che è proprio la fascia adolescenziale di popolazione quella più a rischio sia per l’esordio di un DCA che per la ricerca di riconoscimenti e rapporti sociali (e adesione a filosofie devianti). Infatti il fenomeno Pro Anoressia appare operare anche come un paradossale sistema di self-help: “Nel gruppo (..) con il supporto di altri si può toccare più facilmente un pensiero doloroso: il gruppo, come un contenitore, accoglie e lavora offrendo con passione il suo contributo (..)” (De Clercq, 1995).

Statistiche e Pro Ana

Secondo un rapporto Eurispes oltre due milioni di adolescenti fra ragazzi e ragazze di età compresa fra i 12 e i 25 anni soffrirebbero di una qualche forma di disturbo del comportamento alimentare. Sebbene siano in aumento i casi di bambine in fase pre-puberale a soffrire di DCA così come di donne anche anziane (di età compresa fra i 60 – 70 anni), è possibile sostenere che la popolazione colpita da DCA è in prevalenza composta da soggetti adolescenti.

Sembra inoltre che il numero ragazze che soffrono di tali disturbi sia dieci volte superiore, rispetto a quello dei ragazzi (Davidson e Neale, 2000).

Il fenomeno dell’esordio e dell’utilizzo dei siti Web Pro Anoressia sembra rispecchiare i dati statistici di riferimento: si è infatti registrato che il fenomeno web Pro Ana è nato proprio da Blog (diari on-line) di ragazze adolescenti.

Adolescenza e Gruppo

L’adolescenza rappresenta il periodo di transizione dall’infanzia all’età adulta in cui entrano in gioco sia fattori biologici, sia fattori sociali e psicologici e in cui assume un ruolo cruciale il contesto in cui avviene questo processo. L’adolescente comincia ad essere trattato in modo diverso dal contesto in cui vive e contemporaneamente modifica il proprio atteggiamento verso se stesso e verso il mondo circostante, non accettando di essere totalmente dipendente dalla propria famiglia e dalle forme di sostegno sociale-affettivo che la famiglia gli ha fornito. Il progressivo distacco dalla famiglia e l’acquisizione, anche parziale, di autonomia si accompagnano ad una maggior attenzione nei confronti del mondo dei coetanei, percepito come luogo di sperimentazione ed incontro con valori nuovi ed originali dove l’adolescente ha la possibilità di sperimentare nuovi ruoli e di verificare le scoperte che sta facendo circa la realtà.

La costruzione dell’identità assume un valore cruciale in quanto si può affermare che racchiude al suo interno gli altri compiti di sviluppo tipicamente adolescenziali.

Nell’adolescenza si attiva infatti una vera e propria riorganizzazione del sistema del sé, resa possibile anche grazie all’acquisizione di nuove e più complesse abilità sul piano cognitivo (Piaget, 1932). Per gli adolescenti acquisire una propria identità significa “considerarsi come persone uniche e coerenti nonostante la molteplicità e la diversità di ruoli giocati nei propri contesti di vita, sentire che gli altri riconoscono la propria unicità e specificità e percepire di essere in grado di autodeterminazione nelle proprie scelte (responsabili dei propri destini)” (Mancini,1999, pp. 94).

Il gruppo dei coetanei costituisce un punto di riferimento fondamentale nel superamento dei diversi compiti di sviluppo e nel processo di costruzione dell’identità adolescenziale. I dati di ricerca dimostrano come è possibile stimare attorno al 75% la percentuale di adolescenti che fra i 15 ed i 17 anni frequenta con regolarità un gruppo di coetanei formatosi in modo spontaneo (Maurizio, 1994). Il gruppo funziona come luogo di apprendimento, di sperimentazione e di controllo delle azioni individuali e di confronto e valutazione delle diverse componenti che concorrono a costruire il concetto di sé dell’adolescente. --br--

Caratteristiche psicologiche dell’adolescente con Disturbo Alimentare

Esistono dei fattori psicologici individuali che sembrano predisporre al disturbo alimentare. Fra questi fattori Todisco segnala la depressione, ansia, disturbi di personalità, disturbo dell’immagine corporea, deficit emotivi e cognitivi, storia di abuso, problemi di autonomia (difficoltà del processo di separazione-individuazione), deficit di autostima e difficoltà interpersonali, perfezionismo, paura di diventare adulti. Nella Bulimia Nervosa hanno invece rilevanza clinica i tratti di impulsività, intolleranza alle frustrazioni e tono dell’umore alterno.

