Citazione

“Ciò che è realmente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non sia affatto preparato a questo radicale mutamento del mondo. Di gran lunga più inquietante è che non siamo ancora capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto adeguato con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca.” (Heidegger)
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venerdì 26 settembre 2014

Leggi Pro Anoressia e inutilità della censura

Con l'approssimarsi dell'estate scorsa i siti web pro-anoressia sono tornati a far notizia per l'interesse di una (in realtà ennesima) proposta di legge.
Leggo da tempo diverse notizie in proposito e dopo che si sono espressi un po' tutti, desidero esporre la mia opinione, sicuro che sarà una valutazione inutile e fin troppo sintetizzata.
Perché farlo quindi? Per varie ragioni e perché in Italia, con il prof. Umberto Nizzoli, vanto il primato della scoperta del fenomeno pro-ana e una certa esperienza data dal lungo tempo dedicato al suo studio - pubblicai i primi datigià nel 2004, tramite PERSONALITA'/DIPENDENZE della Mucchi Editore.

La Proposta di legge: MARZANO (..) "Introduzione dell'articolo 580-bis del codice penale, concernente il reato di istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare" è un testo interessante, ma discutibile. Riconosco come la mancanza di studi non agevoli chi vuole intervenire sulla questione. Come ha già avuto modo di dire Nizzoli (già direttore PASM dell'AUSL di Reggio Emilia) conversando con una giornalista dell'Espresso, i dati emersi dalla nostra ricerca sono tutt'altro che aggiornati, ma restano pur sempre gli unici approfonditi e sempre gli stessi a essere utilizzati.

Riconoscendone inoltre la complessità e i molti ambiti con cui il fenomeno interagisce, voglio provare a esporre brevemente il perché ritengo inefficaci e dannose queste proposte di legge.

Partiamo da una semplificazione: se anoressia, bulimia e altri DCA fossero patologie "contagiose", ovvero causate dalla vicinanza o dall'incentivo di altre persone affette, non discuteremmo più di patologie gravissime che creano sofferenza a migliaia di persone. Basterebbe recidere e isolare il problema, ma purtroppo o per fortuna le cose non stanno così.
Bisogna quindi acquisire che non è principalmente un comportamento di emulazione a causarne l'insorgenza, bensì la presenza di una personalità già sofferente, inserita in un contesto di vita disagiato, con "condizioni psico-sociali predisponenti". Insomma, se si vuole comprendere questa malattia si deve cancellare l'idea che diventi anoressica una ragazza “che vuole fare la modella”. I motivi sono altri e molto più complessi. Se d'altro canto non lo si vuole comprendere, ci si occupi di altre cose prima di commettere gravi errori.

Inoltre, a monte delle analisi sul fenomeno web pro anoressia, posso affermare che l' inutilità dell’azione penale ricade in due diversi ambiti: uno di concreta attuazione, cioè di efficacia, e un altro di tipo psicologico, cioè una involontaria incentivazione all'appartenenza a questi gruppi.

Esperienza diretta: una delle cose che notai già undici anni fa, all’epoca della ricerca, fu la velocità di nascita, morte e rigenerazione di questi luoghi virtuali, fossero essi siti pubblici o forum privati o altre forme ben nascoste. Molti ne interpretavano la veloce morte nell'intervento di organi esterni di polizia. In realtà il problema era meramente tecnico: spesso i siti scontravano involontariamente con regole del portale ospitante e, a seguito di controlli automatici, venivano chiusi e riaperti altrove, con velocità e con maggiore difficoltà di reperimento. Inoltre il web rende molto facile l'anonimato, producendo difficoltà enormi nel comprendere chi attivava un sito pro anoressia.
Pertanto sono convinto che nell'era di internet, ove i server intersecano giurisdizioni diversissime, l'idea di censurare e risalire agli autori di questi siti web sia impraticabile.

