Citazione

“Ciò che è realmente inquietante non è che il mondo si trasformi in un completo dominio della tecnica. Di gran lunga più inquietante è che l’uomo non sia affatto preparato a questo radicale mutamento del mondo. Di gran lunga più inquietante è che non siamo ancora capaci di raggiungere, attraverso un pensiero meditante, un confronto adeguato con ciò che sta realmente emergendo nella nostra epoca.” (Heidegger)

mercoledì 3 ottobre 2007

ANORESSIA e campagna shock: errore o necessità?

Oliviero Toscani con la pubblicità di “Nolita” ha scosso l’opinione pubblica e suscitato dibattiti. Ma attenzione alle banalizzazioni


Siamo ormai sul finire del 2007, un’epoca in cui i film di fantascienza degli anni 80-90 prevedevano macchine volanti, teletrasporto, odissee nello spazio o anche la fine del mondo; in realtà non è che sia cambiato molto da allora. Perlomeno, nel nostro sistema sociale e culturale, le cose si sono evolute, ma permangono in modo saldo molte caratteristiche ereditate dai decenni passati (come potrebbe essere altrimenti?!). Di certo nel 2007 abbiamo un utilizzo di nuove tecnologie sempre più avanzate.

Quello che forse più ci contraddistingue dal passato, oltre il prossimo esaurimento dei giacimenti petroliferi e le possibili crisi energetiche, lo scioglimento dei grandi ghiacciai e gli sconvolgimenti climatici, è la rete Web (Internet). Spesso ne abbiamo conferma e di questi tempi, addirittura, qualcuno ne ha fatto uno strumento di politica e propaganda, facendo entrare nel mondo conservatore la novità.

Ma nel 2007 come nel 1997 ritroviamo molto di apparentemente immutato: diverbi continui, insoddisfazioni, i grandi mecenati dell’economia sempre attivi a svolgere il loro lavoro (ecc), in cui anche il mondo della moda è oggi praticamente come all’ora. Ma soprattutto, ciò che ritroviamo oggi come dieci anni fa è il disagio psicologico delle persone!

In ogni epoca la psiche delle persone manifesta il proprio disagio sconvolgendo l’ordinarietà e la logica di chi vi sta attorno, talvolta in un modo e altre in uno diverso. L’epoca storica, così come la locazione geografica, stabilisce spesso le caratteristiche dei maggiori disagi psicologici di cui le persone soffrono, quasi come un costume culturale. Secoli fa in Europa definivamo “isterie” a non finire, oggi invece ci scontriamo con gravi disturbi del comportamento alimentare e gravi disturbi da dipendenza e di crisi della personalità; e anche se spesso li definiamo anche superficialmente con “luoghi comuni”, talvolta, come all’ora, rigiriamo la faccia altrove.

Ecco che in questo contesto, di società disattenta, è apparso recentemente il gesto cruento di un fotografo, già noto per i suoi modi provocatori, appendendo cartelloni pubblicitari per promuovere la campagna di “No-l-ita”, dove viene fotografata una giovane ragazza, francese, che versa in un gravissimo stato di salute, organica e psicologica, che potremmo definire oltre i limiti della magrezza biologicamente consentita: una giovane affetta palesemente e gravemente, appunto, da Anoressia nervosa. A fare ciò è Oliviero Toscani nel periodo di sfilate della moda nella città di Milano, il nostro fiore all’occhiello nel mondo come capitale dei capi firmati.

Ho potuto leggere che la campagna ha avuto il benestare del Ministero della Salute, ma ho letto anche molte indignazioni e, all’opposto, molti pareri positivi.
Stando alle dichiarazioni di Toscani, la campagna è stata promossa per indignare e provocare la società inetta e inadeguata nell’affrontare il problema: lamenta infatti una moda che recluta ragazze gravemente sottopeso, ed un mondo circostante che non si sofferma a sufficienza a considerare come operare realmente, per guarire e prevenire la situazione, di certo molto precaria.
Non credo che sia possibile, così in questo breve articolo, fare un punto chiaro della situazione e magari trarne un giudizio, poiché i componenti e i contesti da considerare sono davvero moltissimi e molto diversi l’uno dall’altro; per una persona esterna al mondo clinico, dei Disturbi del Comportamento Alimentare, non è semplice comprenderli tutti appieno.

Dal mio punto di vista è necessario attuare una precisa distinzione: ovvero tra chi questa campagna va a colpire. Una campagna shock come questa difficilmente passa inosservata, e raccoglie le differenti e spesso contrarie emozioni, esplicitate su un giornale o al bar, che rispecchiano il soggettivo vissuto interiore.

Indossando il “camice bianco” e riflettendo, quindi, sulle conseguenze di una simile campagna su ipotetiche persone che soffrono di questi gravi problemi, mi sento anche io di svalutarla e criticarla. Dobbiamo infatti pensare (e perdonate l’approccio diretto e non scientifico) come da un lato chi ne soffre, e chi ne è coinvolto per legami affettivi, rivede in questa fotografia sconvolgente una grande sofferenza personale, accentuando di per sé la “sua” condizione di disagio psicologico. --br--

Ho sentito alla radio, presso una trasmissione cui ho fatto comparsa, le divergenti opinioni di Fabiola De Clercq e della conduttrice Patrizia De Rossi: la prima sosteneva l’enorme azzardo e rischio di questa pubblicità, che mai (o forse sarebbe meglio sostenere: raramente) può suscitare nelle persone affette da questi problemi della sfera emotiva un incentivo ad uscirne o perlomeno ad entrare nei percorsi di cura – bensì, aggiungo io, potrebbe addirittura accentuare i sintomi dell’anoressica, che potrebbe trovarsi invitata a scioccare lei stessa maggiormente o a invidiarne il “traguardo”, nella bulimica, invece, potrebbe scatenare sentimenti di frustrazione per la sua impossibilità a raggiungere uno stato analogo.

Diversamente la conduttrice De Rossi, come altri, sosteneva che poteva essere visto anche come un buon disincentivo a proseguire nella condotta dimagrante. Certo è che per persone che già soffrono di DCA, la patologia non permette loro di avere la giusta lucidità mentale di comprendere il “limite” e di capirsi magra oltre ogni modo, anche in uno stato di 26/30 kg.
Desidero aprire e chiudere una parentesi: l’Anoressia, come la Bulimia, non sono vere e proprie patologie dell’alimentazione (anche se le classifichiamo tali, grazie ai, comunque, preziosi ed utili manuali diagnostici), sono bensì sintomi ultimi di una profonda sofferenza e di un disagio psicologico che può comprendere tutto e il contrario di tutto; si dovrebbe infatti parlare di Anoressie e Bulimie, come molti specialisti fanno già da molto tempo.

È perciò importante smettere di semplificarne la sofferenza e la situazione, ritenendo che esse vogliono solamente dimagrire per assomigliare alle modelle! Lo si può, ad esempio, ben notare dalla foto in questione, e da altre, dove ragazze dello stesso peso mirano ancora a dimagrire sentendosi brutte perché grasse!

Affrontando invece la cosa da un punto di vista sociale (e riappendendo il camice): la visione diverge profondamente. Le statistiche ci insegnano come sono inattendibili, ovvero che l’Anoressia Nervosa, riscontrata in Italia all’1% come al 3% la Bulimia Nervosa, sono in effetti sotto-stime.

Noi riusciamo a stimare e a stilare statistiche solamente sulle pazienti che divengono tali quando si rivolgono alle cure adeguate. Sappiamo bene come una grande fascia (superiore) non si rivolga alle cure, e sappiamo bene che, la Bulimia, diversamente dall’Anoressia, è più difficile da riconoscere esternamente.