Un adolescente senza disturbi alimentari può frequentare il gruppo dei pari ed in esso ricercare identificazioni nuove, confronti e con essi costruire una nuova identità, l’adolescente con disturbi alimentari è un adolescente tendenzialmente isolato, perfezionista e con una bassa autostima. La bulimia e alle volte l’anoressia sono accomunate anche da una condizione di segretezza: una situazione permanente, in cui molti dei loro sforzi sono rivolti alla riservatezza, e alla protezione del sintomo (Giovannini, 2005).


Gruppo dei Pari?

Come abbiamo visto gli adolescenti che fra i 15 ed i 17 anni frequentano un gruppo dei pari sono pari o superiori al 75%. Le caratteristiche del fenomeno virtuale Pro Ana consentono di ipotizzare che in esso si realizzino le dinamiche del gruppo dei pari che mancano agli adolescenti con DCA. Come altri gruppi di pari, infatti, i gruppi Pro Ana rappresentano uno strumento di sostegno affettivo, emotivo in grado di incidere sulla costruzione della propria reputazione e visibilità sociale da parte dell’adolescente. Quando si fa riferimento al processo di costruzione dell’identità, si usa il termine gruppo in rapporto ad un nucleo specifico di coetanei con cui l’adolescente intrattiene una relazione intensa e continuativa, fondata su una serie di esperienza comuni, di interessi e di valori considerati importanti per il singolo e per il gruppo (Pombeni, 1996).

Secondo alcuni studi (Aronson e Mills, 1959), al crescere delle severità dell’iniziazione cresce la preferenza per il gruppo stesso: quanto più un gruppo è selettivo tanto più è desiderabile appartenervi. Esistono infatti criteri di selezione per poter accedere ai gruppi Pro Ana che concorrono all’affermare il fenomeno come una sorta di elite semi-nascosta. Ad accentuare il senso di appartenenza troviamo persino un marchio distintivo Pro Ana costituito da due braccialetti distintivi: uno rosso per le anoressiche e uno blu per le bulimiche. Un segno di riconoscimento che le distingue dalle folle e rinforza così il loro senso di appartenenza alla Filosofia di Ana.

I gruppi Pro Ana sposano una filosofia, chiamata Filosofia di Ana. Tale filosofia si oppone rigidamente alla visione di Anoressia e Bulimia come patologie psichiatriche, o comunque dovute a una condizione di sofferenza e disagio, disarticolata dalla condizione sintomatologica, del rapporto col proprio corpo (e con il cibo). La Filosofia Pro Ana mira, infatti, a proclamare uno stile di vita alternativo, dove si promuove l’obiettivo antibiologico della liberazione, totale, dalla dipendenza da cibo: l’Anoressia Nervosa.

Conclusioni

Proprio la tirannia sintomatologica (così come la tipica non - percezione della patologia di coloro che ne sono affetti) ha forse permesso che un naturale bisogno relazionale sfociasse in quello che oggi appare essere, ad uno spettatore non esperto, una propaganda all’anoressia con tanto di “istruzioni per l’uso”.

Attraverso nuovi studi, ancora in fase di progettazione, si intende smentire questa ipotesi interpretativa e dimostrare come il Fenomeno Pro Ana sia, in realtà, ben altro. Attraverso questo nuovo progetto si intende adempiere al proposito di approfondimento di tale tematica (ancora così poco conosciuta in Italia) dei siti Pro Ana (Giovannini, 2006), iniziando a considerare non solo variabili di ordine psicopatologico ma anche di ordine evolutivo e sociale.

(tratto da Risky-Re: Network Informativo sui Comportamenti a Rischio)

giovedì 27 aprile 2006

FENOMENO PRO ANA: RICERCA E RISULTATI AUSL

I siti Web Pro Anoressia, conosciuti anche come siti Pro Ana, nascono negli USA e arrivano in Italia negli anni 2002/2003 circa.