E veniamo alla questione psicologica. Dal mio studio ho potuto comprendere come questi luoghi rispondano a diversi bisogni di chi vi aderisce, tra i quali il bisogno di sentirsi accettati anche nella patologia e il bisogno di infrangere il proibito, comportamento tipico delle fasi adolescenziali.
Quindi, se da un lato questi siti web sono una miniera d'oro per studiosi e professionisti del settore - per comprendere e meglio rivedere i loro approcci terapeutici - dall'altro attirano un'utenza affascinata dalla segretezza e dall'infrazione delle regole.
Ho anche potuto apprendere come una fascia di chi non si rivolge alle cure specialistiche trovasse nei pro ana un luogo di sfogo, dove dominare sociopatie o solitudini angoscianti. Questo non per legittimare il fenomeno, tutt'altro, ma per far notare come l'eliminazione di questi spazi possa causare danni maggiori di quelli che si spera di risolvere: dichiararli ILLEGALI non farebbe altro che renderne più appetibile l'appartenenza. Spesso si tratta di gruppi con senso di appartenenza, sia virtuale che reale, essendo pratica comune adottare simboli e comportamenti di riconoscimento, tra i membri, nel mondo reale.

In conclusione ritengo che un'azione di tipo penale non sia in grado di prevenire o intervenire sul fenomeno pro anoressia. Dovrebbero invece esserci interventi mirati e preventivi capaci di offrire ai potenziali partecipanti alternative e percorsi più idonei che favoriscano "diversi e più salubri contesti di ritrovo". Affrontare un "sintomo" (addirittura così evoluto ed elaborato) di una patologia senza averlo adeguatamente analizzato, può causare gravi danni. Pertanto, finché non si interverrà su questo nuovo sviluppo (se di nuovo sviluppo si può parlare) con studi e interventi sociali e psicologici mirati, non si potrà ottenere nulla di positivo, né tantomeno fermare l'espansione e l'ulteriore evoluzione di questa espressione della sofferenza.


Agostino Giovannini

mercoledì 5 gennaio 2011

Le reti nella Rete - e-book


Breve recensione dell’e-book di Michele Facci - “Internet può talvolta avvicinare persone lontane e allontanare persone vicine..”, interessante guida a potenzialità e pericoli del Web(Ed. EricksonLIVE, p. 126)

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Com’è il mondo dopo l’avvento di internet?
La rete sta plasmando le modalità di comunicazione e di interazione tra le persone, interviene sempre più nella società. Ecco allora che si presentano, veicolati da internet, mancanze, sofferenze, disagi: gli stessi di sempre, ma amplificati, potenziati. La rete diventa una grande cassa di risonanza, una protesi, nel bene e nel male, delle capacità umane. Nel libro si propone una panoramica delle caratteristiche principali della rete e dei suoi riscontri psico-sociali, illustrando la situazione attuale, le potenzialità e i pericoli più significativi derivati da un uso inconsapevole o ingenuo delle nuove tecnologie. L’agile saggio rappresenta quindi un utile strumento conoscitivo per genitori, educatori e insegnanti, ma anche uno specchio in cui molti giovani possono riconoscersi.

Il volume affronta un tema di grande attualità: ossia il rapporto così diffuso dei giovani con la tecnologia e in particolare la grande passione del navigare in internet.

Il fenomeno è decisamente degno di interesse e non possiamo non interrogarci sull’effetto che esso può avere sulle capacità cognitive e sociali dei nostri ragazzi. Se da una parte i bambini sin da piccoli imparano a usare il computer, a giocare on-line e a stabilire relazioni e rapporti anche importanti con persone che non hanno mai conosciuto, dall’altra il mondo dell’educazione e della psicologia non si è ancora dedicato a comprendere fino in fondo gli effetti evolutivi di questo fenomeno. Nel volume comincia a emergere l’idea che gli educatori devono avere una conoscenza approfondita di ciò che viene trasmesso attraverso la tecnologia e dei vantaggi e dei pericoli insiti nel web. Si inizia dunque a discutere del ruolo attivo che gli educatori – intendendo sia genitori che insegnanti – debbano avere rispetto alle tecnologie informatiche. Troppo spesso sono state considerate solo uno strumento per scrivere, per giocare, per avere informazioni, oppure un qualcosa di non comprensibile, e non si è adeguatamente valutata la portata che queste nuove tecnologie stanno avendo sia sulla cultura giovanile, sia sui loro stili cognitivi e di apprendimento. Troppo spesso si sentono gli adulti criticare l’uso del computer o di internet, lamentarsi della poca capacità di ascolto che hanno i giovani, della loro passività nella discussione e attribuire la colpa all’uso del computer. Certamente un bambino che gioca da quando ha 4 o 5 anni con il computer avrà delle enormi potenzialità rispetto a chi incontra il computer in età adulta; un bambino acquisisce plasticità e reversibilità, amplia le proprie conoscenze e sviluppa forme di esperienza e selezione percettiva in ambito visivo. Ma l’ascolto, l’immaginazione e la costruzione creativa del pensiero?