Ciò per dire che effettivamente nel nostro attuale sistema, l’attenzione non mass-mediatica riservata a queste patologie è ancora molto scarsa: molti centri delle Ausl che curano le patologie DCA (gratuitamente e con pure ottimi risultati) riescono a funzionare più per il lavoro volontario di tirocinanti e collaboratori non pagati che per i fondi disponibili a questi interventi: il Disturbo del Comportamento Alimentare è una malattia sociale, ma che diversamente dalle tossicodipendenze causa pochi problemi sociali (come omicidi, rapine, ecc.) provocati per procurarsi la sostanza dalla quale si dipende: da ciò si può trarre un buon esempio delle motivazioni di molte scelte di carattere economico-sanitario.

In questa ottica socio-politica, dislocata dal clinico, investendo con una simile campagna la società intera, criticandola nel suo intervento ridotto e soprattutto nelle costanti errate convinzioni, non mi sento di biasimare l’azione pubblicitaria (supponendo naturalmente che non sia stato un gioco economico come taluni hanno sospettato): da mesi non si parlava quasi più di anoressia, anzi si ce ne disinteressava, oggi la riabbiamo su tutti i giornali ed i telegiornali! Forse non otterremo nulla, forse sì.

Infine desidero (riappropriandomi dello status di studioso) stilare un parallelo tra la campagna e il fenomeno web dei siti pro-anoressia, anch’esso scivolato dall’attenzione di una società che ancora non lo conosce.
Queste patologie, che vivono in una costante ambivalenza, si districano tra il nascondere la loro situazione disagiata, per poterla proseguire, e infiniti richiami di aiuto impliciti. Lo stesso fenomeno che anni fa sconvolse la popolazione italiana, e noi stessi professionisti, che scoprimmo (con la prima ricerca scientifica italiana, effettuata presso l’Azienda Sanitaria Locale di Reggio Emilia in collaborazione, e grazie al prof. Umberto Nizzoli) quanto poco se ne sapeva anche all’interno del mondo specialistico. Ad anni di distanza poco è cambiato.

Mancano forse i fondi necessari agli studi del fenomeno, ed anche i tempi che non possono essere brevi per una pronta soluzione (se voluta efficace), ma di fatto su di esso si è messo in atto ben poco, dopo la ricerca scientifica che ho personalmente condotto.
Ciò per dire che in un modo o in un altro, la sofferenza psicologica è talmente elevata, e talmente gravosa, che si sviluppano differenti, e in continua evoluzione, gridi sociali: quali il movimento di aggregazione delle adepte di Ana, o l’indiretto intervento di una pubblicità shock.

Per provocare e fare riflettere: se fossi stato io l’autore di quella campagna pubblicitaria, chiederei agli indignati il motivo profondo di tale reazione, facendo loro notare come foto di questo genere, girano nel web e sui giornali (nei momenti di interesse mediatico) in un numero incredibilmente alto, talmente sconcertante che quattro anni fa ebbi modo di scontrarmi con un sito web che proponeva fotografie, e video pornografici, le cui protagoniste erano ragazze allo stremo della salute fisica e mentale come nella foto di Oliviero Toscani!

Dr. Agostino Giovannini

mercoledì 30 maggio 2007

ANORESSIA / Su internet si moltiplica il fenomeno

Continua a crescere l’allarme sulla diffusione del Disturbo del Comportamento Alimentare e con esso il numero di siti web in cui gli adolescenti anoressici trovano sostegno e condivisione

Il fenomeno Pro Anoressia è oggi tornato a intrattenere l’interesse mass mediatico; le recenti tragedie legate alle sindromi anoressiche hanno richiamato l’occhio del mondo non specialista su un nodo dolente che affligge e deturpa la popolazione mondiale: il Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) che viene quasi sempre riconosciuto nell’Anoressia Nervosa ed in particolare nel suo sintomo distintivo del rifiuto del cibo.

Proprio il rifiuto del cibo causa una magrezza tanto ambita ed irraggiungibile quanto elusiva della sua vera causa: infatti su tale sintomo tanto si dice e nulla si comprende. Le patologie alimentari si manifestano in un terreno dove la logica corrente si ribalta e dove l’apparenza inganna anche lo spettatore portandolo a leggere l’amore-odio verso il cibo come una semplice ambizione alla bellezza (dettata dai canoni della moda).
A disconferma di tale iniziale e fuorviante interpretazione occorre sottolineare il fatto che per le persone con DCA, maggiore è il peso che si perde, maggiore è il desiderio di proseguire con le restrizioni, “percependosi” in obesità anche nelle condizioni di un corpo ridotto allo scheletro. Andrebbe quindi introdotto un concetto chiamato economia del sintomo, che forse insegnerebbe (dopo un po’) sia il significato più profondo che il rispetto verso quello che diviene “una costosa trovata, una dolorosa invenzione che persegue lo scopo di sconvolgere e, insieme, quello di conservare un assetto, un equilibrio personale e famigliare; un antieconomico tentativo di autocura” (Cuzzolaro, 2004). Infatti, è importante sottolineare come il sintomo non coincida con la “malattia” ma possa invece essere il riflesso di un disagio profondo che rende il sistema persona (e chi ne sta intorno) in grado di sopravvivere in determinate circostanze.

Così accettando e mettendo in evidenza l’inevitabile incomprensione che si instaura tra simili disturbi del comportamento e la società circostante (e riconoscendone un tratto distintivo di una patologia che vuole dare motivo di essere perseguita) anche una situazione di normale crescita, come l’adesione a gruppi amicali (gruppi dei pari), sfocia in controverse situazioni di devianza.
Un nostro studio svolto per l’Ausl di Reggio Emilia (Ricerca sul Fenomeno Pro Ana, Giovannini, 2006) rivela come sia proprio il classico passa-parola uno dei mezzi più utilizzati nella ricerca di questi siti web, incentivandoci a ipotizzare che la ricerca di un gruppo, la socializzazione e il timore delle etichette abbiano permesso l’esordio di quello che oggi ci pare una pubblicità dell’anoressia con le istruzioni per l’uso (il Fenomeno Pro Anoressia è, in realtà, ben altro). --br--

Riteniamo corretto analizzare e riflettere facendo un parallelo tra le caratteristiche della normale fase evolutiva dell’Adolescenza ed il fenomeno della diffusione dei siti web Pro Anoressia: è infatti possibile individuare le fasi adolescenziali come quelle più a rischio sia per l’esordio di un DCA che per la ricerca di riconoscimenti e rapporti sociali, partendo dal presupposto che un impulso comune di adolescenti con o senza Disturbi del Comportamento Alimentare è proprio il bisogno di socializzazione.

Infatti, oltre ad essere il risultato di una probabile ricerca e creazione di gruppo dei pari, il fenomeno Pro Anoressia appare operare anche come un paradossale sistema di self-help (gruppo di auto-aiuto). “Nel gruppo, con il supporto di altri si può toccare più facilmente un pensiero doloroso: il gruppo, come un contenitore, accoglie e lavora offrendo con passione il suo contributo” (De Clercq, 1995). Ed è proprio quanto abbiamo potuto notare dalle nostre ricerche: come accade in un gruppo di aiuto dove l’obiettivo verte verso la guarigione, questi gruppi operano (al contrario) per il sostegno del sintomo.

DCA ED ESORDIO

Da un rapporto Eurispes e dal Ministero della Salute emerge come oltre due milioni di adolescenti (fra ragazzi e ragazze sempre di età compresa fra i 12 e i 25 anni) soffrirebbero di una qualche forma di disturbo del comportamento alimentare (soprattutto anoressia o bulimia). Sebbene siano in netto aumento i casi di bambine in fase pre-puberale, al di sotto degli undici anni, a soffrire di disturbi del comportamento alimentare così come di donne anche anziane (di età compresa fra i 60 – 70 anni), secondo tali dati è possibile affermare che l’età della popolazione di riferimento per quanto concerne i DCA sarebbe caratterizzata in prevalenza da soggetti adolescenti.