Lo sviluppo di questi siti si registra con una prima realizzazione di Blog Pro Ana e una successiva strutturazione di Forum privati Pro Ana: i Forum, che si dichiarano seguaci della Filosofia di Ana, sono accomunati ai Blog dalla tipologia di persone che li frequentano: persone affette da Disturbi del Comportamento Alimentare che ne enfatizzano i sintomi. Si creano comunità virtuali, dove le ragazze discutono e si sostengono nel perseguimento dell’obbiettivo della magrezza assoluta, traendo rinforzi, anche, da materiali incentivanti il delirio sintomatologico (es: i 10 comandamenti di Ana, i motivi per non mangiare, ecc.).

Con l’espandersi dei Forum Pro Ana si sviluppa più dettagliatamente quella che potremmo definire come una filosofia di vita deviante: la Filosofia di Ana.

Tale filosofia si oppone rigidamente alla visione di Anoressia e Bulimia come patologie psichiatriche e mira a proclamare uno stile di vita alternativo, dove si promuove l’obbiettivo antibiologico della liberazione, totale, dalla dipendenza da cibo: l’Anoressia Nervosa come stato permanente.

Per espletare ciò, i siti Pro Ana realizzano gruppi virtuali con sembianze di sette religiose: le adepte di Ana, dove Ana come diminutivo di Anoressia è una musa ispiratrice ed un ideale supremo.

In questo sentimento di onnipotenza, è possibile leggere un tentativo di settorializzazione delle condotte anoressico/bulimiche, particolarmente nella volontà delle adepte, di non essere etichettate come “malate”, ma di essere “guardate” come persone che mirano ad un obbiettivo non conforme alla società circostante.

Da questi presupposti, nel Settembre 2004, presso il PASM dell’Az. Usl di Reggio Emilia si è sviluppato un progetto di ricerca atto a studiare ed approfondire quello che era un tema poco conosciuto anche dai professionisti del settore DCA: il fenomeno Pro Ana. Tale ricerca ha sondato, tramite lo strumento del questionario, la conoscenza e la frequenza ai siti Pro Anoressia da parte di persone affette da un Disturbo del Comportamento Alimentare conclamato; tramite la navigazione e l’indagine qualitativa ha indagato le principali dinamiche di azione del movimento Pro Anoressia.

Lo studio ha rivelato come già una parte importante di pazienti siano a conoscenza e frequentino i siti Web Pro Anoressia, ha portato alla luce il carattere enfatico che viene dato alla componente sintomatologica, sia anoressica che bulimica, e ha sviluppato riflessioni di vario genere su come interpretare ed affrontare il fenomeno dal punto di vista clinico.

richiedi il fascicolo della ricerca all'indirizzo email agostino.giovannini@ausl.re.it

(tratto da Risky-Re: Network Informativo sui Comportamenti a Rischio)

domenica 27 novembre 2005

PRO ANA: TRA ANORESSIA E FILOSOFIA

di Agostino Giovannini

I Disturbi del Comportamento Alimentare hanno un'incidenza molto elevata nelle fasce giovanili della nostra popolazione. Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, oltre 2 milioni di ragazzi e ragazze in Italia, tra i 12 e i 25 anni soffrono di un Disturbo del Comportamento Alimentare conclamato: la diagnosi spesso avviene tardivamente, anche dopo 6/7 anni dall’esordio, solitamente sulla spinta di sintomi fisico-psichici che impediscono il perpetuare di quello che poteva essere stato un equilibrio di patologia, seppure malsano.
Per Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) si intende una situazione in cui il rapporto con il proprio corpo e con il cibo viene alterato, in maniera tale da dominare in maniera anomala e ossessiva tutte le azioni della propria giornata.

I DCA più conosciuti sono Anoressia e Bulimia, e secondo i dati del Ministero della Salute l’insorgere di nuovi casi di anoressia è al momento stabilizzato su una media di 6 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, mentre è in crescita l’incidenza della bulimia nervosa, circa 12 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Secondo questi dati insorgerebbero in Italia oltre 9.000 nuovi casi all’anno, prevalentemente nella fascia di età 12 - 25 anni.
Per quanto i dati epidemiologici siano così rilevanti, nella nostra società i DCA sono ancora poco considerati dall’opinione pubblica e queste persone riescono spesso a passare inosservate o vengono sottovalutate nei loro comportamenti. Anche all’interno delle stesse famiglie di chi manifesta queste problematiche molto spesso il problema viene sottovalutato: a volte ciò succede per mancanza di informazioni su questi disturbi, a volte le persone coinvolte possono essere impaurite da questa forma di disagio, sempre per mancanza d’informazione o per stigmatizzazione della malattia, per paura di essere colpevolizzati dell'insorgenza della malattia della figlia o del figlio. Tale “incuranza”, più o meno volontaria, contribuisce a far sì che la persona che manifesta DCA spesso non chieda aiuto o lo faccia dopo molto tempo dall’insorgenza della malattia.