L’atteggiamento corretto non è certo quello di rimpiangere il passato, ma piuttosto quello di capire e conoscere ciò che avviene e di entrarci dentro per poter, a livello educativo, utilizzare le potenzialità che offre la tecnologia e dall’altra parte predisporre a livello didattico adeguate lezioni e metodologie che conducano a un recupero dell’ascolto, della creatività e dell’espressività.

A questo tipo di conoscenza e di consapevolezza conduce il lavoro di Michele Facci, che si pone come un’introduzione al tema: ci presenta il mondo del web, fornendoci, in maniera chiara e leggera, una disamina degli ambiti, delle potenzialità e dei pericoli che si possono incontrare. Questo volume ci accompagna in una conoscenza culturale anche del mondo nascosto della nostra gioventù. Un mondo vissuto nel web, che da molti adulti è proprio per questo sconosciuto, ma in cui bisogna entrare e anche in alcuni casi vigilare per sapersi rapportare con chi rappresenta il nostro futuro.


Paola Venuti, Prof.ssa*

(* Professoressa di Psicologia dinamica e Psicopatologia clinica presso la Facoltà di Scienze Cognitive dell’Università degli Studi di Trento. È Collaborative Investigator del National Institute of Child Health and Human Development (NIH-NICHD). Dirige il Laboratorio di Osservazione e Diagnostica Funzionale (Dipartimento di Scienze della Cognizione e della Formazione dell’Università degli Studi di Trento).)


[Nb. il volume è scaricabile GRATUITAMENTE dal sito EricksonLIVE al link
http://www.ericksonlive.it/catalogo/tecnologie-e-media/media-e-societa/le-reti-nella-rete/ previa registrazione]

venerdì 30 gennaio 2009

PRO ANORESSIA: l’espressione del disagio nella società "evoluta"

UNA MIA LETTERA SINTETICA A DIFFERENTI SITI E GIORNALI

“Change your style again” suona una canzone che sento ora nel mio pc.. sintesi del fenomeno Pro Ana, metafora della ribellione ed evoluzione della sofferenza, psicologica, in un mondo in costante trasformazione.

Osservo il fenomeno sullo schermo del pc e tra i dati delle mie ricerche, come una mutazione dei sintomi stessi dei Disturbi del Comportamento Alimentare; nella logica in cui un sintomo è il risultato della collocazione storico-geografica e delle condizioni sociali cui le persone sono collocate.

Così, a decenni dalla classificazione di Anoressia e Bulimia, non ci dovrebbe stupire assistere a un mutamento che rischia di vanificare molte (apparenti) certezze, sociali e cliniche. Ritengo, infatti, che il primo motivo dell’esordio del Pro Ana, sia seguito all’intolleranza, preconcettuale, che parte della società dimostra nei confronti di queste patologie, di cui tantissimo si parla ma di cui si sa sempre molto poco!

Il Pro Ana si sviluppa come un gruppo dei pari (deviante) dove Anoressia, anacronizzata in ANA, non è uno stigma ma un obiettivo, uno stile di vita. Al rischio della vita stessa e associato a costanti sofferenti, tende a non etichettare “malate”; invero si sorreggono nel proseguire e nell’incentivare la “malattia” con ambivalenza, di cui nascondono le enormi sofferenze e enfatizzano gli apparenti benefici. Ciò nonostante, lo stigma sociale si riflette anche nel fenomeno, dove fuggono dal disagio originario, per nascondersi tra foto-traguardo di modelle scheletriche e persone in condizioni psico-fisiche devastate.