Un’altra importante caratteristica riguarda il sesso: infatti, sembra che il numero delle ragazze che soffrono di tali disturbi sia dieci volte superiore, rispetto a quello dei ragazzi (Davidson e Neale, 2000), nonostante negli ultimi anni, anche in Italia, il numero dei ragazzi che soffrono di tali disturbi abbia subito un notevole incremento.

Il fenomeno dello sviluppo e dell’utilizzo dei siti web Pro Anoressia rispecchia i dati statistici della popolazione di riferimento: si è infatti registrato che lo strutturarsi dei siti web Pro Ana è nato proprio da diari on-line di ragazze adolescenti.

LE CARATTERISTICHE DELL’ADOLESCENZA

L’adolescenza rappresenta il periodo di transizione dall’infanzia all’età adulta in cui entrano in gioco sia fattori biologici, sia fattori sociali e psicologici e in cui assume un ruolo cruciale il contesto in cui avviene questo processo. Inizia, infatti, con la pubertà, caratterizzata da grandi cambiamenti a livello biologico-fisico, ed è associata ad intense esperienze emozionali che impongono la ricerca di nuovi equilibri con il mondo, con la società e con il proprio sé. L’adolescente comincia ad essere trattato in modo diverso dal contesto in cui vive e contemporaneamente modifica il proprio atteggiamento verso se stesso e verso il mondo circostante, non accettando di essere totalmente dipendente dalla propria famiglia e dalle forme di sostegno sociale-affettivo che la famiglia gli ha fornito.

Il progressivo distacco dalla famiglia e l’acquisizione, anche parziale, di autonomia si accompagnano ad una maggior attenzione nei confronti del mondo dei coetanei, percepito come luogo di sperimentazione ed incontro con valori nuovi ed originali dove l’adolescente ha la possibilità di sperimentare nuovi ruoli e di verificare le scoperte che sta facendo circa la realtà.

Palmonari (1991) ha proposto una classificazione riferita a quelli che vengono considerati i fenomeni universali dell’adolescenza:
- compiti di sviluppo in rapporto con la problematica dell’identità (o della riorganizzazione del concetto di sé);
- compiti di sviluppo in rapporto con l’esperienza della pubertà ed il risveglio delle pulsioni sessuali;
- compiti di sviluppo in rapporto con l’allargamento degli interessi personali e sociali e con l’acquisizione del pensiero ipotetico - deduttivo.

La costruzione dell’identità assume un valore cruciale in quanto si può affermare che racchiude al suo interno gli altri compiti di sviluppo tipicamente adolescenziali.
Nell’adolescenza si attiva, infatti, una vera e propria riorganizzazione del sistema del sé, resa possibile anche grazie all’acquisizione di nuove e più complesse abilità sul piano cognitivo (Piaget, 1932). L’adolescente comincia così a compiere in modo sempre più approfondito la riflessione su se stesso ed inizia ad immaginarsi in una prospettiva non solo attuale, ma anche futura e/o ideale, pensandosi in termini più astratti e mettendo in primo piano il problema della coerenza, della continuità e del riconoscimento sociale di quella nuova immagine che egli sta costruendo di sé.

L’adolescenza, come momento di transizione dall’infanzia all’età adulta, può quindi essere vista anche come un percorso attraverso il quale i ragazzi acquisiscono una propria identità. Per gli adolescenti acquisire una propria identità significa “considerarsi come persone uniche e coerenti nonostante la molteplicità e la diversità di ruoli giocati nei propri contesti di vita, sentire che gli altri riconoscono la propria unicità e specificità e percepire di essere in grado di autodeterminazione nelle proprie scelte (responsabili dei propri destini)” (Mancini, 1999).

Il gruppo dei coetanei costituisce un punto di riferimento fondamentale nel superamento dei diversi compiti di sviluppo e nel processo di costruzione dell’identità adolescenziale. I dati di ricerca dimostrano come è possibile stimare attorno al 75% la percentuale di adolescenti che fra i 15 - 17 anni frequenta con regolarità un gruppo di coetanei formatosi in modo spontaneo (Maurizio, 1994). Il gruppo funziona come luogo d’apprendimento, di sperimentazione e di controllo delle azioni individuali e di confronto e valutazione delle diverse componenti che concorrono a costruire il concetto di sé dell’adolescente. Questo deve attribuire un valore nuovo a regole e ideali, non più connessi al bisogno infantile di approvazione ma ad una scelta autonoma fra buono e cattivo, giusto e ingiusto.

In questo processo è spesso disorientato e confuso, spaventato e attratto dalla trasgressione, ansioso di sperimentare se stesso aldilà del recinto di sicurezza infantile e il gruppo dei pari assume allora un’importanza fondamentale come riferimento normativo: atteggiamenti e comportamenti vengono uniformati a quelli dei coetanei, cui è rivolta la stessa obbedienza e fedeltà riservata agli adulti.

CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DELL’ADOLESCENTE CON DISTURBO ALIMENTARE

Esistono dei fattori psicologici individuali che sembrano predisporre al disturbo alimentare. Fra questi fattori, Todisco segnala depressione, ansia, disturbi di personalità, disturbo dell’immagine corporea, deficit emotivi e cognitivi, storia di abuso, problemi di autonomia (difficoltà del processo di separazione-individuazione), deficit di autostima e difficoltà interpersonali, perfezionismo, paura di diventare adulti.

Sono rilevanti anche le caratteristiche di personalità: per quanto riguarda l’Anoressia Nervosa sono rilevanti i tratti ossessivi, aspettative esasperate, perfezionismo, eccessiva accondiscendenza, sentimento di inefficacia; nella Bulimia Nervosa hanno invece rilevanza clinica i tratti di impulsività, intolleranza alle frustrazioni e tono dell’umore alterno.

Le caratteristiche predisponenti sono anche quelle che caratterizzano i tratti di comorbilità: fra queste sono comuni l’ansia, la depressione, i disturbi nella sfera della sessualità, l’isolamento sociale e la bassa autostima.

LE CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE DELL’ADOLESCENTE IN RELAZIONE ALLE CARATTERISTICHE DELL’ADOLESCENTE CON DCA

Avendo analizzato le caratteristiche dell’adolescente privo di DCA e le caratteristiche di quello con DCA possiamo operare una utile sintesi delle caratteristiche in comune:
1. Riorganizzazione del proprio sé.
2. Confronto fra sé ideale - sé reale.
3. Tensione verso nuovi valori, credenze.
4. Valore e attenzioni dati al proprio corpo e all’esteriorità.

A differenza dei loro coetanei tuttavia gli adolescenti con DCA, in particolare con Anoressia Nervosa, secondo il DSM IV – TR (2002, Masson S.p.a.) hanno una tendenza ad avere:
- Isolamento sociale
- Euforia, depressione, ansia fino agli attacchi di panico
- Comportamenti ossessivi e/o compulsivi
- Disturbi nell’ambito della sessualità (assenza-diminuzione del desiderio sessuale, promiscuità)
- Deficit dell’identità
- Perfezionismo
- Bassa autostima
- Bisogno di conferme esterne.

Mentre un adolescente senza disturbi alimentari può frequentare il gruppo dei pari ed in esso ricercare identificazioni nuove, confronti e con essi costruire una nuova identità, l’adolescente con disturbi alimentari è un adolescente tendenzialmente isolato, perfezionista e con una bassa autostima. La bulimia e alle volte l’anoressia sono accomunate anche da una condizione di segretezza: una situazione permanente, in cui molti dei loro sforzi sono rivolti alla riservatezza, e alla protezione del sintomo (Giovannini, 2005). Molto spesso è il disturbo stesso a tenere l’adolescente lontano dalle attività che normalmente accomunano gli altri adolescenti (molte adolescenti con DCA temono l’incontro con i pari per evitare l’obbligo di mangiare).

PRO ANA: UN GRUPPO DEI PARI?

