Citazione

“Ciò che è realmente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non sia affatto preparato a questo radicale mutamento del mondo. Di gran lunga più inquietante è che non siamo ancora capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto adeguato con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca.” (Heidegger)

giovedì 27 luglio 2006

Bulimia Nervosa: una malattia di serie B?

Un estratto di una tesi di specializzazione in psicoterapia ipotizza che, rispetto all'Anoressia, la Bulimia sia una patologia che "rimane sullo sfondo" e che va invece portata il primo piano

La bulimia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare, alla pari dell’anoressia nervosa, anche se più sottaciuto rispetto all’anoressia, della quale molto ormai si parla e si scrive. In ambito scientifico, ad esempio, si trovano molti testi di letteratura che trattano dell’anoressia e non della bulimia, ma non avviene il contrario: è raro trovare studi specificamente dedicati alla bulimia che escludano la trattazione del disturbo anoressico.
Nel Trattato Completo degli Abusi e delle Dipendenze, a cura di Nizzoli e Pissacroia (2004, p. 918), leggiamo: “La bulimia, che letteralmente significa fame da bue o da cane, pur nota da lungo tempo viene citata poche volte nella letteratura medica. Negli scarsi lavori disponibili, anche se le conoscenze in materia vanno incrementando rapidamente, l’abbuffarsi e la successiva liberazione attraverso il vomito non vengono descritti così esaurientemente ed estesamente come lo sono la coercizione dell’appetito e l’anoressia mentale che spesso l’accompagna”.
Inoltre, operando nel Sistema DCA dell’Az. USL di Reggio Emilia (Servizio per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare), ho avuto molte occasioni, insieme con i miei colleghi, di partecipare a conferenze, formazioni, supervisioni e, ovviamente, alla riunione d’équipe settimanale. È emersa, nel confronto tra noi, la consapevolezza che la bulimia, rispetto all’anoressia, tendenzialmente passa in secondo piano: nelle relazioni ai convegni, nella scelta dei casi da portare in supervisione e anche nell’ingaggio di noi operatori è più spesso l’anoressia che emerge come figura.
Qualcosa di molto simile accade anche nel contesto familiare e in ambito sociale: spesso le pazienti anoressiche giungono all’osservazione del medico di medicina generale, di un libero professionista o di un servizio specialistico trascinate di forza da genitori o partner allarmati e disperati per il vistoso calo ponderale e per l’abbrutimento della ragazza o della giovane donna. L’esordio anoressico è solitamente esplosivo e rapido o comunque, di norma, da un certo momento in avanti vi sono un’accelerazione del calo di peso e un aggravamento vistoso della condotta alimentare, delle condizioni fisiche, della chiusura rispetto alle relazioni e delle oscillazioni del tono dell’umore. Il contesto avverte un senso di preoccupazione e di impotenza; inizialmente nega, poi si arrabbia, quindi riconosce la propria impossibilità di risolvere autonomamente la situazione e contatta una qualche figura curante. --br--
La persona bulimica, invece, spesso non è riconosciuta. Solitamente è normopeso, consuma in solitudine e assoluta segretezza i rituali dell’abbuffata e del vomito, al tempo stesso vergognandosene e difendendoli da qualsiasi ingerenza esterna. Spesso il contesto non sa della sua condotta alimentare, talvolta intuisce che qualcosa non va ma non immagina di che cosa si tratti. E’ frequente che intercorra molto tempo, anche molti anni -durante i quali le abbuffate e i metodi di compensazione sono avvenuti con regolarità, persistenza, compulsione - dal momento di esordio del disturbo al momento in cui la persona accede a un trattamento. Non sempre sono i familiari a promuovere il contatto con i servizi o con un professionista: può accadere, contrariamente all’anoressica che sia la stessa bulimica a chiedere aiuto, dopo snervanti tentativi infruttuosi di smettere o quantomeno di limitare il sintomo, divenuto col tempo invalidante e pervasivo. Se la paziente chiede un trattamento per una motivazione propria e non indotta da altri, è frequente che faccia esplicita richiesta ai curanti di intraprendere un percorso di terapia individuale senza il coinvolgimento dei familiari e, addirittura, senza che la famiglia ne sia informata.
Anche quando la famiglia è al corrente del disturbo bulimico, la preoccupazione è minore rispetto a quella che si attiva nella famiglia delle anoressiche; inoltre, quando una paziente anoressica vira sul versante bulimico e, da sottopeso e restrittiva che era, diviene normopeso ma con pratiche di riempimento e svuotamento frequenti, il contesto abbassa il livello di allarme e di vigilanza; talvolta, famiglie che nella fase di anoressia della figlia avevano collaborato al trattamento e magari si erano impegnate in una terapia familiare vera e propria, con la comparsa della bulimia (della quale sono informate), ritirano la loro disponibilità al trattamento. Eppure la bulimia nervosa non è affatto meno pericolosa dell’anoressia: pur mimetizzata da un peso spesso normale e da frequente compiacenza e adeguatezza della persona alle richieste del contesto, la bulimica rischia molto: aritmie cardiache, squilibri elettrolitici, lacerazioni esofagee, rottura gastrica, grave compromissione della dentatura.
Da notare, inoltre, che, nonostante i dati epidemiologici segnalino che la bulimia nervosa è molto più diffusa rispetto all’anoressia, le due patologie sono rappresentate circa nella stessa misura nei Servizi specialistici per i disturbi del comportamento alimentare o, addirittura, l’anoressia nervosa è maggiormente presente rispetto alla bulimia, il che significa che una percentuale ben superiore di bulimiche rispetto alle anoressiche non giunge all’osservazione diagnostica e al trattamento.
Queste osservazioni sottolineano nuovamente come la bulimia nervosa rimanga abitualmente sullo sfondo.
Unica eccezione in questo panorama sono gli studi di outcome dei trattamenti dei disturbi del comportamento alimentare. Le rare evidenze sull’efficacia dei trattamenti nei DCA (Disturbi del comportamento Alimentare) convergono quasi tutte sulla bulimia nervosa. Uno dei pochi dati di letteratura ormai acquisto è che la terapia cognitivo-comportamentale si dimostra efficace nel trattamento della bulimia nervosa (NICE, National Institute for Clinical Excellence – UK, 2004).


