Citazione

“Ciò che è realmente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non sia affatto preparato a questo radicale mutamento del mondo. Di gran lunga più inquietante è che non siamo ancora capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto adeguato con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca.” (Heidegger)
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venerdì 26 settembre 2014

Leggi Pro Anoressia e inutilità della censura

Con l'approssimarsi dell'estate scorsa i siti web pro-anoressia sono tornati a far notizia per l'interesse di una (in realtà ennesima) proposta di legge.
Leggo da tempo diverse notizie in proposito e dopo che si sono espressi un po' tutti, desidero esporre la mia opinione, sicuro che sarà una valutazione inutile e fin troppo sintetizzata.
Perché farlo quindi? Per varie ragioni e perché in Italia, con il prof. Umberto Nizzoli, vanto il primato della scoperta del fenomeno pro-ana e una certa esperienza data dal lungo tempo dedicato al suo studio - pubblicai i primi datigià nel 2004, tramite PERSONALITA'/DIPENDENZE della Mucchi Editore.

La Proposta di legge: MARZANO (..) "Introduzione dell'articolo 580-bis del codice penale, concernente il reato di istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l'anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare" è un testo interessante, ma discutibile. Riconosco come la mancanza di studi non agevoli chi vuole intervenire sulla questione. Come ha già avuto modo di dire Nizzoli (già direttore PASM dell'AUSL di Reggio Emilia) conversando con una giornalista dell'Espresso, i dati emersi dalla nostra ricerca sono tutt'altro che aggiornati, ma restano pur sempre gli unici approfonditi e sempre gli stessi a essere utilizzati.

Riconoscendone inoltre la complessità e i molti ambiti con cui il fenomeno interagisce, voglio provare a esporre brevemente il perché ritengo inefficaci e dannose queste proposte di legge.

Partiamo da una semplificazione: se anoressia, bulimia e altri DCA fossero patologie "contagiose", ovvero causate dalla vicinanza o dall'incentivo di altre persone affette, non discuteremmo più di patologie gravissime che creano sofferenza a migliaia di persone. Basterebbe recidere e isolare il problema, ma purtroppo o per fortuna le cose non stanno così.
Bisogna quindi acquisire che non è principalmente un comportamento di emulazione a causarne l'insorgenza, bensì la presenza di una personalità già sofferente, inserita in un contesto di vita disagiato, con "condizioni psico-sociali predisponenti". Insomma, se si vuole comprendere questa malattia si deve cancellare l'idea che diventi anoressica una ragazza “che vuole fare la modella”. I motivi sono altri e molto più complessi. Se d'altro canto non lo si vuole comprendere, ci si occupi di altre cose prima di commettere gravi errori.

Inoltre, a monte delle analisi sul fenomeno web pro anoressia, posso affermare che l' inutilità dell’azione penale ricade in due diversi ambiti: uno di concreta attuazione, cioè di efficacia, e un altro di tipo psicologico, cioè una involontaria incentivazione all'appartenenza a questi gruppi.

Esperienza diretta: una delle cose che notai già undici anni fa, all’epoca della ricerca, fu la velocità di nascita, morte e rigenerazione di questi luoghi virtuali, fossero essi siti pubblici o forum privati o altre forme ben nascoste. Molti ne interpretavano la veloce morte nell'intervento di organi esterni di polizia. In realtà il problema era meramente tecnico: spesso i siti scontravano involontariamente con regole del portale ospitante e, a seguito di controlli automatici, venivano chiusi e riaperti altrove, con velocità e con maggiore difficoltà di reperimento. Inoltre il web rende molto facile l'anonimato, producendo difficoltà enormi nel comprendere chi attivava un sito pro anoressia.
Pertanto sono convinto che nell'era di internet, ove i server intersecano giurisdizioni diversissime, l'idea di censurare e risalire agli autori di questi siti web sia impraticabile.