Come abbiamo visto, gli adolescenti che fra i 15 ed i 17 anni frequentano un gruppo dei pari sono pari o superiori al 75 %. Analogamente, i DCA insorgono principalmente intorno ai 12 anni, con un picco fra i 14 ed i 17 anni.
Le caratteristiche del fenomeno virtuale Pro Ana consentono di ipotizzare che in esso si realizzino le dinamiche del gruppo dei pari che mancano agli adolescenti con DCA. Come altri gruppi di pari, infatti, i gruppi Pro Ana rappresentano uno strumento di sostegno affettivo, emotivo in grado di incidere sulla costruzione della propria reputazione e visibilità sociale da parte dell’adolescente. Quando si fa riferimento al processo di costruzione dell’identità, si usa il termine gruppo in rapporto ad un nucleo specifico di coetanei con cui l’adolescente intrattiene “una relazione intensa e continuativa, fondata su una serie d’esperienze comuni, di interessi e di valori considerati importanti per il singolo e per il gruppo” (Pombeni, 1996).

Regole di accesso (iniziazione) e di uscita dal gruppo: esistono dei criteri di selezione per poter accedere ai gruppi Pro Ana e per poterci rimanere. Secondo alcuni studi (Aronson e Mills, 1959), al crescere delle severità dell’iniziazione cresce la preferenza per il gruppo stesso (quanto più un gruppo è selettivo tanto più è desiderabile appartenervi). Fra le regole interne esistono anche dei comportamenti specifici legati ad esempio a particolari accessori o capi vestiari. Un marchio dei gruppi Pro Ana è costituito da braccialetti distintivi. Segno di riconoscimento che le distingue dalle folle e rinforza così il loro deviante senso di appartenenza alla Filosofia di Ana.
Distintività interna positiva (Tajfel, 1973): basta appartenere ad un gruppo per discriminare sé stessi dagli altri in modo positivo.

Obiettivo comune: la magrezza assoluta. Seguire la Filosofia di Ana consente di essere guardate come persone che mirano ad un obbiettivo non conforme alla società circostante.
Cultura del gruppo: I gruppi Pro Ana sposano una filosofia, chiamata Filosofia di Ana. Tale filosofia si oppone rigidamente alla visione di Anoressia e Bulimia come patologie psichiatriche, o comunque dovute a una condizione di sofferenza e disagio, disarticolata dalla condizione sintomatologica, del rapporto col proprio corpo (e con il cibo). La Filosofia Pro Ana mira, infatti, a proclamare uno stile di vita alternativo, dove si promuove l’obiettivo antibiologico della liberazione, totale, dalla dipendenza da cibo: l’Anoressia Nervosa.

CONCLUSIONI

Ancora privi d’ulteriori dati scientifici, non possiamo concludere accreditando o disconfermando quanto detto. Certamente i dati a nostra disposizione, così come le ricerche effettuate durante lo studio del fenomeno Pro Anoressia, c’invitano non solo a non dimenticare ma a porci ogni giorno nuovi interrogativi. Il fenomeno Pro Anoressia si può (anche) leggere oggi come una diversa e sconosciuta elaborazione dei sintomi già noti e propri dei Disturbi del Comportamento Alimentare. L’invito ai servizi a non sottovalutare l’importanza di questo fenomeno è stato forse il principale propulsore delle nostre ricerche e rimane come un messaggio ripetitivo e sempre presente in noi. Per il futuro ci proponiamo di sviluppare una migliore conoscenza dei risvolti psicologici e sociali del fenomeno, poiché solo comprendendolo (e non incidendolo chirurgicamente) potremmo portare avanti la battaglia preventiva e terapeutica contro questa forma di disagio umano.

di Agostino Giovannini, Francesca Montali

(fonte: http://www.progettouomo.net)

mercoledì 24 gennaio 2007

Pro Ana: un Gruppo dei Pari?

Di Agostino Giovannini e Francesca Montali

Il fenomeno Pro Anoressia è oggi tornato a tenere banco tra i mass media; le ultime tragedie legate all’anoressia hanno recentemente richiamato anche l’occhio del mondo non specialista ad un nodo dolente che affligge migliaia di persone: i Disturbi del Comportamento Alimentare (anche detti DCA).

Per lo più riconosciute nel sintomo anoressico del rifiuto del cibo e nella patologica ambizione alla magrezza, queste patologie si manifestano in un terreno dove l’apparenza inganna: lo spettatore comune è infatti portato a leggere l’amore-odio verso il cibo come un semplice desiderio di bellezza, in realtà ogni sintomo è un emanazione e prodotto di un certo contesto sociale, è un utilizzo paradossale e provocatorio del linguaggio (in questo caso, alimentare e corporeo) creato dalla società stessa (Covri 2005). Ma proprio l’ingannevole interpretazione del senso comune mette in evidenza un perenne divario esistente tra simili disturbi e la società (stessa) che se ne rivela spesso l’inconsapevole autrice.

Così, in un simile contesto anche una situazione di crescita (adolescenziale), come l’adesione al gruppo dei pari, può sfociare in controverse situazioni di devianza riconoscibili come palliative dei reali e mancanti gruppi amicali.

Un nostro studio (svolto per il Pasm dell’Ausl di Reggio Emilia: Ricerca sul Fenomeno Pro Ana, Giovannini, 2006 – scarica Qui il fascicolo) rivela come il classico passa-parola (fenomeno tipico di gruppi amicali) sia uno dei mezzi adottati per la ricerca di siti web pro ana: sembrerebbe plausibile ipotizzare che sia proprio il bisogno di accettazione e di socializzazione a promuovere la ricerca di luoghi virtuali, attuando un tentativo di risposta a bisogni relazionali non appagati - al tempo stesso però, il Pro Ana è un evitamento delle relazioni, in quanto è un contatto ad intensità ridotta e soprattutto perchè la persona “anoressica”, classicamente, cerca sempre di controllare il contatto vero e proprio con l'altro, che invece è per definizione non controllabile.

In base alla letteratura sappiamo che è proprio la fascia adolescenziale di popolazione quella più a rischio sia per l’esordio di un DCA che per la ricerca di riconoscimenti e rapporti sociali (e adesione a filosofie devianti). Infatti il fenomeno Pro Anoressia appare operare anche come un paradossale sistema di self-help: “Nel gruppo (..) con il supporto di altri si può toccare più facilmente un pensiero doloroso: il gruppo, come un contenitore, accoglie e lavora offrendo con passione il suo contributo (..)” (De Clercq, 1995).

Statistiche e Pro Ana

Secondo un rapporto Eurispes oltre due milioni di adolescenti fra ragazzi e ragazze di età compresa fra i 12 e i 25 anni soffrirebbero di una qualche forma di disturbo del comportamento alimentare. Sebbene siano in aumento i casi di bambine in fase pre-puberale a soffrire di DCA così come di donne anche anziane (di età compresa fra i 60 – 70 anni), è possibile sostenere che la popolazione colpita da DCA è in prevalenza composta da soggetti adolescenti.

Sembra inoltre che il numero ragazze che soffrono di tali disturbi sia dieci volte superiore, rispetto a quello dei ragazzi (Davidson e Neale, 2000).

Il fenomeno dell’esordio e dell’utilizzo dei siti Web Pro Anoressia sembra rispecchiare i dati statistici di riferimento: si è infatti registrato che il fenomeno web Pro Ana è nato proprio da Blog (diari on-line) di ragazze adolescenti.

Adolescenza e Gruppo

L’adolescenza rappresenta il periodo di transizione dall’infanzia all’età adulta in cui entrano in gioco sia fattori biologici, sia fattori sociali e psicologici e in cui assume un ruolo cruciale il contesto in cui avviene questo processo. L’adolescente comincia ad essere trattato in modo diverso dal contesto in cui vive e contemporaneamente modifica il proprio atteggiamento verso se stesso e verso il mondo circostante, non accettando di essere totalmente dipendente dalla propria famiglia e dalle forme di sostegno sociale-affettivo che la famiglia gli ha fornito. Il progressivo distacco dalla famiglia e l’acquisizione, anche parziale, di autonomia si accompagnano ad una maggior attenzione nei confronti del mondo dei coetanei, percepito come luogo di sperimentazione ed incontro con valori nuovi ed originali dove l’adolescente ha la possibilità di sperimentare nuovi ruoli e di verificare le scoperte che sta facendo circa la realtà.