Una comunità chiusa e selettiva, anche tiranneggiante sulla sofferenza, il Pro Ana è ormai dilagato senza alcun controllo; bensì alimentato da interventi palliativi e totalmente inefficaci, quali la censura, che ne hanno reso la partecipazione, e l’aumento dell’ingegno a nascondersi, molto appetibile, e un fattore difficilmente prevedibile delle sue conseguenze. Come un virus è stato lasciato a se stesso, a spese di chi ne soffre..

Se il fenomeno non è pericoloso per tutti, lo è moltissimo per chi vive già sofferenza psicologica, che avvicinandosi a questo mondo “privé” può orientare a queste patologie, destinate a peggiorare in ogni aspetto, sinché la Società non le affronterà nella sua realtà, senza preconcetti e timori di colpevolizzazioni.

Il Pro Ana nasce molto pericoloso, ma oggi, a cinque anni dalla mia scoperta del fenomeno Europeo, nulla si è fatto. Il Pro Ana concentra in se stesso pericoli incalcolabili per adolescenti e persone già in uno stato di sofferenza.

venerdì 11 aprile 2008

Pro Anoressia: riflessioni sull’inconsapevolezza presente e futura

Dr. Agostino Giovannini

Sono passati anni da quando fui scopritore, in Italia, del fenomeno web Pro Anoressia; eppure quando se ne parla ci troviamo ancora di fronte ad un muro di inconsapevolezza. Nel 2004, epoca in cui svolsi la prima ricerca scientifica italiana sul fenomeno Pro Ana, con la collaborazione del Prof U.Nizzoli, all’Az.Usl di Reggio Emilia (Pro Ana e Ricerca AUSL - anno nel quale in periodico specialistico Personalità/Dipendenze della Mucchi Editore decantò la pubblicazione del primo articolo, scientifico, sull’argomento) il fenomeno ebbe un rilevante scalpore mediatico, dalle Tv ai giornali, alle radio al Web, il fenomeno dilagò come materiale di “curiosità”, ovunque. Ricordo con compiacimento come per lungo tempo, sui motori di ricerca principali, potevo vantare prime pagine interamente composte dai link dei miei articoli (web) sull’argomento, capofila di moltissimi altri non miei – la mia scelta di scrivere principalmente sul web è derivata proprio dal territorio oggetto delle indagini. Se ne parlò molto, e nel 2006 fu promulgato il fascicolo, finale, con i dati emersi dalle nostre ricerche; la prima e ad oggi l’unica approfondita.

Avvenne ancora un breve interesse mediatico, poi l’interesse terminò per riproporsi qualche mese prima dell’estate e ri-terminare, in poco tempo.Ancora oggi, molti studenti laureandi mi contattano chiedendomi informazioni, per tesi di laurea, su un fenomeno che, mi dicono, hanno scoperto poche settimane prima.. La nostra condizione politico-sanitaria non ha certamente contribuito al progredire degli studi scientifici sull’argomento, la mancanza di fondi economici ha sicuramente imposto scelte dolorose e forse obbligate, ma di fatto il Pro Ana non è rimasto a guardare impassibile!
(vd. Anoressia e Pro Anoressia)

Il mio primo contatto fu di shock; ma lentamente, l’analisi ACRITICA del fenomeno rilevò elementi molto più profondi, elementi che non potevano essere curati con una chirurgia dei comportamenti devianti (censura), ne compresi in pochi giorni di indagine. Più ottenevo comprensione del fenomeno, più ero portato a vederne i lati (paradossalmente) non del tutto negativi: sia però ben chiaro (!) che per me il Pro Anoressia non è un fenomeno positivo e salutare, tutt’altro, ma è un’evidente espressione ed un grido gruppale di aiuto, nuovo, una richiesta implicita di un aggiornamento, sociale e dei servizi, che non dovrebbe essere ignorata a questo livello. E proprio su questo punto, l’informazione, l’attenzione, l’aggiornamento dei servizi e dell’offerta terapeutica ad un utenza che cambia con una spaventosa velocità, è stata la più importante conclusione tratta dal tavolo di riflessione che, condotto da me e il prof. U.Nizzoli, ha fornito la multi-disciplinarità alla valutazione dei risultati.