La bulimia, e alle volte l’anoressia, sono accomunate anche da una condizione di segretezza: una situazione permanente, in cui molti dei loro sforzi sono rivolti alla riservatezza, e alla protezione del loro sintomo. Come in una sorta di dipendenza, sia il rifiuto del cibo che l'assoluta ingordigia e tutti meccanismi compensativi utilizzati diventano i loro più potenti alleati così che le stesse persone affette da DCA li custodiscono come tesori, anche perché spesso non riescono a vedere la loro vita futura e presente senza la presenza dei loro sintomi.

In contrapposizione, al meccanismo difensivo della patologia, vi è una società, come ho già detto, spesso non ben consapevole delle reali cause e risvolti di questi disturbi, che di conseguenza finisce per concentrare la sua attenzione solo sull’aspetto più evidente, in realtà mero sintomo di questo enorme disagio, e cioè il rapporto di queste persone con il cibo.
In questa situazione di non comprensione, l’ambiente che le circonda può a volte divenire, per le stesse, inquisitorio (“Hai mangiato tutto oggi!?!”) e stigmatizzante (“Sei solo una bambina capricciosa che si rifiuta di mangiare!").

Nonostante sia troppo semplicistico partire da un tale discorso per indicare cosa sono i siti Web pro anoressia, è certo che con la loro presenza ci giunge un duplice messaggio, conseguenza della situazione sopra brevemente illustrata: da una parte i siti pro anoressia sono la sfida narcisistica di queste persone nei confronti del mondo, e la loro voglia di alimentare e celebrare la loro dipendenza dal sintomo; dall’altra possono rappresentare il loro grido di bisogno al mondo, un bisogno di relazioni e di poter parlare sempre e comunque, bisogno che le persone affette da queste patologie non ritengono in grado di espletare in una società spesso in grado di non capire e accogliere.


Tesi e Ricerca

Su questo nuovo fenomeno emergente, il Pro Ana nel Web, importato già da qualche anno dopo la sua insorgenza in altri stati come USA e Inghilterra, si è incentrato il mio lavoro di tesista dell’Università degli Studi di Parma (relatore: prof. Flavio Bonfà) e un lavoro di ricerca nel campo clinico che ho svolto per l’Ausl di Reggio Emilia, sotto la direzione e supervisione del prof. Umberto Nizzoli (Direttore del Programma Aziendale Salute Mentale e Dipendenze Patologiche).

Questa ricerca è stata effettuata attraverso il coinvolgimento di persone con disturbi DCA in carico al Sistema DCA dell’AUSL di Reggio Emilia, dei loro familiari e degli operatori che si occupano di queste patologie in Italia, cercando di fornire una prima fotografia, a livello qualitativo, del rapporto tra Internet e persone con DCA, con particolare attenzione alla frequentazione dei siti Pro Anoressia. I dati emersi in un anno di attività di ricerca saranno resi pubblici in un documento redatto dal PASM (P
rogramma per la Salute Mentale e per le Dipendenze Patologiche) dell’Ausl di Reggio Emilia, di carattere informativo/formativo, per tutti gli operatori sanitari interessati.

I Siti Web Pro Anoressia

Tralasciando però, ora, sia i dati scientifici che le possibili ipotesi scatenanti il nuovo fenomeno affrontiamo il tema del sito Web Pro Anoressia: i siti Pro Anoressia non risultano essere altro che uno spazio libero, dove persone sofferenti di un grave disturbo si concedono di parlare con enfasi, anche fanatica, di quello che loro stesse vedono come cardine della loro vita: il tirannico problema del loro rapporto con il cibo e con il proprio corpo.
I siti Web Pro Anoressia italiani, ma non solo, si sviluppano in due categoria parallele: il Blog e il Forum.