La costruzione dell’identità assume un valore cruciale in quanto si può affermare che racchiude al suo interno gli altri compiti di sviluppo tipicamente adolescenziali.

Nell’adolescenza si attiva infatti una vera e propria riorganizzazione del sistema del sé, resa possibile anche grazie all’acquisizione di nuove e più complesse abilità sul piano cognitivo (Piaget, 1932). Per gli adolescenti acquisire una propria identità significa “considerarsi come persone uniche e coerenti nonostante la molteplicità e la diversità di ruoli giocati nei propri contesti di vita, sentire che gli altri riconoscono la propria unicità e specificità e percepire di essere in grado di autodeterminazione nelle proprie scelte (responsabili dei propri destini)” (Mancini,1999, pp. 94).

Il gruppo dei coetanei costituisce un punto di riferimento fondamentale nel superamento dei diversi compiti di sviluppo e nel processo di costruzione dell’identità adolescenziale. I dati di ricerca dimostrano come è possibile stimare attorno al 75% la percentuale di adolescenti che fra i 15 ed i 17 anni frequenta con regolarità un gruppo di coetanei formatosi in modo spontaneo (Maurizio, 1994). Il gruppo funziona come luogo di apprendimento, di sperimentazione e di controllo delle azioni individuali e di confronto e valutazione delle diverse componenti che concorrono a costruire il concetto di sé dell’adolescente. --br--

Caratteristiche psicologiche dell’adolescente con Disturbo Alimentare

Esistono dei fattori psicologici individuali che sembrano predisporre al disturbo alimentare. Fra questi fattori Todisco segnala la depressione, ansia, disturbi di personalità, disturbo dell’immagine corporea, deficit emotivi e cognitivi, storia di abuso, problemi di autonomia (difficoltà del processo di separazione-individuazione), deficit di autostima e difficoltà interpersonali, perfezionismo, paura di diventare adulti. Nella Bulimia Nervosa hanno invece rilevanza clinica i tratti di impulsività, intolleranza alle frustrazioni e tono dell’umore alterno.

Un adolescente senza disturbi alimentari può frequentare il gruppo dei pari ed in esso ricercare identificazioni nuove, confronti e con essi costruire una nuova identità, l’adolescente con disturbi alimentari è un adolescente tendenzialmente isolato, perfezionista e con una bassa autostima. La bulimia e alle volte l’anoressia sono accomunate anche da una condizione di segretezza: una situazione permanente, in cui molti dei loro sforzi sono rivolti alla riservatezza, e alla protezione del sintomo (Giovannini, 2005).


Gruppo dei Pari?

Come abbiamo visto gli adolescenti che fra i 15 ed i 17 anni frequentano un gruppo dei pari sono pari o superiori al 75%. Le caratteristiche del fenomeno virtuale Pro Ana consentono di ipotizzare che in esso si realizzino le dinamiche del gruppo dei pari che mancano agli adolescenti con DCA. Come altri gruppi di pari, infatti, i gruppi Pro Ana rappresentano uno strumento di sostegno affettivo, emotivo in grado di incidere sulla costruzione della propria reputazione e visibilità sociale da parte dell’adolescente. Quando si fa riferimento al processo di costruzione dell’identità, si usa il termine gruppo in rapporto ad un nucleo specifico di coetanei con cui l’adolescente intrattiene una relazione intensa e continuativa, fondata su una serie di esperienza comuni, di interessi e di valori considerati importanti per il singolo e per il gruppo (Pombeni, 1996).

Secondo alcuni studi (Aronson e Mills, 1959), al crescere delle severità dell’iniziazione cresce la preferenza per il gruppo stesso: quanto più un gruppo è selettivo tanto più è desiderabile appartenervi. Esistono infatti criteri di selezione per poter accedere ai gruppi Pro Ana che concorrono all’affermare il fenomeno come una sorta di elite semi-nascosta. Ad accentuare il senso di appartenenza troviamo persino un marchio distintivo Pro Ana costituito da due braccialetti distintivi: uno rosso per le anoressiche e uno blu per le bulimiche. Un segno di riconoscimento che le distingue dalle folle e rinforza così il loro senso di appartenenza alla Filosofia di Ana.

I gruppi Pro Ana sposano una filosofia, chiamata Filosofia di Ana. Tale filosofia si oppone rigidamente alla visione di Anoressia e Bulimia come patologie psichiatriche, o comunque dovute a una condizione di sofferenza e disagio, disarticolata dalla condizione sintomatologica, del rapporto col proprio corpo (e con il cibo). La Filosofia Pro Ana mira, infatti, a proclamare uno stile di vita alternativo, dove si promuove l’obiettivo antibiologico della liberazione, totale, dalla dipendenza da cibo: l’Anoressia Nervosa.

Conclusioni

Proprio la tirannia sintomatologica (così come la tipica non - percezione della patologia di coloro che ne sono affetti) ha forse permesso che un naturale bisogno relazionale sfociasse in quello che oggi appare essere, ad uno spettatore non esperto, una propaganda all’anoressia con tanto di “istruzioni per l’uso”.

Attraverso nuovi studi, ancora in fase di progettazione, si intende smentire questa ipotesi interpretativa e dimostrare come il Fenomeno Pro Ana sia, in realtà, ben altro. Attraverso questo nuovo progetto si intende adempiere al proposito di approfondimento di tale tematica (ancora così poco conosciuta in Italia) dei siti Pro Ana (Giovannini, 2006), iniziando a considerare non solo variabili di ordine psicopatologico ma anche di ordine evolutivo e sociale.

(tratto da Risky-Re: Network Informativo sui Comportamenti a Rischio)

lunedì 13 novembre 2006

Intervista/ Esplode la propaganda sul web

articolo di RedattoreSociale.it dopo un'intervista fattami da Elisabetta Proietti

Pesi 40 chili? Sei una balena, non ci puoi stare qui. Ti vuoi curare, stai seguendo una terapia
? Ti informiamo che da questo momento sei cancellata dal forum di discussione. Sono severi i parametri per poter frequentare i siti internet pro-Ana e pro-Mia, ormai realizzati in maniera numerosa anche in Italia, dove hanno cominciato a comparire negli anni 2002-2003, espansione di una tendenza diffusa negli States (sembrano nascere lì nel 1998-1999, per espandersi poi all’Europa toccando per prime Inghilterra, Francia e Spagna). Sono luoghi d’incontro virtuali dove personalità con disturbi della sfera del comportamento alimentare – disturbi che gli specialisti ascrivono alla sfera della psicopatologia, da non considerare come semplici e transitori atteggiamenti – si suggeriscono i sintomi della malattia, si sostengono nel perseverare a non mangiare e si scambiano metodi per riuscirci, si spronano l’un l’altra a rifuggire dalle terapie, rafforzano una identità di gruppo autolesionista e si riconoscono in un “movimento” (la filosofia di Ana, sorta di dea a cui le adepte si immolano) che ha come comune denominatore l’ossessione per il cibo.

L’adesione a Mia, la bulimia, che spinge a ingurgitare grosse quantità di cibo, è solo un passaggio: la meta ultima e l’ideale supremo è Ana, l’anoressia, è tra le sue braccia che tutte, anoressiche e sorelle bulimiche, sperano di restare e di arrivare. Su questi aspetti indaga una ricerca “in progess” di Agostino Giovannini, giovane ricercatore presso il Pasm, Programma aziendale salute mentale dell’Ausl di Reggio Emilia, il quale aveva affrontato l’argomento già durante il corso di laurea in Servizi sociali all’università di Parma. E’ una delle prime indagini in Italia e di certo avrà sviluppi ulteriori. Blog e forum. Spiega Giovannini che il primo sviluppo dei siti web pro anoressia è concomitante coi blog, diari on-line in cui molte ragazze (è noto che anche molti maschi sono toccati dalla patologia che rimane comunque nella maggior parte dei casi al femminile) dichiarano patologici obiettivi di dimagrimento, redigendo una sorta di diario sull’evoluzione del disturbo alimentare.