Pur senza fondi, con l’aiuto prezioso di Nizzoli, ho proseguito a monitorare il fenomeno e ho visto, come avevo preventivato, il veloce e costante mutamento, e il crescere del rischio che, senza interventi efficienti (e non palliativi), di aggravamento.

Accade poi, che dal 2007 la censura tanto invocata dalle persone (pur giustamente) spaventate, approda in alcuni stati europei, come ad esempio la Spagna, dove si chiudono siti web Pro Anoressia in gran numero, e dove a dover chiudere sono anche siti Web dati alla luce per mano di persone di rilievo mass-mediatico (star del cinema e della moda). La censura è certamente uno strumento talvolta adeguato, soprattutto se il riferimento che calamita l’attenzione è anche amplificato da un personaggio che desta l’ammirazione di molti giovani (nelle fasce più a rischio: 12-25 anni almeno), ma è un’arma a doppio taglio. In Italia, ad esempio, dove fortunatamente il fenomeno Pro Ana si svolge in una modalità, ancora, in parte differente dal resto del mondo, e quindi mancano calamite medianiche che attraggono allo stile di vita negativo e deviante, la censura è un farmaco che può causare più effetti collaterali che benefici. Ho scritto molto, soprattutto sulla facilità di decesso e rinascita costante dei forum Pro Ana che ho potuto studiare: nascevano velocemente, duravano pochi mesi, poi venivano, senza una precisa motivazione, cancellati dal portale stesso che li ospitava; il giorno seguente raddoppiavano!

Insufficiente questa analisi, a farmi temere il pericolo della censura, ho scritto poco, poiché manco ancora di un buon numero di dati utili per confermare o disconfermare tali mie teorie, sul fatto che il pericolo peggiore del Pro Anoressia (che esiste sia nel Web che nel mondo reale, ormai) non è il perpetuarsi indisturbato nella rete, ma la sua costante propensione all’evoluzione.

Quanto viene urlato in questi spazi, quanto vi accade, quanto vi si dice e vi segue (imp: non ho mai fornito link di siti pro anoressia o esposto materiale sensibile, per rispetto del dolore di chi aderisce al fenomeno), è fonte di apprendimento ed è una grande costellazione di strumenti che se, rivisti e forniti in contesti protetti, possono ridurre non soltanto la moltiplicazione del fenomeno Pro Ana, ma anche prevenirlo e limitare le temute evoluzioni (Pro Ana: un Gruppo dei Pari?), e la creazioni di fenomeni affini (timori ai quali, purtroppo, stiamo già assistendo da tempo).