La prima tipologia, più di carattere pubblico, si manifesta con l'utilizzo di Blog Internet (spazi Web che si determinano in diari on-line) dove le persone che li hanno creati inseriscono, quasi giornalmente, il loro diario del disturbo alimentare e i loro obbiettivi; del tutto incentrate sul rapporto cibo-peso (ma forse sarebbe più adatto definirlo un rapporto di cibo-bilancia), le discussioni inserite trattano dei loro obiettivi di dimagrimento assoluto e di distacco da un biologico bisogno del cibo. Questi spazi Web sono facilmente trovabili in tutto il mondo di Internet - sia in inglese, sia in italiano che in altre lingue -, talmente facili da reperire da lasciare intendere un desiderio eccessivo, di chi li redige, di manifestare la propria condizione di devianza sociale quasi urlandolo al mondo, tramite i nuovi linguaggi tecnologici.

Una seconda categoria, più pericolosa, è la forma del Forum privato. Disseminati nel Web si può incappare, spesso per caso, in Forum privati (gruppi di discussione on-line) che si autodefiniscono Pro-Ana, e che invitano ad entrare solo le persone che, come loro, condividono una filosofia di magrezza assoluta: la loro filosofia di Ana.

Di grande importanza è il fattore nominativo che viene dato alle contrapposte malattia e filosofia. L'anoressia viene semi-definita con una malattia a tutti gli effetti, mentre il termine Ana riveste una filosofia di vita, che nulla ha a che vedere con uno stato patologico come l’Anoressia. Per quanto all'interno delle discussioni il termine anoressia sia poi in realtà ricorrente come il loro obiettivo ultimo, e solo esso degno di interesse, manifestano, con questo tentativo di opposizioni, un desiderio di non essere etichettate come malate; virando, però, verso una pericolosissima forma di etichettamento, opposto, che vede la formazione di un'identità che non s'identifica più sulla persona, più o meno disagiata, ma sulla condotta anoressica in una sorta di gruppo esclusivo.

Proprio sulla scia di questo vediamo, a conferma, il dilagare di un altro inquietante fenomeno: la compra-vendita dei braccialetti distintivi di Ana. Proprio come se fossero membri di una setta segreta, o di una elite privilegiata, i componenti di questi gruppi hanno adottato un loro segno di riconoscimento che si concretizza in un braccialetto: di colore rosso per definire l'anoressia, e uno blu per definire la bulimia, entrambi composti da una farfallina, ed entrambi da portare sul braccio sinistro e da esibire, nel caso si incontri una persona altrettanto provvista di braccialetto che condivide la stessa filosofia; il tutto, quasi, per potersi così elevare ad adepti della filosofia di Ana.

I forum Pro Ana non sono facilmente reperibili, può essere infatti auspicabile che il miglior modo per poterli trovare, nell'innovativo e virtuale mondo del Web, sia il ben più antico metodo del passa parola. Non deve lasciare perplessi questa situazione: chi frequenta questi siti rifiuta una definizione di "malato" o "malata", e quindi un indirizzo alle terapie, ma cerca di perpetrare e favorire, invece, la definizione di un concetto di identità anoressica: in virtù di ciò avviene che di fronte ad altre persone con lo stesso disturbo esse si possano scambiare consigli su come meglio perpetuare la condotta anche indicando l'esistenza di questi siti Web, e la modalità per reperirli e successivamente aderirvi.

Ed alla fin fine è proprio questo ciò che accade nei forum Pro Anoressia: lo scambiarsi consigli e spalleggiarsi nella malattia. Questi siti Web sono infatti composti da una severa selezione che permette, o nega, l'accesso a chi desideri partecipare; ma una volta dentro, ci troviamo quasi spaesati tra la molteplicità di materiali incentivanti l'anoressia, come classiche foto di modelle scheletriche, e come invece più inquietanti e innovativi documenti, tipo i 10 comandamenti dell'anoressia, il credo Ana, i motivi per non mangiare e anche i consigli su come vomitare meglio (ecc.). Oltre a tutto questo è regola implicita che le molteplici partecipanti (l'utilizzo del termine femminile è quasi d'obbligo, in quanto la presenza maschile in questi siti è in un rapporto dell'1-2%) intavolino discussioni con il preciso obiettivo di sostenersi ed aiutarsi a vicenda, sia nel nascondere al loro mondo socio-famigliare il loro disturbo, sia in una ennesima preoccupante caratteristica dei loro desideri: il passaggio da una condizione di bulimia, a quella che loro definiscono come più elevata, condizione di anoressia.