tratto dalla tesi di specializzazione in Psico-Terapia della Gestalt, "LA BULIMIA NERVOSA: LETTURA FENOMENOLOGICA E PROCESSO DIAGNOSTICO. UN CONTRIBUTO NELL'OTTICA DELLA PSICOTERAPIA DELLA GESTALT", specializzanda dr.ssa Chiara Covri, relatore dr.ssa Manuela Partinico

(fonte: Rubrica Il Mondo Dentro - RedAcon)

martedì 20 giugno 2006

PROGETTO PER UN DOCUMENTARIO

PRO ANA di Paola Rota

(Breve estratto dell’omonimo articolo pubblicato dalla Rivista “Plot Storie per lo Schermo”/ anno IV/ numero doppio seisette/ maggio 2006, pg 90-101 – ad oggi il documentario attende ancora di trovare una produzione interessata)


l "venticinque lettori" di Plot forse ricorderanno un progetto di lungometraggio dal titolo Frammenti. pubblicato sul primo numero della rivista: un padre e un'insegnante alle prese con una ragazzina anoressica, molto manipolatrice. Con questo progetto di documentario, il tema dei disturbi alimentari ritorna da un'altra angolazione, decisamente più scientifica, ma non per questo meno coinvolgente, anche su un piano emotivo. forse per lo stupore e l'indignazione che la voce narrante dell'autrice fa emergere con efficacia.
Il progetto è in fieri e il trattamento proposto è soltanto una delle realizzazioni possibili, sulla base del materiale che Paola Rota ha raccolto e raccoglierà in futuro.

Ci sono storie che vanno raccontate, e credo che questa dei siti Pro Anoressia e Bulimia sia una di quelle. Quando ho scoperto questa realtà, ero talmente sconvolta che continuavo a raccontarla, accorgendomi, con mio grande stupore, che il tema, effettivamente di forte impatto, suscitava molto interesse nelle persone.

È questo interesse che mi ha convinta a scrivere il documentario.
L'argomento non è semplice da narrare, bisogna equilibrare con attenzione il materiale di internet
e le interviste agli specialisti, cercando di trasmettere allo spettatore la complessità della materia, con informazioni precise e corrette, evitando i soliti luoghi comuni sui disturbi alimentari. Ho cercato di rendere visivo un materiale statico, come quello del web, suggerendo immagini evocative e scegliendo di non mostrare la sofferenza fisica della malattia.

Rimane solo un dubbio, ma è giusto che ci sia per chi si appresta ad affrontare questo argomento, ed è quello che il documentario possa in qualche modo spingere alcune persone, estranee o meno ai disturbi alimentari, a frequentare questi siti. Non è raro che ragazze con problemi di anoressia e bulimia ammettano di aver preso spunto da film o libri per coltivare la loro ossessione. --br--Questo è un rischio da tener presente, ma credo non sia sufficiente per decidere di non raccontare questa realtà.

Paola Rota

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Dettaglio di una Barbie. Una mano inizia a svestire la bambola: le toglie le scarpe con Il tacco, la gonna, la giacca.

Una volta, in un articolo, ho letto che se Barbie fosse una persona vera sarebbe alta 1.80, peserebbe circa 46 chili, con 100 cm di circonferenza seno e 48 di girovita, e forse sarebbe in cura per anoressia.

La Barbie rimane nuda. Particolari del corpo della bambola: vicino da vespa, gambe magre e chilometriche, lunghi capelli biondi...

La mano prende un braccio della Barbie e lentamente lo stacca, poi stacca una gamba, poi l'altra. Per ultima viene tolta la testa: le parti del corpo della Barbie rimangono sparse su una superficie bianca.

Sulle prime note di Welcome to my world, a poco a poco compare in lontananza l'immagine dello schermo di un PC. Internet è un mondo dove tutti i mondi s'incontrano, si scambiano informazioni. Su internet ci si ama, ci si lascia, si trovano amici, si scoprono altre realtà. Per alcuni internet è fuga dalla solitudine, e per altri è solitudine. Per alcuni è ricerca e scoperta, per altri ossessione, ma soprattutto internet è comunità, senza bandiere, senza differenze, senza identità. Su internet si può essere liberi, talmente liberi da poter trasformare una malattia in uno stile di vita. Digitando due semplici parole: Pro Aria o Pro Mia, su qualsiasi motore di ricerca si aprirà un mondo, un mondo parallelo che ha dell'incredibile. Un mondo dove anoressia e bulimia vengono esaltate come stili di vita da seguire.

Mani di donna, magre e sciupate, attorno a un polso un sottile elastico. Una mano, con movimenti nervosi e ripeticivi, continua a tirare e rigirare l'elastico, senza tregua. Poi, con forza, tende l'elastico e lo lascia ricadere come una frusta sul polso.
"Non si può essere belle senza essere magre. ."
Un altro colpo di elastico e sullo schermo compare la scritta:
"I 10 Comandamenti di Ana". "Essere magre è più importante che essere sane."
Un altro colpo di elastico.
"Compra taglie più piccole, rasati i capelli, prendi pillole dietetiche, fai la fame, fai di tutto per essere più magra."
Un altro colpo di elastico, il polso è arrossato dalle percosse ricevute.
"Non devi assumere cibo ingrassante senza punirti."
Un altro colpo di elastico, il rumore è fortissimo.
"Essere magra e non mangiare sono indici di vera forza di volontà e di successo.

Il dottor Agostino Giovannini da anni lavora nel campo della psichiatria e in particolare sulle patologie che colpiscono prevalentemente le fasce giovanili della popolazione, focalizzando la sua attenzione sui Disturbi del Comportamento Alimentare. Collabora con I'Asl di Reggio Emilia per la quale, recentemente, ha compiuto uno studio sul fenomeno dei siti Pro Ana.

I Disturbi del Comportamento Alimentare hanno un'incidenza molto elevata nelle fasce giovanili della nostra popolazione. Secondo l'ultima indagine Eurispes, oltre due milioni di ragazzi e ragazze in Italia, tra i 12 e i 25 anni, soffrono di un Disturbo del Comportamento Alimentare conclamato: la diagnosi spesso avviene tardivamente, anche dopo 6/7 anni dall'esordio. Per Disturbo del Comportamento Alimentare s'intende una situazione in cui il rapporto con il proprio corpo e con il cibo viene alterato in maniera tale da dominare in maniera anomala e ossessiva tutte le azioni della propria giornata. I DCA più conosciuti sono Anoressia e Bulimia." (estratto dall'articolo del dottor Giovannini Pro Ana: tra Anoressia e Filosofia)

Di nuovo lo schermo di un PC: su un motore di ricerca viene composta la parola Pro Ana e si apre l'homo page di un sito Pro Anoressia.