Nella prima indagine ho potuto studiare forum e blog aderenti alla Filosofia di Ana (vd. Pro Ana: Tra Anoressia E Filosofia), si trattava ancora di siti web al limite del sorreggersi a vicenda e del pericoloso narcisismo patologico; oggi invece scorgo Blog (che all’epoca erano il fenomeno meno gravoso e quindi mere richieste di aiuto) che si rendono privati e nascosti, esattamente come tempo prima facevano i forum, valicando gradualmente il limite del pericolo; luoghi virtuali dove le aderenti procedono in un processo anoressico: desiderano e cercano (ovviamente invano, ma peggiorando notevolmente il già gravoso stato di salute psico-fisica) di trasformazioni da bulimie in anoressie.L’Italia comprende soprattutto un popolo Pro Anoressia Web al 90% circa di Bulimie (le forme anoressiche restano tali anche, spesso, nei dibattiti, rendendo meno appetibili per le lettrici i loro spazi); così il fenomeno Pro Mia che dilaga negli USA, in Italia si auto-definisce Pro Ana.La gravosità odierna si rileva anche nella, maggiore, difficoltà che abbiamo nel reperire i VERI siti web Pro Anoressia (ben diversi dai blog di facile raggiungimento). E va bene ricordato che, come dimostrato dalla ricerca Ausl sul Fenomeno Pro Anoressia (2004/2005), uno dei maggiori strumenti di accesso alla rete delle Adepte di Ana è il canonico passa-parola. Ovviamente non sono facilmente rintracciabili dagli studiosi, ma, al contrario, sono facilmente rintracciabili da chi soffre già di un Disturbo del Comportamento Alimentare, che poi ha facoltà di accedere valicando la severa selezione della gestione, che si protegge dalle invasioni esterne.L’aggravarsi di un disturbo già presente in questo mondo sconosciuto è un pericolo incalcolabile, quanto lo è il rischio emulativo di disturbi similari. Incalcolabili, oggi, sono anche le conseguenze dirette ed indirette sulle utenze in cura e non..
Per concludere la mia riflessione, mi sento di rinnovare gli inviti, ai servizi, alle dirigenze dei servizi e delle politiche socio-sanitarie, di non sottovalutare oltre il fenomeno, prima che sia troppo tardi da affrontare con efficacia, di osservarlo, non con la semplicità di una chirurgia che propende a ben più complicati rischi per l’utenza attuale e potenziale; invito inoltre a investire seriamente nello studio e nella ricerca (più di quanto pare si stia facendo, o io stesso abbia potuto fare) e non attendere studi esteri, poiché per quanto egregia siano, il fenomeno italiano ha peculiarità che non aderiscono ad altri lochi geografici; insomma per ottenere risultati è necessario uno studio approfondito e determinate e urgente, che tralasci i desideri inadatti di soluzioni veloci e facili.


(Tratto da: www.sostanze.info)

mercoledì 3 ottobre 2007

ANORESSIA e campagna shock: errore o necessità?

Oliviero Toscani con la pubblicità di “Nolita” ha scosso l’opinione pubblica e suscitato dibattiti. Ma attenzione alle banalizzazioni


Siamo ormai sul finire del 2007, un’epoca in cui i film di fantascienza degli anni 80-90 prevedevano macchine volanti, teletrasporto, odissee nello spazio o anche la fine del mondo; in realtà non è che sia cambiato molto da allora. Perlomeno, nel nostro sistema sociale e culturale, le cose si sono evolute, ma permangono in modo saldo molte caratteristiche ereditate dai decenni passati (come potrebbe essere altrimenti?!). Di certo nel 2007 abbiamo un utilizzo di nuove tecnologie sempre più avanzate.

Quello che forse più ci contraddistingue dal passato, oltre il prossimo esaurimento dei giacimenti petroliferi e le possibili crisi energetiche, lo scioglimento dei grandi ghiacciai e gli sconvolgimenti climatici, è la rete Web (Internet). Spesso ne abbiamo conferma e di questi tempi, addirittura, qualcuno ne ha fatto uno strumento di politica e propaganda, facendo entrare nel mondo conservatore la novità.

Ma nel 2007 come nel 1997 ritroviamo molto di apparentemente immutato: diverbi continui, insoddisfazioni, i grandi mecenati dell’economia sempre attivi a svolgere il loro lavoro (ecc), in cui anche il mondo della moda è oggi praticamente come all’ora. Ma soprattutto, ciò che ritroviamo oggi come dieci anni fa è il disagio psicologico delle persone!

In ogni epoca la psiche delle persone manifesta il proprio disagio sconvolgendo l’ordinarietà e la logica di chi vi sta attorno, talvolta in un modo e altre in uno diverso. L’epoca storica, così come la locazione geografica, stabilisce spesso le caratteristiche dei maggiori disagi psicologici di cui le persone soffrono, quasi come un costume culturale. Secoli fa in Europa definivamo “isterie” a non finire, oggi invece ci scontriamo con gravi disturbi del comportamento alimentare e gravi disturbi da dipendenza e di crisi della personalità; e anche se spesso li definiamo anche superficialmente con “luoghi comuni”, talvolta, come all’ora, rigiriamo la faccia altrove.