La nostra preoccupazione verso questi siti, là dove possiamo supporre senza avere allo stato attuale nessuna prova che lo confermi, è che la frequentazione di questi blog o forum da parte di adolescenti che manifestano forme di disagio passeggero, legate anche alla difficile età, possa contribuire ad incentivare in loro una forma di cronicizzazione del disturbo e alla formazione di un’identità personale conseguente a una identità di gruppo di carattere bulimico-anoressico.Possiamo, infatti, annotare come in questi forum non ci sia un preciso limite di età: possono aderire ragazze di 14 anni esattamente come donne di 40 anni, con marito e figli inconsapevoli del loro disagio.Infine, ho rilevato che la rigenerazione di questi siti Web è estremamente veloce, anche dopo la soppressione, così da rendere la repressione una mossa quasi inefficace.Per concludere possiamo forse, in questo nuovo fenomeno, leggere più cose: la velocità con cui il mondo cambia e i nuovi linguaggi tecnologici non consentono la fermezza e la conservazione integrale dei metodi di approccio classici, ma viene richiesto implicitamente, da parte dell’utenza, un continuo aggiornamento sul livello, sia della consapevolezza, sia dell’offerta di modelli operativi sempre più evoluti, anche per comprendere meglio come i Disturbi Psicologici, o disagi, cambino sia nella forma che nella manifestazione del sintomo, stando loro stessi, per primi, al passo coi tempi.




mercoledì 27 luglio 2005

SITI PRO-ANORESSIA, UN FENOMENO CHE DILAGA NEL WEB

Viaggio nei disturbi del comportamento alimentare: dai risvolti psicologici alla problematicità nell'arginare il problema, per una sua reale soluzione, oltre la semplice repressione

Il mondo del Web è divenuto oggi una vera e propria riproduzione virtuale dell'effettivo mondo reale. Un mondo nel quale si può agire riguardo molti aspetti della vita, dallo shopping al tempo libero, dal lavoro alle relazioni interpersonali. Così, dopo il clamore ricorrente dei siti pedofili, ci troviamo ad affrontare un fenomeno affine, seppure non allo stesso modo illegale, che ha contagiato la rete: i siti Pro-Anoressia, o meglio definiti Pro-Ana.

Anoressia e Bulimia sono poco conosciute e spesso stigmatizzate; le persone che ne sono affette vivono con vergogna, ma talvolta con compiacimento, quelle che sono patologie gravi, meritevoli di cura e non di giudizi moralistici o di baldanza; quasi a procurarsi una soluzione autonoma, le persone anoressiche e bulimiche si riuniscono in spazi virtuali dove la censura e il senso di colpa sono alleggeriti da un sentimento di riconoscimento e accettazione. Sul Web si possono incontrare numerose richieste di aiuto rivolte da ragazze affette da Disturbi del Comportamento Alimentare, alla ricerca di persone con cui parlare ed essere "capite" anziché inquisite.
La maggior parte di questi spazi Web si è autodefinita come Pro-Ana (esistono anche siti Pro-Mia istituiti come siti Pro-Bulimia), dove il termine "Ana" rappresenta ciò che è in antitesi all’Anoressia: Anoressia come patologia, mentre Ana come Filosofia e aspirazione di vita, in cui la magrezza detiene l’assoluto potere e diventa obiettivo primario.
E' sufficiente una breve panoramica su alcuni di questi siti per appurare come le stesse creatrici dei gruppi (parlo al femminile in quanto la presenza maschile è ridotta all'1/2%) esasperino fino al fanatismo la condotta Anoressica o, più propriamente, la loro “Filosofia di Ana”, ricorrendo anche a materiali e slogan incentivanti il sintomo.

La particolarità di questi spazi Web è la velocità con la quale nascono, si chiudono e si riproducono velocemente e che ne rende inapplicabile un'eventuale restrizione / repressione da parte di chi si occupa della salute pubblica. Seppure incentivanti il sintomo, questi siti evidenziano l’importanza che rivestono, per le persone affette da Disturbi del Comportamento Alimentare, il bisogno di comprensione, la fame di relazioni, la paura del giudizio.