Successivamente si struttura il movimento pro-Ana con la nascita di Forum. Le pagine web sono caratterizzate da “materiali incentivanti” come i 10 comandamenti di Ana, l’elenco dei validi motivi per non mangiare, gli escamotage per non farsi scoprire e i trucchi per vomitare meglio, foto di modelle scheletriche, spesso foto ritoccate di belle ragazze ridotte a pelle e ossa. “una caratteristica di questi siti è l’impossibilità di monitorarne la nascita e l’evoluzione, a causa della velocità con cui vengono chiusi e ricreati, rendendo efficace ogni azione repressiva”, spiega ancora il ricercatore. La filosofia di Ana non comprende il concetto di malattia ma punta a proclamare uno stile di vita “alternativo”, anticonformista, dove si promuove l’obiettivo antibiologico della liberazione, totale, dalla dipendenza del cibo.

Lo strumento per arrivare a questo è un ambiente “da setta”. In alcuni dei siti web compare la simbologia del tempio e della fiaccola accesa, la grafica è spesso ben curata, con animazioni e non. Le foto sono sconfortanti: costole e volti emaciati predominano su tutto. Attenzione massima alla stampa che parla di loro: le ragazze commentano, spesso facendo appello allo “spirito di gruppo” , per tacciare di non conoscenza e ribadire la propria superiorità quasi ( e non vi è nulla di più falso) atarassica. L’utente tipo. La fascia di età compresa tra 13 e 23 anni, che manifesta sintomi restrittivi-anoressici; dai 20 ai 33 anni, con sintomi bulimici. Anche 45nni e 50enni navigano sui siti pro-Ana. Una signora bulimica scrive di aver trovato la figlia di 12 anni in bagno a vomitare e chiede alle altre del forum cosa fare. Il “credo Ana” e i 10 comandamenti. --br--


Ecco i “rinforzi” alla malattia che si possono trovare sui siti in questione. I 10 comandamenti:


1) Non essere magri vuol dire non essere attraenti
2) Essere magri è molto più importante che essere sani
3) Devi comprare vestiti, tagliarti i capelli, assumere lassativi, morire di fame, fare qualsiasi cosa per farti sembrare più magro
4) Non devi mangiare senza sentirti in colpa
5) Non devi mangiare cibo ingrassante senza autopunirti dopo
6) Devi contare le calorie e quindi restringerne l'assunzione
7) Quello che dice la bilancia è la cosa più importante
8) Perdere peso è bene/ prendere peso è male
9) Non puoi mai essere troppo magro
10) Essere magro e non mangiare sono simbolo di vera forza di volontà e successo


Il credo Ana: Credo nel CONTROLLO, unica forza ordinatrice del caos che altrimenti sarebbe la mia vita Credo che fino a quando sarò grasso resterò l'essere più disgustoso e inutile a questo mondo e non meriterò il tempo e l'attenzione di nessuno Credo negli sforzi, nei doveri e nelle autoimposizioni come assolute ed infrangibili leggi per determinare il mio comportamento quotidiano Credo nella PERFEZIONE, mia unica meta verso la quale rivolgere tutti i miei sforzi Credo nella bilancia come unico indicatore di successi e fallimenti Credo nell'Ana, mia unica filosofia e religione Credo nell'inferno, perché questo mondo me lo ha mostrato. Tra i trucchi per non mangiare: BEVI UN BICCHIERE D'ACQUA OGNI ORA (riempie lo stomaco e in più depura) GUARDA FOTO DI MODELLE E ATTRICI CHE TI SIANO DI ISPIRAZIONE, LAVATI SPESSO I DENTI ( oltre ad avere sempre l'alito fresco, ti passerà la voglia di sporcare una bocca appena lavata) MANGIA MOLTO LENTAMENTE (ci vuole sempre un po' prima che il tuo stomaco si renda conto di essere pieno), MASTICA E POI SPUTA TUTTO, PRENDI LE VITAMINE (eviterai stanchezza, mal di testa, tutti i problemi dovuti alla scarsa alimentazione) , NON MANGIARE NIENTE più GRANDE DEL TUO PALMO PESATI SPESSO, INDOSSA DEI JEANS MOLTO STRETTI (ti ricorderanno sempre che devi dimagrire) MENTRE MANGI, CAMMINA, AIUTATI CON SITI COME QUESTO, SEI EI TENTATO DAL CIBO CONTA FINO A 100, ASPETTA 20 MINUTI (vedrai che alla fine ti passerà), compra vestiti di due tagli in meno.

Come non destare sospetti:
1. Non parlare mai del tuo peso con nessuno. Comportati come se tu non sappia assolutamente niente di diete e peso.
2. Non lasciare che le persone notino come sono larghi i tuoi vestiti
3. Cerca di mangiare solo quando i tuoi familiari o amici sono con te (e usa il tempo in cui sei solo per non farlo)
4. Entra ed esci spesso dalla cucina. Questo darà l'idea che mangi
5. Lascia resti di cibo o piatti sporchi in giro (prepara qualcosa e buttalo via, gli altri penseranno che l'hai mangiato)
6. Portati sempre fuori qualche snack (facendoti vedere) e poi fuori buttalo via
7. A casa di' che mangi da un amico, all'amico di' che hai già mangiato a casa 8. Inventati delle allergie a certi cibi
9. Fingi un mal di pancia o cose così 1
0. Di' che sei stato invitato fuori a cena, poi vai a fare una passeggiata
11. Di' che mangi in camera tua, poi in camera tua butta tutto nel pattume (ricorda di portare via il pattume quando esci!!!)
12. Non parlare mai di cibo né di quanto sei insoddisfatto del tuo corpo davanti agli altri
13. Al ristorante fingi di non avere abbastanza soldi.


Un fenomeno pericoloso che interroga i servizi. Protezione e prevenzione, e abbassare il rischio di fuga dai servizi, sono gli scopi dell’Ausl di Reggio Emilia attraverso questa indagine, che ha avuto inizio nel 2004. Ma cosa devono leggere la società e i servizi in questo fenomeno? Secondo Giovannini “è presente una richiesta, anche se implicita”. Al di là del grido provocatorio contro la proibizione sociale di un dialogo quasi totalizzante sul sintomo patologico, le ragazze cercano contatti umani, danno elementi per far capire dove si trovano, dove abitano, tentano di farsi raggiungere anche fuori da internet.


Quindi non va visto come un fenomeno solo da reprimere ma “dovrebbe essere un’occasione di approfondimento: “Nel continuo fluire di messaggi, troviamo richieste di mutamento di linguaggi e di risposte, richieste di aggiornamento costante dei servizi offerti, da parte di un’utenza che muta col mutare dei tempi”. In particolare Giovannini vede qui la possibilità di gettare ponti per evitare l’incremento di questi pericolosi modi di auto-aiuto. Presso i servizi al fenomeno si dà poco peso secondo Giovannini, nella scala delle priorità non è molto in alto. “Lavorare su questo fronte significherebbe rivedere i vecchi protocolli e conoscere in maniera più approfondita il web”.


da Redattoresociale.it

giovedì 27 luglio 2006

Bulimia Nervosa: una malattia di serie B?