Ecco che in questo contesto, di società disattenta, è apparso recentemente il gesto cruento di un fotografo, già noto per i suoi modi provocatori, appendendo cartelloni pubblicitari per promuovere la campagna di “No-l-ita”, dove viene fotografata una giovane ragazza, francese, che versa in un gravissimo stato di salute, organica e psicologica, che potremmo definire oltre i limiti della magrezza biologicamente consentita: una giovane affetta palesemente e gravemente, appunto, da Anoressia nervosa. A fare ciò è Oliviero Toscani nel periodo di sfilate della moda nella città di Milano, il nostro fiore all’occhiello nel mondo come capitale dei capi firmati.

Ho potuto leggere che la campagna ha avuto il benestare del Ministero della Salute, ma ho letto anche molte indignazioni e, all’opposto, molti pareri positivi.
Stando alle dichiarazioni di Toscani, la campagna è stata promossa per indignare e provocare la società inetta e inadeguata nell’affrontare il problema: lamenta infatti una moda che recluta ragazze gravemente sottopeso, ed un mondo circostante che non si sofferma a sufficienza a considerare come operare realmente, per guarire e prevenire la situazione, di certo molto precaria.
Non credo che sia possibile, così in questo breve articolo, fare un punto chiaro della situazione e magari trarne un giudizio, poiché i componenti e i contesti da considerare sono davvero moltissimi e molto diversi l’uno dall’altro; per una persona esterna al mondo clinico, dei Disturbi del Comportamento Alimentare, non è semplice comprenderli tutti appieno.

Dal mio punto di vista è necessario attuare una precisa distinzione: ovvero tra chi questa campagna va a colpire. Una campagna shock come questa difficilmente passa inosservata, e raccoglie le differenti e spesso contrarie emozioni, esplicitate su un giornale o al bar, che rispecchiano il soggettivo vissuto interiore.

Indossando il “camice bianco” e riflettendo, quindi, sulle conseguenze di una simile campagna su ipotetiche persone che soffrono di questi gravi problemi, mi sento anche io di svalutarla e criticarla. Dobbiamo infatti pensare (e perdonate l’approccio diretto e non scientifico) come da un lato chi ne soffre, e chi ne è coinvolto per legami affettivi, rivede in questa fotografia sconvolgente una grande sofferenza personale, accentuando di per sé la “sua” condizione di disagio psicologico. --br--

Ho sentito alla radio, presso una trasmissione cui ho fatto comparsa, le divergenti opinioni di Fabiola De Clercq e della conduttrice Patrizia De Rossi: la prima sosteneva l’enorme azzardo e rischio di questa pubblicità, che mai (o forse sarebbe meglio sostenere: raramente) può suscitare nelle persone affette da questi problemi della sfera emotiva un incentivo ad uscirne o perlomeno ad entrare nei percorsi di cura – bensì, aggiungo io, potrebbe addirittura accentuare i sintomi dell’anoressica, che potrebbe trovarsi invitata a scioccare lei stessa maggiormente o a invidiarne il “traguardo”, nella bulimica, invece, potrebbe scatenare sentimenti di frustrazione per la sua impossibilità a raggiungere uno stato analogo.

Diversamente la conduttrice De Rossi, come altri, sosteneva che poteva essere visto anche come un buon disincentivo a proseguire nella condotta dimagrante. Certo è che per persone che già soffrono di DCA, la patologia non permette loro di avere la giusta lucidità mentale di comprendere il “limite” e di capirsi magra oltre ogni modo, anche in uno stato di 26/30 kg.
Desidero aprire e chiudere una parentesi: l’Anoressia, come la Bulimia, non sono vere e proprie patologie dell’alimentazione (anche se le classifichiamo tali, grazie ai, comunque, preziosi ed utili manuali diagnostici), sono bensì sintomi ultimi di una profonda sofferenza e di un disagio psicologico che può comprendere tutto e il contrario di tutto; si dovrebbe infatti parlare di Anoressie e Bulimie, come molti specialisti fanno già da molto tempo.