Il mio incontro con i siti Pro Aria è avvenuto nel corso di una ricerca per un soggetto cinematografico che aveva come protagonista una ragazzina anoressica. Nonostante le moltissime informazioni sul tema anoressia, quello che mi mancava, per dare credibilità al personaggio, erano i suoi pensieri intimi. La scoperta dei siti Pro Anoressia mi ha permesso di entrare in contatto con i tabù del disturbo alimentare, i segreti, i pensieri che nessuna ragazza avrà mai voglia di raccontare. Ii sito è una sorta di confessionale, che dà vita a una "rete di sostegno", una vera e propria comunità di malattia che prende il sopravvento sulla famiglia e sui medici.

Sullo schermo scorrono le immagini del sito: elenchi lunghissimi di cibi proibiti e foto di modelle scheletriche, contrapposte a foto di donne obese.

Sui siti le ragazze si scambiano informazioni e disquisiscono su calorie e peso: foto di donne magrissime, venerate come santini, si impartiscono consigli su medicine anoressizzanti e su come procurarsi il vomito. Nei loro diari giornalieri le ragazze fanno a gara nel saltare i pasti e i pensieri proibiti vengono raccontati liberamente, trasformando il disturbo alimentare in una filosofia di vita, la filosofia di Aria, dea della magrezza.

Sullo schermo la foto di una ragazza sorridente, è magrissima, è lei la musa ispiratrice, la Thinspiration: le ossa sporgono dal suo corpo e le braccia e le gambe sembrano stuzzicadenti.

II dottor Agostino Giovannini continua: "Nella nostra società i DCA, Disturbi del Comportamen­to Alimentare, sono ancora poco considerati dall'opinione pubblica e le persone che ne soffrono riescono spesso a passare inosservate. Anche all'interno delle stesse famiglie di chi manifesta questi comportamenti molto spesso il problema viene sottovalutato: a volte ciò succede per mancanza di informazioni su questi disturbi, a volte le persone coinvolte possono essere impaurite da questa forma di disagio, sempre per mancanza d'informazione o per stigmatizzazione della malattia, o per paura di essere colpevolizzati della malattia della figlia o del figlio. Questa 'incuranza', più o meno volontaria, contribuisce a far sì che la persona che manifesta DCA spesso non chieda aiuto, o lo faccia dopo molto tempo dall'insorgenza della malattia. La bulimia, e a volte l'anoressia, sono accomunate anche da una condizione di segretezza: una situazione permanente, in cui molti degli sforzi di chi ne soffre sono rivolti alla riservatezza e alla protezione del sintomo. Come in una sorta di dipendenza, sia il rifiuto del cibo che l'assoluta ingordigia (e tutti i meccanismi compensativi utilizzati) diventano i più potenti alleati, così che le stesse persone affette da DCA li custodiscono come tesori, anche perché spesso non riescono a vedere la loro vita presente e futura senza la presenza di questi sintomi."

(estratto dall'articolo Pro Ana: tra Anoressia e Filosofia)

(….)

Paola Rota è nata a Torino nel 1974. Nel 2000 ha frequentato il Master Holden in Tecniche della narrazione e, nel 2001, il corso di perfezionamento per sceneggiatori organizzato da Script e RAI. Nel 2002 è stata segnalata al Premio Solinas con il soggetto La Fourè Riúa e nel 2003 è stata finalista al Solinas con il soggetto cinematografico Male di Miele. Attualmente lavora come sceneggiatrice di cartoni animati e fiction televisive.

giovedì 27 aprile 2006

FENOMENO PRO ANA: RICERCA E RISULTATI AUSL

I siti Web Pro Anoressia, conosciuti anche come siti Pro Ana, nascono negli USA e arrivano in Italia negli anni 2002/2003 circa.

Lo sviluppo di questi siti si registra con una prima realizzazione di Blog Pro Ana e una successiva strutturazione di Forum privati Pro Ana: i Forum, che si dichiarano seguaci della Filosofia di Ana, sono accomunati ai Blog dalla tipologia di persone che li frequentano: persone affette da Disturbi del Comportamento Alimentare che ne enfatizzano i sintomi. Si creano comunità virtuali, dove le ragazze discutono e si sostengono nel perseguimento dell’obbiettivo della magrezza assoluta, traendo rinforzi, anche, da materiali incentivanti il delirio sintomatologico (es: i 10 comandamenti di Ana, i motivi per non mangiare, ecc.).

Con l’espandersi dei Forum Pro Ana si sviluppa più dettagliatamente quella che potremmo definire come una filosofia di vita deviante: la Filosofia di Ana.

Tale filosofia si oppone rigidamente alla visione di Anoressia e Bulimia come patologie psichiatriche e mira a proclamare uno stile di vita alternativo, dove si promuove l’obbiettivo antibiologico della liberazione, totale, dalla dipendenza da cibo: l’Anoressia Nervosa come stato permanente.

Per espletare ciò, i siti Pro Ana realizzano gruppi virtuali con sembianze di sette religiose: le adepte di Ana, dove Ana come diminutivo di Anoressia è una musa ispiratrice ed un ideale supremo.

In questo sentimento di onnipotenza, è possibile leggere un tentativo di settorializzazione delle condotte anoressico/bulimiche, particolarmente nella volontà delle adepte, di non essere etichettate come “malate”, ma di essere “guardate” come persone che mirano ad un obbiettivo non conforme alla società circostante.

Da questi presupposti, nel Settembre 2004, presso il PASM dell’Az. Usl di Reggio Emilia si è sviluppato un progetto di ricerca atto a studiare ed approfondire quello che era un tema poco conosciuto anche dai professionisti del settore DCA: il fenomeno Pro Ana. Tale ricerca ha sondato, tramite lo strumento del questionario, la conoscenza e la frequenza ai siti Pro Anoressia da parte di persone affette da un Disturbo del Comportamento Alimentare conclamato; tramite la navigazione e l’indagine qualitativa ha indagato le principali dinamiche di azione del movimento Pro Anoressia.