E veniamo alla questione psicologica. Dal mio studio ho potuto comprendere come questi luoghi rispondano a diversi bisogni di chi vi aderisce, tra i quali il bisogno di sentirsi accettati anche nella patologia e il bisogno di infrangere il proibito, comportamento tipico delle fasi adolescenziali.
Quindi, se da un lato questi siti web sono una miniera d'oro per studiosi e professionisti del settore - per comprendere e meglio rivedere i loro approcci terapeutici - dall'altro attirano un'utenza affascinata dalla segretezza e dall'infrazione delle regole.
Ho anche potuto apprendere come una fascia di chi non si rivolge alle cure specialistiche trovasse nei pro ana un luogo di sfogo, dove dominare sociopatie o solitudini angoscianti. Questo non per legittimare il fenomeno, tutt'altro, ma per far notare come l'eliminazione di questi spazi possa causare danni maggiori di quelli che si spera di risolvere: dichiararli ILLEGALI non farebbe altro che renderne più appetibile l'appartenenza. Spesso si tratta di gruppi con senso di appartenenza, sia virtuale che reale, essendo pratica comune adottare simboli e comportamenti di riconoscimento, tra i membri, nel mondo reale.

In conclusione ritengo che un'azione di tipo penale non sia in grado di prevenire o intervenire sul fenomeno pro anoressia. Dovrebbero invece esserci interventi mirati e preventivi capaci di offrire ai potenziali partecipanti alternative e percorsi più idonei che favoriscano "diversi e più salubri contesti di ritrovo". Affrontare un "sintomo" (addirittura così evoluto ed elaborato) di una patologia senza averlo adeguatamente analizzato, può causare gravi danni. Pertanto, finché non si interverrà su questo nuovo sviluppo (se di nuovo sviluppo si può parlare) con studi e interventi sociali e psicologici mirati, non si potrà ottenere nulla di positivo, né tantomeno fermare l'espansione e l'ulteriore evoluzione di questa espressione della sofferenza.


Agostino Giovannini

venerdì 30 gennaio 2009

PRO ANORESSIA: l’espressione del disagio nella società "evoluta"

UNA MIA LETTERA SINTETICA A DIFFERENTI SITI E GIORNALI

“Change your style again” suona una canzone che sento ora nel mio pc.. sintesi del fenomeno Pro Ana, metafora della ribellione ed evoluzione della sofferenza, psicologica, in un mondo in costante trasformazione.

Osservo il fenomeno sullo schermo del pc e tra i dati delle mie ricerche, come una mutazione dei sintomi stessi dei Disturbi del Comportamento Alimentare; nella logica in cui un sintomo è il risultato della collocazione storico-geografica e delle condizioni sociali cui le persone sono collocate.

Così, a decenni dalla classificazione di Anoressia e Bulimia, non ci dovrebbe stupire assistere a un mutamento che rischia di vanificare molte (apparenti) certezze, sociali e cliniche. Ritengo, infatti, che il primo motivo dell’esordio del Pro Ana, sia seguito all’intolleranza, preconcettuale, che parte della società dimostra nei confronti di queste patologie, di cui tantissimo si parla ma di cui si sa sempre molto poco!

Il Pro Ana si sviluppa come un gruppo dei pari (deviante) dove Anoressia, anacronizzata in ANA, non è uno stigma ma un obiettivo, uno stile di vita. Al rischio della vita stessa e associato a costanti sofferenti, tende a non etichettare “malate”; invero si sorreggono nel proseguire e nell’incentivare la “malattia” con ambivalenza, di cui nascondono le enormi sofferenze e enfatizzano gli apparenti benefici. Ciò nonostante, lo stigma sociale si riflette anche nel fenomeno, dove fuggono dal disagio originario, per nascondersi tra foto-traguardo di modelle scheletriche e persone in condizioni psico-fisiche devastate.

Una comunità chiusa e selettiva, anche tiranneggiante sulla sofferenza, il Pro Ana è ormai dilagato senza alcun controllo; bensì alimentato da interventi palliativi e totalmente inefficaci, quali la censura, che ne hanno reso la partecipazione, e l’aumento dell’ingegno a nascondersi, molto appetibile, e un fattore difficilmente prevedibile delle sue conseguenze. Come un virus è stato lasciato a se stesso, a spese di chi ne soffre..

Se il fenomeno non è pericoloso per tutti, lo è moltissimo per chi vive già sofferenza psicologica, che avvicinandosi a questo mondo “privé” può orientare a queste patologie, destinate a peggiorare in ogni aspetto, sinché la Società non le affronterà nella sua realtà, senza preconcetti e timori di colpevolizzazioni.