È perciò importante smettere di semplificarne la sofferenza e la situazione, ritenendo che esse vogliono solamente dimagrire per assomigliare alle modelle! Lo si può, ad esempio, ben notare dalla foto in questione, e da altre, dove ragazze dello stesso peso mirano ancora a dimagrire sentendosi brutte perché grasse!

Affrontando invece la cosa da un punto di vista sociale (e riappendendo il camice): la visione diverge profondamente. Le statistiche ci insegnano come sono inattendibili, ovvero che l’Anoressia Nervosa, riscontrata in Italia all’1% come al 3% la Bulimia Nervosa, sono in effetti sotto-stime.

Noi riusciamo a stimare e a stilare statistiche solamente sulle pazienti che divengono tali quando si rivolgono alle cure adeguate. Sappiamo bene come una grande fascia (superiore) non si rivolga alle cure, e sappiamo bene che, la Bulimia, diversamente dall’Anoressia, è più difficile da riconoscere esternamente.

Ciò per dire che effettivamente nel nostro attuale sistema, l’attenzione non mass-mediatica riservata a queste patologie è ancora molto scarsa: molti centri delle Ausl che curano le patologie DCA (gratuitamente e con pure ottimi risultati) riescono a funzionare più per il lavoro volontario di tirocinanti e collaboratori non pagati che per i fondi disponibili a questi interventi: il Disturbo del Comportamento Alimentare è una malattia sociale, ma che diversamente dalle tossicodipendenze causa pochi problemi sociali (come omicidi, rapine, ecc.) provocati per procurarsi la sostanza dalla quale si dipende: da ciò si può trarre un buon esempio delle motivazioni di molte scelte di carattere economico-sanitario.

In questa ottica socio-politica, dislocata dal clinico, investendo con una simile campagna la società intera, criticandola nel suo intervento ridotto e soprattutto nelle costanti errate convinzioni, non mi sento di biasimare l’azione pubblicitaria (supponendo naturalmente che non sia stato un gioco economico come taluni hanno sospettato): da mesi non si parlava quasi più di anoressia, anzi si ce ne disinteressava, oggi la riabbiamo su tutti i giornali ed i telegiornali! Forse non otterremo nulla, forse sì.

Infine desidero (riappropriandomi dello status di studioso) stilare un parallelo tra la campagna e il fenomeno web dei siti pro-anoressia, anch’esso scivolato dall’attenzione di una società che ancora non lo conosce.
Queste patologie, che vivono in una costante ambivalenza, si districano tra il nascondere la loro situazione disagiata, per poterla proseguire, e infiniti richiami di aiuto impliciti. Lo stesso fenomeno che anni fa sconvolse la popolazione italiana, e noi stessi professionisti, che scoprimmo (con la prima ricerca scientifica italiana, effettuata presso l’Azienda Sanitaria Locale di Reggio Emilia in collaborazione, e grazie al prof. Umberto Nizzoli) quanto poco se ne sapeva anche all’interno del mondo specialistico. Ad anni di distanza poco è cambiato.

Mancano forse i fondi necessari agli studi del fenomeno, ed anche i tempi che non possono essere brevi per una pronta soluzione (se voluta efficace), ma di fatto su di esso si è messo in atto ben poco, dopo la ricerca scientifica che ho personalmente condotto.
Ciò per dire che in un modo o in un altro, la sofferenza psicologica è talmente elevata, e talmente gravosa, che si sviluppano differenti, e in continua evoluzione, gridi sociali: quali il movimento di aggregazione delle adepte di Ana, o l’indiretto intervento di una pubblicità shock.

Per provocare e fare riflettere: se fossi stato io l’autore di quella campagna pubblicitaria, chiederei agli indignati il motivo profondo di tale reazione, facendo loro notare come foto di questo genere, girano nel web e sui giornali (nei momenti di interesse mediatico) in un numero incredibilmente alto, talmente sconcertante che quattro anni fa ebbi modo di scontrarmi con un sito web che proponeva fotografie, e video pornografici, le cui protagoniste erano ragazze allo stremo della salute fisica e mentale come nella foto di Oliviero Toscani!

Dr. Agostino Giovannini