Lo studio ha rivelato come già una parte importante di pazienti siano a conoscenza e frequentino i siti Web Pro Anoressia, ha portato alla luce il carattere enfatico che viene dato alla componente sintomatologica, sia anoressica che bulimica, e ha sviluppato riflessioni di vario genere su come interpretare ed affrontare il fenomeno dal punto di vista clinico.

richiedi il fascicolo della ricerca all'indirizzo email agostino.giovannini@ausl.re.it

(tratto da Risky-Re: Network Informativo sui Comportamenti a Rischio)

martedì 25 aprile 2006

Intervista/ Quando il cibo diventa un nemico

(dal mensile: TuttoMontagna:)

L’attenzione per il proprio corpo e i disturbi del comportamento alimentare. I seguaci della filosofia di Ana. Fenomeni prevalentemente femminili. Parla il dr. Giovannini.


articolo di Federico Zannoni

“Odio il mio corpo. E’ una cosa superflua. Dà sempre troppo da fare. Vestirlo, tenerlo dritto, sempre in tiro, il trucco sul viso... E bisogna farlo ad ogni costo, perché questo è il mio lasciapassare. Senza non sono niente”.
Irina Denezkina, poco più che ventenne, è già una scrittrice di successo. I suoi racconti sono implacabili affreschi del mondo giovanile. Sono storie di solitudini e compagnie, di alcol e droghe, di musica e pantaloni griffati, storie i cui protagonisti sono anima e carne, con sogni e desideri talvolta intrappolati in corpi troppo goffi. E’ proprio sul rapporto che i giovani hanno col proprio corpo, soprattutto quando questo precipita in pericolose derive, che abbiamo deciso di centrare la nostra conversazione con Agostino Giovannini, neo-laureato in Servizi sociali e autore di interessanti ricerche sul campo.
Partiamo dalla citazione iniziale. Crediamo siano frasi importanti, in cui l’efficacia estetica delle parole ben si abbina con contenuti complessi e diretti.
“I giovani d’oggi danno grande importanza al loro corpo. Basta guardarsi in giro, per strada, per notare come ragazze e ragazzi fondino parte della loro autostima e della loro ‘personalità’ sull’apparire estetico del proprio corpo”.
In fondo, però, prendersi cura del proprio corpo e mostrarsi attenti al modo in cui ci si presenta agli altri è innegabilmente segno di equilibrio e buona educazione.
“La cura del proprio corpo è un elemento essenziale nell’essere umano. Non per nulla, una manifestazione delle sindromi depressive è il non prendersi cura del proprio corpo. Ma per ogni cosa esiste una giusta misura. Al giorno d’oggi i mass media ci impongono un’assoluta tirannia dell’apparire agli altri: lo si vede nelle sfilate di moda, nei talk show dove si arriva a criticare il trucco eccessivo, il vestito sbagliato. Oltre un certo limite, l’attenzione per il proprio corpo diviene fonte di malessere”.
Un malessere che può sprofondare nei disturbi del comportamento alimentare.
“Una persona che soffre di disturbi del comportamento alimentare fonda tutta la sua esistenza su un apparire mai raggiungibile. Il prendersi cura di sé diviene talmente eccessivo quanto elusivo del vero problema”.
Quali sono i principali disturbi del comportamento alimentare?
“Sono essenzialmente tre: anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata. Il primo è il più conosciuto: si distingue per un totale rifiuto del cibo e l’unico obiettivo della magrezza. Il secondo, di più recente diffusione, si contraddistingue da un’eccessiva dipendenza dall’uso-abuso del cibo, con annessa una varietà di comportamenti compensatori. La terza forma, anche conosciuta come ‘bed’, è contraddistinta da un persistente desiderio di assumere eccessive quantità di cibo, differenziandosi però dalle altre due forme per una non così accentuata ossessione per la magrezza”.