Un estratto di una tesi di specializzazione in psicoterapia ipotizza che, rispetto all'Anoressia, la Bulimia sia una patologia che "rimane sullo sfondo" e che va invece portata il primo piano

La bulimia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare, alla pari dell’anoressia nervosa, anche se più sottaciuto rispetto all’anoressia, della quale molto ormai si parla e si scrive. In ambito scientifico, ad esempio, si trovano molti testi di letteratura che trattano dell’anoressia e non della bulimia, ma non avviene il contrario: è raro trovare studi specificamente dedicati alla bulimia che escludano la trattazione del disturbo anoressico.
Nel Trattato Completo degli Abusi e delle Dipendenze, a cura di Nizzoli e Pissacroia (2004, p. 918), leggiamo: “La bulimia, che letteralmente significa fame da bue o da cane, pur nota da lungo tempo viene citata poche volte nella letteratura medica. Negli scarsi lavori disponibili, anche se le conoscenze in materia vanno incrementando rapidamente, l’abbuffarsi e la successiva liberazione attraverso il vomito non vengono descritti così esaurientemente ed estesamente come lo sono la coercizione dell’appetito e l’anoressia mentale che spesso l’accompagna”.
Inoltre, operando nel Sistema DCA dell’Az. USL di Reggio Emilia (Servizio per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare), ho avuto molte occasioni, insieme con i miei colleghi, di partecipare a conferenze, formazioni, supervisioni e, ovviamente, alla riunione d’équipe settimanale. È emersa, nel confronto tra noi, la consapevolezza che la bulimia, rispetto all’anoressia, tendenzialmente passa in secondo piano: nelle relazioni ai convegni, nella scelta dei casi da portare in supervisione e anche nell’ingaggio di noi operatori è più spesso l’anoressia che emerge come figura.
Qualcosa di molto simile accade anche nel contesto familiare e in ambito sociale: spesso le pazienti anoressiche giungono all’osservazione del medico di medicina generale, di un libero professionista o di un servizio specialistico trascinate di forza da genitori o partner allarmati e disperati per il vistoso calo ponderale e per l’abbrutimento della ragazza o della giovane donna. L’esordio anoressico è solitamente esplosivo e rapido o comunque, di norma, da un certo momento in avanti vi sono un’accelerazione del calo di peso e un aggravamento vistoso della condotta alimentare, delle condizioni fisiche, della chiusura rispetto alle relazioni e delle oscillazioni del tono dell’umore. Il contesto avverte un senso di preoccupazione e di impotenza; inizialmente nega, poi si arrabbia, quindi riconosce la propria impossibilità di risolvere autonomamente la situazione e contatta una qualche figura curante. --br--
La persona bulimica, invece, spesso non è riconosciuta. Solitamente è normopeso, consuma in solitudine e assoluta segretezza i rituali dell’abbuffata e del vomito, al tempo stesso vergognandosene e difendendoli da qualsiasi ingerenza esterna. Spesso il contesto non sa della sua condotta alimentare, talvolta intuisce che qualcosa non va ma non immagina di che cosa si tratti. E’ frequente che intercorra molto tempo, anche molti anni -durante i quali le abbuffate e i metodi di compensazione sono avvenuti con regolarità, persistenza, compulsione - dal momento di esordio del disturbo al momento in cui la persona accede a un trattamento. Non sempre sono i familiari a promuovere il contatto con i servizi o con un professionista: può accadere, contrariamente all’anoressica che sia la stessa bulimica a chiedere aiuto, dopo snervanti tentativi infruttuosi di smettere o quantomeno di limitare il sintomo, divenuto col tempo invalidante e pervasivo. Se la paziente chiede un trattamento per una motivazione propria e non indotta da altri, è frequente che faccia esplicita richiesta ai curanti di intraprendere un percorso di terapia individuale senza il coinvolgimento dei familiari e, addirittura, senza che la famiglia ne sia informata.
Anche quando la famiglia è al corrente del disturbo bulimico, la preoccupazione è minore rispetto a quella che si attiva nella famiglia delle anoressiche; inoltre, quando una paziente anoressica vira sul versante bulimico e, da sottopeso e restrittiva che era, diviene normopeso ma con pratiche di riempimento e svuotamento frequenti, il contesto abbassa il livello di allarme e di vigilanza; talvolta, famiglie che nella fase di anoressia della figlia avevano collaborato al trattamento e magari si erano impegnate in una terapia familiare vera e propria, con la comparsa della bulimia (della quale sono informate), ritirano la loro disponibilità al trattamento. Eppure la bulimia nervosa non è affatto meno pericolosa dell’anoressia: pur mimetizzata da un peso spesso normale e da frequente compiacenza e adeguatezza della persona alle richieste del contesto, la bulimica rischia molto: aritmie cardiache, squilibri elettrolitici, lacerazioni esofagee, rottura gastrica, grave compromissione della dentatura.
Da notare, inoltre, che, nonostante i dati epidemiologici segnalino che la bulimia nervosa è molto più diffusa rispetto all’anoressia, le due patologie sono rappresentate circa nella stessa misura nei Servizi specialistici per i disturbi del comportamento alimentare o, addirittura, l’anoressia nervosa è maggiormente presente rispetto alla bulimia, il che significa che una percentuale ben superiore di bulimiche rispetto alle anoressiche non giunge all’osservazione diagnostica e al trattamento.
Queste osservazioni sottolineano nuovamente come la bulimia nervosa rimanga abitualmente sullo sfondo.
Unica eccezione in questo panorama sono gli studi di outcome dei trattamenti dei disturbi del comportamento alimentare. Le rare evidenze sull’efficacia dei trattamenti nei DCA (Disturbi del comportamento Alimentare) convergono quasi tutte sulla bulimia nervosa. Uno dei pochi dati di letteratura ormai acquisto è che la terapia cognitivo-comportamentale si dimostra efficace nel trattamento della bulimia nervosa (NICE, National Institute for Clinical Excellence – UK, 2004).


tratto dalla tesi di specializzazione in Psico-Terapia della Gestalt, "LA BULIMIA NERVOSA: LETTURA FENOMENOLOGICA E PROCESSO DIAGNOSTICO. UN CONTRIBUTO NELL'OTTICA DELLA PSICOTERAPIA DELLA GESTALT", specializzanda dr.ssa Chiara Covri, relatore dr.ssa Manuela Partinico

(fonte: Rubrica Il Mondo Dentro - RedAcon)

martedì 20 giugno 2006

PROGETTO PER UN DOCUMENTARIO

PRO ANA di Paola Rota

(Breve estratto dell’omonimo articolo pubblicato dalla Rivista “Plot Storie per lo Schermo”/ anno IV/ numero doppio seisette/ maggio 2006, pg 90-101 – ad oggi il documentario attende ancora di trovare una produzione interessata)


l "venticinque lettori" di Plot forse ricorderanno un progetto di lungometraggio dal titolo Frammenti. pubblicato sul primo numero della rivista: un padre e un'insegnante alle prese con una ragazzina anoressica, molto manipolatrice. Con questo progetto di documentario, il tema dei disturbi alimentari ritorna da un'altra angolazione, decisamente più scientifica, ma non per questo meno coinvolgente, anche su un piano emotivo. forse per lo stupore e l'indignazione che la voce narrante dell'autrice fa emergere con efficacia.
Il progetto è in fieri e il trattamento proposto è soltanto una delle realizzazioni possibili, sulla base del materiale che Paola Rota ha raccolto e raccoglierà in futuro.

Ci sono storie che vanno raccontate, e credo che questa dei siti Pro Anoressia e Bulimia sia una di quelle. Quando ho scoperto questa realtà, ero talmente sconvolta che continuavo a raccontarla, accorgendomi, con mio grande stupore, che il tema, effettivamente di forte impatto, suscitava molto interesse nelle persone.

È questo interesse che mi ha convinta a scrivere il documentario.
L'argomento non è semplice da narrare, bisogna equilibrare con attenzione il materiale di internet
e le interviste agli specialisti, cercando di trasmettere allo spettatore la complessità della materia, con informazioni precise e corrette, evitando i soliti luoghi comuni sui disturbi alimentari. Ho cercato di rendere visivo un materiale statico, come quello del web, suggerendo immagini evocative e scegliendo di non mostrare la sofferenza fisica della malattia.