Agostino Giovannini

(tratto da RedAcon)

martedì 1 febbraio 2005

PRIMO ARTICOLO SCIENTIFICO PUBBLICATO -abstract


breve estratto del primo articolo scientifico pubblicato su Personalità/Dipendenze (Volume 10, fascicolo III, Dicembre 2004 - Mucchi Editore)

Siti PRO-ANORESSIA o PRO-ANA - Un fenomeno emergente e misconosciuto che dilaga nel Web

di Agostino Giovannini

Introduzione

Il mondo del Web, meglio conosciuto come il mondo di Internet, è divenuto oggi una vera e propria riproduzione virtuale dell’effettivo mondo reale. Un mondo nel quale si può agire riguardo molti aspetti della vita, dallo shopping al tempo libero, dal lavoro alle relazioni interpersonali. Non è infatti notizia nuova sapere che un buon numero di persone con ridotta vita sociale utilizzi Internet come unico contatto col mondo, creandosi una vita virtuale basata su amicizie e rapporti altrettanto tali.
Ma Internet non è solo questo. E’ anche uno spazio libero sul quale ognuno ha la possibilità di esporre le proprie idee al resto della società ad una velocità esorbitante e con infinite modalità.
In sostanza, è il più efficiente collegamento con il mondo intero del quale una persona può disporre.
Tuttavia internet non è tutto rose e fiori: è un universo parallelo, una dimensione adiacente alla nostra talmente vasta che un controllo di tutte le attività che vi si verificano diviene utopico.
Per questo può apparire tanto naturale quanto sconvolgente l’apprendere come il Web sia “terreno di semina” per chiunque voglia incoraggiare condotte devianti, raccogliendo adepti come fosse una setta religiosa.
Così, dopo il clamore ricorrente dei siti pedofili, ci troviamo ad affrontare un fenomeno affine, seppure non allo stesso modo illegale, che ha contagiato la rete:

i c.d. siti Pro-Anoressia, o meglio definiti dagli associati, siti Pro-Ana. (..)


Conclusioni

Dopo tali considerazioni risulta possibile ipotizzare, almeno potenzialmente, un atteggiamento repressivo nei riguardi del fenomeno, da parte degli operatori e delle persone coinvolte nella lotta ai Disturbi del Comportamento Alimentare. Ma una caratteristica peculiare dei siti Pro-Ana è data dal fatto che gli stessi gestori dei grandi portali che offrono lo spazio di apertura di questi siti, li sopprimano spesso, non gradendone il contenuto e le eventuali pubblicità; e proprio qui si denota come la repressione diviene inefficace poiché i gruppi (o siti Pro-Ana) vengono ricostruiti nuovamente altrove e con grande velocità. A tale proposito, ci si propone di evitare atteggiamenti repressivi, ma di promuovere un atteggiamento di educazione e confronto del fenomeno, per potere in futuro prevenire sia l’idealizzazione della loro creazione, sia l’idea di aderirvi da parte di altri soggetti affetti o meno da Disturbi del Comportamento Alimentare.


Riassunto

I siti Pro-Anoressia sono un fenomeno emergente e tuttora poco conosciuto anche dagli stessi operatori del settore DCA.
In tutto analoghi a gruppi devianti riuniscono in siti internet ragazze e ragazzi affetti da Disturbi del Comportamento Alimentare che non ne riconoscono una malattia, allo scopo di protrarre fino ad un pericoloso fanatismo la condotta patologica. Costituiti per lo più da forum ruotano la loro esistenza attorno a concetti come cibo e peso, discutendone assieme e incentivandosi a vicenda per raggiungere magrezze estreme e addirittura a rischio di serie compromissioni della salute. Aiutati inoltre dall’inserimento di materiali incentivanti alla condotta anoressica, questi siti detengono una cruciale posizione nella lotta ai Disturbi del Comportamento Alimentare, poiché promuovendone lo stile definito come Filosofia di Ana, e sostenendo anche un implicito biasimo verso le terapie di cura motivano un attivo terrorismo verso il lavoro di prevenzione e verso lo stesso lavoro di terapia in soggetti in trattamento.
Diviene così molto importante una accurata conoscenza del fenomeno, per poterne in seguito approntare metodologie nuove, allo scopo di affrontare consapevolmente questa controcorrente e tentare, al meglio, di poterla addirittura prevenire. (...)