Anoressia, bulimia, bed. Partiamo dalla prima: nella vita di tutti i giorni, quali comportamenti contraddistinguono le persone anoressiche?
“Voglio sfatare un mito: l’anoressica è una persona estremamente affamata, nel senso letterale. Ogni suo comportamento, pensiero e azione è basato sul controllo dell’impulso della fame. Pur pensando incessantemente al cibo, l’anoressica fa di tutto per non assumerlo”.
In concreto, cosa fa per non assumerlo?
“Se mangia, lo fa in assoluta solitudine per non fare scoprire le ridotte dosi di cibo; cerca di evitare le occasioni per mangiare, trova scuse di ogni genere perché non sia incentivata a mangiare da parenti o amici, abusa di sostanze che secondo lei possono alleviare il senso della fame, si guarda sempre allo specchio, cercando motivazioni per dimagrire ancora, e quindi non mangiare. Per definizione, l’anoressica non si vedrà mai magra: di conseguenza, ogni volta che si guarda allo specchio avrà la percezione di essere grassa e proverà il desiderio di dimagrire oltre modo”.--br--
Quanto possono arrivare a pesare le anoressiche? C’è una soglia entro la quale una persona può dirsi anoressica o sono solo i comportamenti a definirlo?
“Non esiste un peso minimo. Ci sono ragazze che arrivano a pesare 25-26 chili, mettendo in grande rischio la propria vita, come ce ne sono di 32-36. Non è tanto il peso a essere decisivo, quanto la costituzione e le caratteristiche della persona, quanto questa può reggere”.
Al di là delle differenze di peso, comunque indici dei diversi gradi di gravità, cosa accomuna le persone anoressiche?
“Sono i comportamenti ossessivi a definire le anoressiche. La forma anoressica, per definizione sottopeso, può essere normopeso soltanto nelle primissime fasi. Al contrario, la forma bulimica è meno riconoscibile perché si tratta di ragazze in stragrande maggioranza normopeso: proprio questa è la caratteristica che ci porta a non riconoscere una persona affetta da bulimia, anche se questa vive ogni giorno sotto i nostri occhi. La bulimica, al contrario dell’anoressica, riesce a nascondere benissimo il disturbo. Il dramma del dilagare della bulimia sta proprio nel fatto che solo una minima parte delle bulimiche si rivolge alle cure o porta il suo disturbo a conoscenza degli altri”.
Come è possibile riconoscere una persona bulimica, al di là delle sue maschere?
“Se la persona non vuole essere scoperta è molto difficile. La bulimica ha un’eccessiva ossessione per il cibo, la sua autostima è legata a come percepisce il proprio corpo, sottoponendolo alla prova della bilancia. La persona bulimica si punisce con atteggiamenti compensativi come vomito autoindotto subito dopo un pasto, eccessivo uso di lassativi per ridurre un eventuale gonfiore al ventre, eccessivo sport e, soprattutto, una continua alternanza tra diete rigidissime e periodi di continue abbuffate”.
Anoressia e bulimia sembrano comparire laddove la persona si trova in una condizione di disagio. Talvolta il disagio può dar luogo a ulteriori atteggiamenti autolesionisti.
“E’ solito, ma non scontato, che i disturbi del comportamento alimentare si associno ad abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti, e talvolta anche a un problematico rapporto con la sfera sessuale. Ripeto, però: ogni situazione è diversa dall’altra, e quindi non tutte le anoressiche e le bulimiche vanno incontro a questi atteggiamenti”.
Finora abbiamo parlato di anoressiche e bulimiche al femminile. E gli anoressici? I bulimici?
“I disturbi del comportamento alimentare sono prevalentemente femminili, in un rapporto maschi-femmine di 1 a 10 per l’anoressia e 1 a 20 per la bulimia. Recentemente sembra dilagare, prevalentemente nella fascia maschile, un disturbo del comportamento alimentare chiamato ortoressia, che si caratterizza per una eccessiva ossessione verso l’assunzione di cibi sani: queste persone morirebbero di fame piuttosto che pranzare a un Mac Donald’s o assumere cibi con eccessivo contenuto di colesterolo”.
Ha parlato dell’ortoressia come di un fenomeno di recente comparsa e diffusione, il che non fa altro che rafforzare l’idea di quanto il campo dei disturbi del comportamento alimentare sia in costante evoluzione, non senza un legame coi mutamenti che avvengono nel nostro contesto socio-culturale.
“Uno dei più recenti sviluppi collegati ai disturbi del comportamento alimentare è il fenomeno pro-anoressia, anche detto pro-Ana, che altro non è che un movimento di persone sofferenti di disturbi del comportamento alimentare conclamati che, rifiutando l’etichetta patologica di malate, dichiarano di seguire una filosofia alternativa, la filosofia di Ana, fondata sull’unico obiettivo della magrezza, anche a discapito della salute”.
Quali sono i suoi luoghi “di culto” e ritrovo?
“In Italia questo fenomeno è arrivato negli ultimi anni, contagiando internet, dove si sono sviluppate comunità virtuali e nascoste nelle quali le persone associate si scambiano reciprocamente consigli e motivazioni per continuare a dimagrire piuttosto che assumere cibo. Il fenomeno è ancora poco conosciuto anche dagli operatori che affrontano i disturbi del comportamento alimentare, come ho potuto rilevare dalle mie ricerche”.
Alla luce di quanto è venuto fuori sino ad ora, sembra sia molto difficile provare a quantificare la portata di fenomeni così subdoli e sfuggenti, e proprio per questo non le chiediamo dati assoluti, ma soltanto un’opinione: quanto sono presenti i disturbi del comportamento alimentare nella nostra montagna?
“Sono presenti molto più di quanto si immagini. Infatti, se le anoressiche le possiamo riconoscere per strada, ritengo che tante adolescenti affette da bulimia nervosa continuino a perpetuare i comportamenti in assoluta segretezza, senza rivolgersi ai servizi di cura. Secondo una recente ricerca Ausl, nelle scuole reggiane una grande percentuale di ragazze dichiarano di avere comportamenti come il vomito autoindotto, anche saltuariamente”.
Allargando il campo al di fuori delle manifestazioni più eclatanti, quanto c’è di problematico nei comportamenti alimentari dei ragazzi d’oggi?
“Sembra quasi che il cibo sia diventato oggi il bersaglio preferito di una moltitudine di sofferenze e disagi psichici, un po’ come lo era l’isteria qualche secolo fa. Anche chi non può essere diagnosticato anoressico o bulimico può comunque manifestare rapporti alterati col cibo, sia temporanei, sia duraturi. Non si possono però definire malate tutte le persone, e sta qui il sapere riconoscere se il rapporto con il cibo sia di piacere e di sopravvivenza, oppure uno specchio dietro al quale nascondere i problemi”.
Il quadro è complesso, non c’è dubbio. Forte delle sue competenze ed esperienze, se la sentirebbe di tirare le somme e provare a fornire qualche suggerimento?
“Troppe volte ho sentito dire ‘ce la si può fare da soli’, e questo per me è un grosso errore. Il consiglio più importante, evitando eccessivi allarmismi o, all’opposto, pericolose leggerezze, è di rivolgersi al personale competente ogni qualvolta sussistano seri elementi che possano fare sospettare dell’esistenza di un disturbo. I disturbi del comportamento alimentare non si curano da soli: prima ci si rivolge alle cure, più ampio è il margine di successo. Tuttavia, dai disturbi del comportamento alimentare si può guarire, come sia le statistiche che le esperienze di chi ne è uscito stanno a dimostrare”.

domenica 27 novembre 2005

PRO ANA: TRA ANORESSIA E FILOSOFIA

di Agostino Giovannini

I Disturbi del Comportamento Alimentare hanno un'incidenza molto elevata nelle fasce giovanili della nostra popolazione. Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, oltre 2 milioni di ragazzi e ragazze in Italia, tra i 12 e i 25 anni soffrono di un Disturbo del Comportamento Alimentare conclamato: la diagnosi spesso avviene tardivamente, anche dopo 6/7 anni dall’esordio, solitamente sulla spinta di sintomi fisico-psichici che impediscono il perpetuare di quello che poteva essere stato un equilibrio di patologia, seppure malsano.
Per Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) si intende una situazione in cui il rapporto con il proprio corpo e con il cibo viene alterato, in maniera tale da dominare in maniera anomala e ossessiva tutte le azioni della propria giornata.

I DCA più conosciuti sono Anoressia e Bulimia, e secondo i dati del Ministero della Salute l’insorgere di nuovi casi di anoressia è al momento stabilizzato su una media di 6 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, mentre è in crescita l’incidenza della bulimia nervosa, circa 12 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Secondo questi dati insorgerebbero in Italia oltre 9.000 nuovi casi all’anno, prevalentemente nella fascia di età 12 - 25 anni.
Per quanto i dati epidemiologici siano così rilevanti, nella nostra società i DCA sono ancora poco considerati dall’opinione pubblica e queste persone riescono spesso a passare inosservate o vengono sottovalutate nei loro comportamenti. Anche all’interno delle stesse famiglie di chi manifesta queste problematiche molto spesso il problema viene sottovalutato: a volte ciò succede per mancanza di informazioni su questi disturbi, a volte le persone coinvolte possono essere impaurite da questa forma di disagio, sempre per mancanza d’informazione o per stigmatizzazione della malattia, per paura di essere colpevolizzati dell'insorgenza della malattia della figlia o del figlio. Tale “incuranza”, più o meno volontaria, contribuisce a far sì che la persona che manifesta DCA spesso non chieda aiuto o lo faccia dopo molto tempo dall’insorgenza della malattia.