Il Pro Ana nasce molto pericoloso, ma oggi, a cinque anni dalla mia scoperta del fenomeno Europeo, nulla si è fatto. Il Pro Ana concentra in se stesso pericoli incalcolabili per adolescenti e persone già in uno stato di sofferenza.

venerdì 11 aprile 2008

Pro Anoressia: riflessioni sull’inconsapevolezza presente e futura

Dr. Agostino Giovannini

Sono passati anni da quando fui scopritore, in Italia, del fenomeno web Pro Anoressia; eppure quando se ne parla ci troviamo ancora di fronte ad un muro di inconsapevolezza. Nel 2004, epoca in cui svolsi la prima ricerca scientifica italiana sul fenomeno Pro Ana, con la collaborazione del Prof U.Nizzoli, all’Az.Usl di Reggio Emilia (Pro Ana e Ricerca AUSL - anno nel quale in periodico specialistico Personalità/Dipendenze della Mucchi Editore decantò la pubblicazione del primo articolo, scientifico, sull’argomento) il fenomeno ebbe un rilevante scalpore mediatico, dalle Tv ai giornali, alle radio al Web, il fenomeno dilagò come materiale di “curiosità”, ovunque. Ricordo con compiacimento come per lungo tempo, sui motori di ricerca principali, potevo vantare prime pagine interamente composte dai link dei miei articoli (web) sull’argomento, capofila di moltissimi altri non miei – la mia scelta di scrivere principalmente sul web è derivata proprio dal territorio oggetto delle indagini. Se ne parlò molto, e nel 2006 fu promulgato il fascicolo, finale, con i dati emersi dalle nostre ricerche; la prima e ad oggi l’unica approfondita.

Avvenne ancora un breve interesse mediatico, poi l’interesse terminò per riproporsi qualche mese prima dell’estate e ri-terminare, in poco tempo.Ancora oggi, molti studenti laureandi mi contattano chiedendomi informazioni, per tesi di laurea, su un fenomeno che, mi dicono, hanno scoperto poche settimane prima.. La nostra condizione politico-sanitaria non ha certamente contribuito al progredire degli studi scientifici sull’argomento, la mancanza di fondi economici ha sicuramente imposto scelte dolorose e forse obbligate, ma di fatto il Pro Ana non è rimasto a guardare impassibile!
(vd. Anoressia e Pro Anoressia)

Il mio primo contatto fu di shock; ma lentamente, l’analisi ACRITICA del fenomeno rilevò elementi molto più profondi, elementi che non potevano essere curati con una chirurgia dei comportamenti devianti (censura), ne compresi in pochi giorni di indagine. Più ottenevo comprensione del fenomeno, più ero portato a vederne i lati (paradossalmente) non del tutto negativi: sia però ben chiaro (!) che per me il Pro Anoressia non è un fenomeno positivo e salutare, tutt’altro, ma è un’evidente espressione ed un grido gruppale di aiuto, nuovo, una richiesta implicita di un aggiornamento, sociale e dei servizi, che non dovrebbe essere ignorata a questo livello. E proprio su questo punto, l’informazione, l’attenzione, l’aggiornamento dei servizi e dell’offerta terapeutica ad un utenza che cambia con una spaventosa velocità, è stata la più importante conclusione tratta dal tavolo di riflessione che, condotto da me e il prof. U.Nizzoli, ha fornito la multi-disciplinarità alla valutazione dei risultati.

Pur senza fondi, con l’aiuto prezioso di Nizzoli, ho proseguito a monitorare il fenomeno e ho visto, come avevo preventivato, il veloce e costante mutamento, e il crescere del rischio che, senza interventi efficienti (e non palliativi), di aggravamento.

Accade poi, che dal 2007 la censura tanto invocata dalle persone (pur giustamente) spaventate, approda in alcuni stati europei, come ad esempio la Spagna, dove si chiudono siti web Pro Anoressia in gran numero, e dove a dover chiudere sono anche siti Web dati alla luce per mano di persone di rilievo mass-mediatico (star del cinema e della moda). La censura è certamente uno strumento talvolta adeguato, soprattutto se il riferimento che calamita l’attenzione è anche amplificato da un personaggio che desta l’ammirazione di molti giovani (nelle fasce più a rischio: 12-25 anni almeno), ma è un’arma a doppio taglio. In Italia, ad esempio, dove fortunatamente il fenomeno Pro Ana si svolge in una modalità, ancora, in parte differente dal resto del mondo, e quindi mancano calamite medianiche che attraggono allo stile di vita negativo e deviante, la censura è un farmaco che può causare più effetti collaterali che benefici. Ho scritto molto, soprattutto sulla facilità di decesso e rinascita costante dei forum Pro Ana che ho potuto studiare: nascevano velocemente, duravano pochi mesi, poi venivano, senza una precisa motivazione, cancellati dal portale stesso che li ospitava; il giorno seguente raddoppiavano!