Rimane solo un dubbio, ma è giusto che ci sia per chi si appresta ad affrontare questo argomento, ed è quello che il documentario possa in qualche modo spingere alcune persone, estranee o meno ai disturbi alimentari, a frequentare questi siti. Non è raro che ragazze con problemi di anoressia e bulimia ammettano di aver preso spunto da film o libri per coltivare la loro ossessione. --br--Questo è un rischio da tener presente, ma credo non sia sufficiente per decidere di non raccontare questa realtà.

Paola Rota

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Dettaglio di una Barbie. Una mano inizia a svestire la bambola: le toglie le scarpe con Il tacco, la gonna, la giacca.

Una volta, in un articolo, ho letto che se Barbie fosse una persona vera sarebbe alta 1.80, peserebbe circa 46 chili, con 100 cm di circonferenza seno e 48 di girovita, e forse sarebbe in cura per anoressia.

La Barbie rimane nuda. Particolari del corpo della bambola: vicino da vespa, gambe magre e chilometriche, lunghi capelli biondi...

La mano prende un braccio della Barbie e lentamente lo stacca, poi stacca una gamba, poi l'altra. Per ultima viene tolta la testa: le parti del corpo della Barbie rimangono sparse su una superficie bianca.

Sulle prime note di Welcome to my world, a poco a poco compare in lontananza l'immagine dello schermo di un PC. Internet è un mondo dove tutti i mondi s'incontrano, si scambiano informazioni. Su internet ci si ama, ci si lascia, si trovano amici, si scoprono altre realtà. Per alcuni internet è fuga dalla solitudine, e per altri è solitudine. Per alcuni è ricerca e scoperta, per altri ossessione, ma soprattutto internet è comunità, senza bandiere, senza differenze, senza identità. Su internet si può essere liberi, talmente liberi da poter trasformare una malattia in uno stile di vita. Digitando due semplici parole: Pro Aria o Pro Mia, su qualsiasi motore di ricerca si aprirà un mondo, un mondo parallelo che ha dell'incredibile. Un mondo dove anoressia e bulimia vengono esaltate come stili di vita da seguire.

Mani di donna, magre e sciupate, attorno a un polso un sottile elastico. Una mano, con movimenti nervosi e ripeticivi, continua a tirare e rigirare l'elastico, senza tregua. Poi, con forza, tende l'elastico e lo lascia ricadere come una frusta sul polso.
"Non si può essere belle senza essere magre. ."
Un altro colpo di elastico e sullo schermo compare la scritta:
"I 10 Comandamenti di Ana". "Essere magre è più importante che essere sane."
Un altro colpo di elastico.
"Compra taglie più piccole, rasati i capelli, prendi pillole dietetiche, fai la fame, fai di tutto per essere più magra."
Un altro colpo di elastico, il polso è arrossato dalle percosse ricevute.
"Non devi assumere cibo ingrassante senza punirti."
Un altro colpo di elastico, il rumore è fortissimo.
"Essere magra e non mangiare sono indici di vera forza di volontà e di successo.

Il dottor Agostino Giovannini da anni lavora nel campo della psichiatria e in particolare sulle patologie che colpiscono prevalentemente le fasce giovanili della popolazione, focalizzando la sua attenzione sui Disturbi del Comportamento Alimentare. Collabora con I'Asl di Reggio Emilia per la quale, recentemente, ha compiuto uno studio sul fenomeno dei siti Pro Ana.

I Disturbi del Comportamento Alimentare hanno un'incidenza molto elevata nelle fasce giovanili della nostra popolazione. Secondo l'ultima indagine Eurispes, oltre due milioni di ragazzi e ragazze in Italia, tra i 12 e i 25 anni, soffrono di un Disturbo del Comportamento Alimentare conclamato: la diagnosi spesso avviene tardivamente, anche dopo 6/7 anni dall'esordio. Per Disturbo del Comportamento Alimentare s'intende una situazione in cui il rapporto con il proprio corpo e con il cibo viene alterato in maniera tale da dominare in maniera anomala e ossessiva tutte le azioni della propria giornata. I DCA più conosciuti sono Anoressia e Bulimia." (estratto dall'articolo del dottor Giovannini Pro Ana: tra Anoressia e Filosofia)

Di nuovo lo schermo di un PC: su un motore di ricerca viene composta la parola Pro Ana e si apre l'homo page di un sito Pro Anoressia.

Il mio incontro con i siti Pro Aria è avvenuto nel corso di una ricerca per un soggetto cinematografico che aveva come protagonista una ragazzina anoressica. Nonostante le moltissime informazioni sul tema anoressia, quello che mi mancava, per dare credibilità al personaggio, erano i suoi pensieri intimi. La scoperta dei siti Pro Anoressia mi ha permesso di entrare in contatto con i tabù del disturbo alimentare, i segreti, i pensieri che nessuna ragazza avrà mai voglia di raccontare. Ii sito è una sorta di confessionale, che dà vita a una "rete di sostegno", una vera e propria comunità di malattia che prende il sopravvento sulla famiglia e sui medici.

Sullo schermo scorrono le immagini del sito: elenchi lunghissimi di cibi proibiti e foto di modelle scheletriche, contrapposte a foto di donne obese.

Sui siti le ragazze si scambiano informazioni e disquisiscono su calorie e peso: foto di donne magrissime, venerate come santini, si impartiscono consigli su medicine anoressizzanti e su come procurarsi il vomito. Nei loro diari giornalieri le ragazze fanno a gara nel saltare i pasti e i pensieri proibiti vengono raccontati liberamente, trasformando il disturbo alimentare in una filosofia di vita, la filosofia di Aria, dea della magrezza.

Sullo schermo la foto di una ragazza sorridente, è magrissima, è lei la musa ispiratrice, la Thinspiration: le ossa sporgono dal suo corpo e le braccia e le gambe sembrano stuzzicadenti.

II dottor Agostino Giovannini continua: "Nella nostra società i DCA, Disturbi del Comportamen­to Alimentare, sono ancora poco considerati dall'opinione pubblica e le persone che ne soffrono riescono spesso a passare inosservate. Anche all'interno delle stesse famiglie di chi manifesta questi comportamenti molto spesso il problema viene sottovalutato: a volte ciò succede per mancanza di informazioni su questi disturbi, a volte le persone coinvolte possono essere impaurite da questa forma di disagio, sempre per mancanza d'informazione o per stigmatizzazione della malattia, o per paura di essere colpevolizzati della malattia della figlia o del figlio. Questa 'incuranza', più o meno volontaria, contribuisce a far sì che la persona che manifesta DCA spesso non chieda aiuto, o lo faccia dopo molto tempo dall'insorgenza della malattia. La bulimia, e a volte l'anoressia, sono accomunate anche da una condizione di segretezza: una situazione permanente, in cui molti degli sforzi di chi ne soffre sono rivolti alla riservatezza e alla protezione del sintomo. Come in una sorta di dipendenza, sia il rifiuto del cibo che l'assoluta ingordigia (e tutti i meccanismi compensativi utilizzati) diventano i più potenti alleati, così che le stesse persone affette da DCA li custodiscono come tesori, anche perché spesso non riescono a vedere la loro vita presente e futura senza la presenza di questi sintomi."

(estratto dall'articolo Pro Ana: tra Anoressia e Filosofia)

(….)

Paola Rota è nata a Torino nel 1974. Nel 2000 ha frequentato il Master Holden in Tecniche della narrazione e, nel 2001, il corso di perfezionamento per sceneggiatori organizzato da Script e RAI. Nel 2002 è stata segnalata al Premio Solinas con il soggetto La Fourè Riúa e nel 2003 è stata finalista al Solinas con il soggetto cinematografico Male di Miele. Attualmente lavora come sceneggiatrice di cartoni animati e fiction televisive.