La bulimia, e alle volte l’anoressia, sono accomunate anche da una condizione di segretezza: una situazione permanente, in cui molti dei loro sforzi sono rivolti alla riservatezza, e alla protezione del loro sintomo. Come in una sorta di dipendenza, sia il rifiuto del cibo che l'assoluta ingordigia e tutti meccanismi compensativi utilizzati diventano i loro più potenti alleati così che le stesse persone affette da DCA li custodiscono come tesori, anche perché spesso non riescono a vedere la loro vita futura e presente senza la presenza dei loro sintomi.

In contrapposizione, al meccanismo difensivo della patologia, vi è una società, come ho già detto, spesso non ben consapevole delle reali cause e risvolti di questi disturbi, che di conseguenza finisce per concentrare la sua attenzione solo sull’aspetto più evidente, in realtà mero sintomo di questo enorme disagio, e cioè il rapporto di queste persone con il cibo.
In questa situazione di non comprensione, l’ambiente che le circonda può a volte divenire, per le stesse, inquisitorio (“Hai mangiato tutto oggi!?!”) e stigmatizzante (“Sei solo una bambina capricciosa che si rifiuta di mangiare!").

Nonostante sia troppo semplicistico partire da un tale discorso per indicare cosa sono i siti Web pro anoressia, è certo che con la loro presenza ci giunge un duplice messaggio, conseguenza della situazione sopra brevemente illustrata: da una parte i siti pro anoressia sono la sfida narcisistica di queste persone nei confronti del mondo, e la loro voglia di alimentare e celebrare la loro dipendenza dal sintomo; dall’altra possono rappresentare il loro grido di bisogno al mondo, un bisogno di relazioni e di poter parlare sempre e comunque, bisogno che le persone affette da queste patologie non ritengono in grado di espletare in una società spesso in grado di non capire e accogliere.


Tesi e Ricerca

Su questo nuovo fenomeno emergente, il Pro Ana nel Web, importato già da qualche anno dopo la sua insorgenza in altri stati come USA e Inghilterra, si è incentrato il mio lavoro di tesista dell’Università degli Studi di Parma (relatore: prof. Flavio Bonfà) e un lavoro di ricerca nel campo clinico che ho svolto per l’Ausl di Reggio Emilia, sotto la direzione e supervisione del prof. Umberto Nizzoli (Direttore del Programma Aziendale Salute Mentale e Dipendenze Patologiche).

Questa ricerca è stata effettuata attraverso il coinvolgimento di persone con disturbi DCA in carico al Sistema DCA dell’AUSL di Reggio Emilia, dei loro familiari e degli operatori che si occupano di queste patologie in Italia, cercando di fornire una prima fotografia, a livello qualitativo, del rapporto tra Internet e persone con DCA, con particolare attenzione alla frequentazione dei siti Pro Anoressia. I dati emersi in un anno di attività di ricerca saranno resi pubblici in un documento redatto dal PASM (P
rogramma per la Salute Mentale e per le Dipendenze Patologiche) dell’Ausl di Reggio Emilia, di carattere informativo/formativo, per tutti gli operatori sanitari interessati.

I Siti Web Pro Anoressia

Tralasciando però, ora, sia i dati scientifici che le possibili ipotesi scatenanti il nuovo fenomeno affrontiamo il tema del sito Web Pro Anoressia: i siti Pro Anoressia non risultano essere altro che uno spazio libero, dove persone sofferenti di un grave disturbo si concedono di parlare con enfasi, anche fanatica, di quello che loro stesse vedono come cardine della loro vita: il tirannico problema del loro rapporto con il cibo e con il proprio corpo.
I siti Web Pro Anoressia italiani, ma non solo, si sviluppano in due categoria parallele: il Blog e il Forum.

La prima tipologia, più di carattere pubblico, si manifesta con l'utilizzo di Blog Internet (spazi Web che si determinano in diari on-line) dove le persone che li hanno creati inseriscono, quasi giornalmente, il loro diario del disturbo alimentare e i loro obbiettivi; del tutto incentrate sul rapporto cibo-peso (ma forse sarebbe più adatto definirlo un rapporto di cibo-bilancia), le discussioni inserite trattano dei loro obiettivi di dimagrimento assoluto e di distacco da un biologico bisogno del cibo. Questi spazi Web sono facilmente trovabili in tutto il mondo di Internet - sia in inglese, sia in italiano che in altre lingue -, talmente facili da reperire da lasciare intendere un desiderio eccessivo, di chi li redige, di manifestare la propria condizione di devianza sociale quasi urlandolo al mondo, tramite i nuovi linguaggi tecnologici.

Una seconda categoria, più pericolosa, è la forma del Forum privato. Disseminati nel Web si può incappare, spesso per caso, in Forum privati (gruppi di discussione on-line) che si autodefiniscono Pro-Ana, e che invitano ad entrare solo le persone che, come loro, condividono una filosofia di magrezza assoluta: la loro filosofia di Ana.

Di grande importanza è il fattore nominativo che viene dato alle contrapposte malattia e filosofia. L'anoressia viene semi-definita con una malattia a tutti gli effetti, mentre il termine Ana riveste una filosofia di vita, che nulla ha a che vedere con uno stato patologico come l’Anoressia. Per quanto all'interno delle discussioni il termine anoressia sia poi in realtà ricorrente come il loro obiettivo ultimo, e solo esso degno di interesse, manifestano, con questo tentativo di opposizioni, un desiderio di non essere etichettate come malate; virando, però, verso una pericolosissima forma di etichettamento, opposto, che vede la formazione di un'identità che non s'identifica più sulla persona, più o meno disagiata, ma sulla condotta anoressica in una sorta di gruppo esclusivo.

Proprio sulla scia di questo vediamo, a conferma, il dilagare di un altro inquietante fenomeno: la compra-vendita dei braccialetti distintivi di Ana. Proprio come se fossero membri di una setta segreta, o di una elite privilegiata, i componenti di questi gruppi hanno adottato un loro segno di riconoscimento che si concretizza in un braccialetto: di colore rosso per definire l'anoressia, e uno blu per definire la bulimia, entrambi composti da una farfallina, ed entrambi da portare sul braccio sinistro e da esibire, nel caso si incontri una persona altrettanto provvista di braccialetto che condivide la stessa filosofia; il tutto, quasi, per potersi così elevare ad adepti della filosofia di Ana.