Insufficiente questa analisi, a farmi temere il pericolo della censura, ho scritto poco, poiché manco ancora di un buon numero di dati utili per confermare o disconfermare tali mie teorie, sul fatto che il pericolo peggiore del Pro Anoressia (che esiste sia nel Web che nel mondo reale, ormai) non è il perpetuarsi indisturbato nella rete, ma la sua costante propensione all’evoluzione.

Quanto viene urlato in questi spazi, quanto vi accade, quanto vi si dice e vi segue (imp: non ho mai fornito link di siti pro anoressia o esposto materiale sensibile, per rispetto del dolore di chi aderisce al fenomeno), è fonte di apprendimento ed è una grande costellazione di strumenti che se, rivisti e forniti in contesti protetti, possono ridurre non soltanto la moltiplicazione del fenomeno Pro Ana, ma anche prevenirlo e limitare le temute evoluzioni (Pro Ana: un Gruppo dei Pari?), e la creazioni di fenomeni affini (timori ai quali, purtroppo, stiamo già assistendo da tempo).

Nella prima indagine ho potuto studiare forum e blog aderenti alla Filosofia di Ana (vd. Pro Ana: Tra Anoressia E Filosofia), si trattava ancora di siti web al limite del sorreggersi a vicenda e del pericoloso narcisismo patologico; oggi invece scorgo Blog (che all’epoca erano il fenomeno meno gravoso e quindi mere richieste di aiuto) che si rendono privati e nascosti, esattamente come tempo prima facevano i forum, valicando gradualmente il limite del pericolo; luoghi virtuali dove le aderenti procedono in un processo anoressico: desiderano e cercano (ovviamente invano, ma peggiorando notevolmente il già gravoso stato di salute psico-fisica) di trasformazioni da bulimie in anoressie.L’Italia comprende soprattutto un popolo Pro Anoressia Web al 90% circa di Bulimie (le forme anoressiche restano tali anche, spesso, nei dibattiti, rendendo meno appetibili per le lettrici i loro spazi); così il fenomeno Pro Mia che dilaga negli USA, in Italia si auto-definisce Pro Ana.La gravosità odierna si rileva anche nella, maggiore, difficoltà che abbiamo nel reperire i VERI siti web Pro Anoressia (ben diversi dai blog di facile raggiungimento). E va bene ricordato che, come dimostrato dalla ricerca Ausl sul Fenomeno Pro Anoressia (2004/2005), uno dei maggiori strumenti di accesso alla rete delle Adepte di Ana è il canonico passa-parola. Ovviamente non sono facilmente rintracciabili dagli studiosi, ma, al contrario, sono facilmente rintracciabili da chi soffre già di un Disturbo del Comportamento Alimentare, che poi ha facoltà di accedere valicando la severa selezione della gestione, che si protegge dalle invasioni esterne.L’aggravarsi di un disturbo già presente in questo mondo sconosciuto è un pericolo incalcolabile, quanto lo è il rischio emulativo di disturbi similari. Incalcolabili, oggi, sono anche le conseguenze dirette ed indirette sulle utenze in cura e non..
Per concludere la mia riflessione, mi sento di rinnovare gli inviti, ai servizi, alle dirigenze dei servizi e delle politiche socio-sanitarie, di non sottovalutare oltre il fenomeno, prima che sia troppo tardi da affrontare con efficacia, di osservarlo, non con la semplicità di una chirurgia che propende a ben più complicati rischi per l’utenza attuale e potenziale; invito inoltre a investire seriamente nello studio e nella ricerca (più di quanto pare si stia facendo, o io stesso abbia potuto fare) e non attendere studi esteri, poiché per quanto egregia siano, il fenomeno italiano ha peculiarità che non aderiscono ad altri lochi geografici; insomma per ottenere risultati è necessario uno studio approfondito e determinate e urgente, che tralasci i desideri inadatti di soluzioni veloci e facili.


(Tratto da: www.sostanze.info)