I forum Pro Ana non sono facilmente reperibili, può essere infatti auspicabile che il miglior modo per poterli trovare, nell'innovativo e virtuale mondo del Web, sia il ben più antico metodo del passa parola. Non deve lasciare perplessi questa situazione: chi frequenta questi siti rifiuta una definizione di "malato" o "malata", e quindi un indirizzo alle terapie, ma cerca di perpetrare e favorire, invece, la definizione di un concetto di identità anoressica: in virtù di ciò avviene che di fronte ad altre persone con lo stesso disturbo esse si possano scambiare consigli su come meglio perpetuare la condotta anche indicando l'esistenza di questi siti Web, e la modalità per reperirli e successivamente aderirvi.

Ed alla fin fine è proprio questo ciò che accade nei forum Pro Anoressia: lo scambiarsi consigli e spalleggiarsi nella malattia. Questi siti Web sono infatti composti da una severa selezione che permette, o nega, l'accesso a chi desideri partecipare; ma una volta dentro, ci troviamo quasi spaesati tra la molteplicità di materiali incentivanti l'anoressia, come classiche foto di modelle scheletriche, e come invece più inquietanti e innovativi documenti, tipo i 10 comandamenti dell'anoressia, il credo Ana, i motivi per non mangiare e anche i consigli su come vomitare meglio (ecc.). Oltre a tutto questo è regola implicita che le molteplici partecipanti (l'utilizzo del termine femminile è quasi d'obbligo, in quanto la presenza maschile in questi siti è in un rapporto dell'1-2%) intavolino discussioni con il preciso obiettivo di sostenersi ed aiutarsi a vicenda, sia nel nascondere al loro mondo socio-famigliare il loro disturbo, sia in una ennesima preoccupante caratteristica dei loro desideri: il passaggio da una condizione di bulimia, a quella che loro definiscono come più elevata, condizione di anoressia.

La nostra preoccupazione verso questi siti, là dove possiamo supporre senza avere allo stato attuale nessuna prova che lo confermi, è che la frequentazione di questi blog o forum da parte di adolescenti che manifestano forme di disagio passeggero, legate anche alla difficile età, possa contribuire ad incentivare in loro una forma di cronicizzazione del disturbo e alla formazione di un’identità personale conseguente a una identità di gruppo di carattere bulimico-anoressico.Possiamo, infatti, annotare come in questi forum non ci sia un preciso limite di età: possono aderire ragazze di 14 anni esattamente come donne di 40 anni, con marito e figli inconsapevoli del loro disagio.Infine, ho rilevato che la rigenerazione di questi siti Web è estremamente veloce, anche dopo la soppressione, così da rendere la repressione una mossa quasi inefficace.Per concludere possiamo forse, in questo nuovo fenomeno, leggere più cose: la velocità con cui il mondo cambia e i nuovi linguaggi tecnologici non consentono la fermezza e la conservazione integrale dei metodi di approccio classici, ma viene richiesto implicitamente, da parte dell’utenza, un continuo aggiornamento sul livello, sia della consapevolezza, sia dell’offerta di modelli operativi sempre più evoluti, anche per comprendere meglio come i Disturbi Psicologici, o disagi, cambino sia nella forma che nella manifestazione del sintomo, stando loro stessi, per primi, al passo coi tempi.




venerdì 21 ottobre 2005

intervista - Vanity Fair

I siti pro ana,
di Mariangela Mianiti

Venity Fair “Quando la mente controlla i tuo corpo, le tue emozioni… è l’inizio della ricerca di una felicità malvagia e oscura ke però mi piace… mi piace soffrire per raggiungere prima o poi la felicità… spero”. Il suo motto è LikeABone, si firma Wannabeskinny, ma è italiana. E’ una delle tante ragazze che visitano siti Pro- Ana e hanno creato un blog, pagine personali dove poter incontrare altre come loro. Loro sono le nuove anoressiche, quelle che si nascondono e nel contempo cercano visibilità, giovani e giovanissime donne, a volte poco più che bambine, che non si dichiarano anoressiche ma Ana, che considerano la anoressia una patologia e Ana la sua antitesi. La differenza è sottile, ma pericolosa. Le Ana non si ritengono malate e nemmeno anoressiche, ma seguaci di un credo, di una filosofia. Perseguono un ideale; all’inizio è il desiderio di essere magre come le modelle, poi entrano in un delirio di dominio sul corpo. Si sentono una casta da cui escludono le altre, le taglie dalla 42 in su, le “balene” come le chiamano loro, si sentono distanti dalle altre e superiori anche alle bulimiche. Su internet, non è raro incontrare bulimiche che chiedono aiuto a ragazze ana per dimagrire. Un esempio: “Vi prego mi serve il vostro supporto, qualcuno che mi aiuti a non mollare, qualcuno che mi aiuti a raggiungere il corpo che sogno”. Sara le risponde: “E’ da poco che sono pro ana, sto tentando di fare fasting (digiuno) ma non riesco sempre… un po’ x le cene da amici un po’ xkè mi vengono dei mal di testa impressionanti… a te come va invece?”. Una risposta: “Ciao, anch’io sono agli esordi ed è davvero difficile… se vuoi ci possiamo dare una mano a vicenda”.--br--


Dei siti Pro Ana si è cominciato a parlare negli Stati Uniti circa cinque anni fa e subito è stato allarme, tanto è vero che molti sono stati chiusi. Ma è come tagliare una testa a un’idra, ne ricrescono altre sette. Da noi il fenomeno è recente e se ne sa poco. Agostino Giovannini, 25enne laureando in sociologia presso l’università di Parma, ha impostato la sua tesi proprio su questi siti. Ci ha lavorato un anno, incentivato anche dal dottor Umberto Nizzoli responsabile dell’usl e direttore del Sert di Reggio Emilia, un medico sensibile a tutti i fenomeni di dipendenza vecchi e nuovi e che gli ha commissionato una ricerca.


Giovannini, appassionato di internet, ha trovato decine di siti italiani Pro-Ana, alcuni dichiarati altri inconsapevoli perché magari parlano di salute, benessere, diete e quant’altro. Le pro ana si infilano nei forum, si cercano, si riconoscono, fanno gruppo. In un sito per teenagers che parla di amore, sesso, relazioni, moda, scuola, ogni sezione ha un forum. Entro in quello di alimentazione sportiva e sotto un titolo che dice “Io sono Pro-Ana” mi trovo in mezzo a dichiarazioni di questo genere: “Ciò che conta è essere magri, è triste come cosa ma è inutile nascondersi dietro moralismi… è così… purtroppo e ingiustamente è così”. Il dibattito si avvia. C’è chi scrive: “Io palleggio tra la bulimia e l’anoressia da tre anni”; e chi dà consigli come: “per dimagrire devi mangiare a ogni pasto poco e bene, bere molto e fare del movimento fisico. Così io ho perso 7 kg in 14 giorni” . Poi entra una visitatrice che mette in guardia dai pericoli, dice che è stata anoressica per cinque anni, esorta le altre a mettersi in discussione e scatena reazioni feroci come: “Senti ti togli di mezzo per favore nessuna ti ha interpellata!!!”. Molte implorano di segnalare siti Pro- Ana, chiedono disperatamente di entrare in contatto con altre adepte.


“Sono i forum il loro luogo di incontro privilegiato”, dice Giovannini “ma è difficilissimo entrare in contatto diretto con queste ragazze, ancor più difficile è conquistare la loro fiducia. Sono diffidenti, fanno molte domande, prima di confidarsi sottopongono la nuova arrivata a una sorta di test per capire se può entrare nel gruppo. Si scambiano mail, indirizzi blog, numeri di telefono A volte spariscono all’improvviso. Basta una frase, una parola che le insospettisce e il contatto è perso”.
Negli Stati Uniti i siti sono molto espliciti. Nei forum e nei blog le Pro-Ana si descrivono, raccontano nei dettagli la giornata, che cosa hanno mangiato ma soprattutto che cosa hanno fatto per non mangiare e perdere peso. Sono orgogliose di resistere, disprezzano quelle che non ce la fanno. Salvo poi cercare conforto e ascolto quando stanno male, quando sono in crisi, quando mangiano. Scrivono molto, amano raccontare i particolari dei propri gesti, le sensazioni, i pensieri. Sono ossessionate dal loro credo. Tessono una ragnatela, catturano adepte concedendo particolari e consigli. Leggerli è come farsi ipnotizzare, si sente che si scivola in un mondo altro dove conta quante volte si è riuscite a eliminare tutto ciò che si è ingerito, quanto ci si è purgate, quanto si è resistito a bere acqua piuttosto che a mangiare un craker. Si danno anche consigli su come non destare sospetti, il primo fra i quali è “Comportati come se non sapessi assolutamente niente di diete e di peso”. Si scambiano foto di donne famose: ho visto Cameron Diaz, Clarissa Flokhart, Kate Moss, ma anche immagini personali, o foto di modelle non note con scritto accanto: “Una delle mie ispiratrici”.


Scrivere maggiori dettagli si potrebbe, ma si è di fronte a una scelta e a un appello. I medici, gli psicologi e gli studiosi che curano i DCA (disturbi del comportamento alimentare) chiedono di non svelare troppi particolari per evitare di diffondere una moda e conoscenze dannose. Giovannini, nella sua ricerca ha trovato anche i dieci comandamenti delle Pro-Ana i primi due dei quali dicono: 1) Non essere magri vuol dire non essere attraenti; 2) Essere magri è molto più importante che essere sani.
Da qui si capisce che la molla che fa scattare tutto è il desiderio di piacere, di essere guardate, alla moda, desiderate. Si rendono invisibili per essere visibili. In un forum di un sito italiano una si dispera scrivendo: “Devo essere magra! Ho un sogno da tanti anni! VOGLIO FARE LA MODELLA ma col fisico che ho… 55kg. X 1.66. Voglio perdere almeno 5 kg se non di più. Ci ho provato in tutti i modi tranne uno! Questo è l’uniko che mi è rimasto”. Un’altra risponde: “Ci sono stati tempi che andavo a smaltire 2 carote … perché mi sentivo in colpa di averle mangiate... cmq penso che il nostro problema di fondo sia lo stesso, anche io ero molto grassa e cosi' sono dimagrita...non e' stato facile e ora ho paura che fare una vita normale mi faccia riprendere tutto con gli interessi. non sopporterei il dolore di ritornare grassa dopo tutto quello che ho passato...”. Quando riescono a digiunare a lungo, si esaltano e si scrivono, per esempio: “10 gg… record, di solito dopo 5 gg correvo a mangiare anke stavolta è successo, anzi 2… ma ho vomitato… spero solo che mia madre non se ne accorga; in realtà mangio solo un po’ di minestrone e due prugne mignon… eppure a me sembra di mangiare tantissimo. Stamattina ho fatto 30 min di cyclette ma dopo un bikkiere d’acqua i 3 etti persi sn stati ripresi.. e in + lo stomaco brontola. Ieri, ciliegina sulla torta, una mi fa “ke bel visino ke hai, certo bisognerebbe perdere qualche kg e poi sei a posto”… l’avrei voluta buttare sotto un bus, come si xmette?”.


Le statistiche dicono che l’anoressia sta coinvolgendo ragazze sempre più giovani, quasi bambine. E i siti sono lì, a disposizione di tutti. “La maggioranza delle ragazze che frequentano i siti Pro-Ana sembra siano minorenni. Se soffrono di semplici disturbi alimentari passeggeri legati all’età, incontrare altre ragazze che le incoraggiano può essere molto dannoso”, dice Giovannini. E se incontrano una Buddy, un’amica virtuale che le introduce in questo gioco, il rischio è che dimagrire diventi l’unico scopo della loro vita. A volte per entrare nella setta, perché di qualcosa di simile si tratta, non serve il web perché ci sono altri segnali. Giovannini racconta che l’ultima mania, arrivata dagli Usa, è quella del braccialetto. Sono braccialetti colorati che solo le Pro- Ana riconoscono. Ne portano due di colore diverso, uno per polso, quello che indica l’anoressia a sinistra, l’altro a destra. Se incontrano un’altra ragazza con gli stessi bracciali, basta che una sposti quello di destra a sinistra e il messaggio è lanciato. Se l’altra fa lo stesso gesto vuol dire che è del gruppo e che a quel punto possono parlare liberamente. Per non sentirsi fare la morale, per non essere giudicate, per non farsi controllare e tanto meno curare. Tanto loro non sono, o meglio non si ritengono, malate.

Tratto da: http://www.scrittisumisura.it/archivio/VanityFair.php?id=64